Ci sono dettagli del processo produttivo di un distillato che ai consumatori non arrivano mai, al massimo forse ai più nerd. Ma non succede solo per i distillati eh, il vino è pieno di non detti, così come lo sono molti prodotti agroalimentari. Si tratta di tutti quei dettagli che il marketing sembra percepire come troppo tecnici per essere spiegati in maniera semplice, così finiscono filtrati un po’ come le foglie di tè in un infuso.
I mark – o marques alla francese – potrebbero essere un esempio. Di cosa siano per il mondo del rum, di certo non si parla mentre si prepara un Cuba Libre al bancone del rinfresco di un matrimonio, né in una tranquilla serata a un chiosco in riva al mare, ma neanche nelle pubblicità e, restringendo ancora il campo, talvolta è raro trovarne menzione anche sul sito aziendale di una distilleria di rum.
Solitamente questo distillato (così come altri) è il frutto di un blend di diverse botti, partite di spirito distillate in maniera differente per poi essere invecchiate e miscelate (qui un approfondimento sul rum). Detta in maniera semplice, i mark sono le ricette – con relativi codici – che identificano queste diverse partite di rum: la materia prima, come la si fermenta e come la si distilla. Ce ne sono di più intense e di più leggere e la loro combinazione serve a bilanciare il distillato e ottenere il prodotto che si desidera. Di solito a conoscerne l’esistenza sono i tecnici o gli appassionati, uno di quei dettagli che non finiscono nella comunicazione di un brand. La distilleria giamaicana Hampden Estate invece, sta adottando un approccio un po’ differente. Nella sua storia i mark hanno un ruolo importante e la distilleria, importata in Italia da Velier, li sta rendendo parte integrante nella propria comunicazione (oltre che dei propri prodotti). Spostando l’accento sulla ricetta si sta mettendo in risalto il valore del prodotto finale e anche le sue caratteristiche uniche. Ma niente paura, nessuno potrà mai replicarle.

Di Hampden ce n’è una sola
Fondata nel 1753, Hampden Estate è collocata in un punto strategico dell’isola di Giamaica, nel cuore della Cockpit Country. Le sue proprietà si estendono su diverse centinaia di ettari su cui coltiva canna da zucchero e per le lavorazioni può attingere a una sorgente che sgorga a pochi chilometri dalla distilleria.
Per oltre due secoli e mezzo la distilleria ha venduto i propri liquidi sfusi e non invecchiati ad altri produttori, commercianti e imbottigliatori per la composizione di blend e di aromi. Solo dal 2009 con la nuova proprietà della famiglia Hussey, i distillati che una volta partivano per essere invecchiati in Europa hanno iniziato ad essere invecchiati anche in loco, nel clima tropicale della Giamaica.
Nel 2018, grazie alla collaborazione con Luca Gargano e Velier, vengono lanciati i primi rum imbottigliati con il nome della distilleria e, da allora, il brand ha conosciuto una diffusione straordinaria, dovuta sicuramente anche alla particolarità del distillato, che si distingue da molti altri grazie all’elevato contenuto di sostanze aromatiche (quelli che in gergo tecnico si chiamano esteri e congeneri, un tema che approfondiremo). Una caratteristica dovuta alla modalità di fermentazione del rum, che Hampden ha elaborato nel corso dei secoli, sviluppando le proprie colture di lieviti indigeni. Ecco, non immaginatevi un’algida bustina di lievito tipo quelle che usate a casa per le torte. Si tratta di colture presenti nell’ambiente della distilleria, alimentate con i resti delle precedenti distillazioni e delle fermentazioni, poi lasciate stagionare per anni e posizionate in vasche interrate chiamate muck pit, in cui si sviluppano sistemi complessi di microrganismi. Il muck viene aggiunto come ingrediente in fermentazione e va a caratterizzare i composti aromatici che si sviluppano in questa fase e che saranno poi selezionati dalla distillazione.

Comunicare le ricette
Nel corso del tempo Hampden è stata particolarmente efficace nel determinare dei mark che la identificassero e nel renderle note tra commercianti e imbottigliatori. Negli ultimi anni, dopo aver iniziato a commercializzare il rum con la propria etichetta, ha iniziato a comunicare queste ricette anche al consumatore finale. Oggi dal sito aziendale si possono scaricare tabelle con i dati analitici degli otto mark in produzione (OWH, LFCH, LROK, HLCF, <>H, HGML, C<>H, DOK). Si va dal distillato più leggero a quello più potente in termini di contenuto aromatico, ciascuno prodotto combinando in maniera differente tecniche produttive e cinque materie prime di base: acqua purissima, melassa, succo di canna da zucchero acidificato, resti delle distillazioni precedenti e muck.
Da un paio d’anni i singoli mark sono anche stati resi disponibili in cofanetti da degustazione, sia in versione bianca che maturata per un anno in botte ex-Bourbon. Nessun pericolo però, ogni ricetta dipende talmente tanto dalle caratteristiche della distilleria e delle sue materie prime che risulta sostanzialmente impossibile da replicare.

Come ti introduco al mondo di Hampden
Fin qui la proposta di Hampden si era basata su un core range di due referenze, l’OWH 8 anni e l’HCLF Classic Overproof, ciascuna espressione di un singolo mark, maturato in legno in Giamaica. A queste si affiancano varie edizioni speciali e un rum bianco, Rum Fire, pensato per la mixology. Oggi la distilleria ha aggiunto al core range una nuova etichetta per creare un punto di ingresso di più facile approccio – anche nel prezzo – a tutta la complessità di questi distillati.
La nuova release si chiama Hampden 1753 e porta nel nome l’anno di fondazione dell’azienda. Il rum viene prodotto in small batch e invecchiato per tre anni in botti ex-Bourbon nel clima tropicale dell’isola. Gli aromi al naso risultano più morbidi e affabili rispetto ad altre espressioni, unendo ai carichi di frutta e di sensazioni salmastre tipiche di Hampden, sensazioni più dolci di vaniglia e pasta di mandorle. Il sorso è fruttato e a tratti erbaceo, prima di lasciar emergere una nota affumicata che accompagna tutto il finale. La gradazione al 46 per cento lo rende più accessibile rispetto ad altre referenze della distilleria e, come ogni rum di Hampden, è totalmente privo di zuccheri o coloranti aggiunti.
Non un rum per soli esperti quindi, ma una piacevole porta d’accesso anche per i palati meno abituati, a questo piccolo gioiello della distillazione Giamaicana. Poi chissà, magari assaggiandolo ci si potrà divertire a intuire di che assemblaggio si tratti.
