
Non riuscendo a decidermi, ho pensato che il referendum sulla riforma della giustizia lo farò io, qui. In linea di principio, infatti, sarei favorevole alla separazione delle carriere tra pm e giudici, e più in generale a qualunque riforma che ridimensionasse il ruolo strabordante acquisito dai pubblici ministeri negli ultimi trent’anni; d’altra parte, anche senza entrare nel merito delle contestazioni che si potrebbero fare alla riforma (su cui rimando all’articolo di Cataldo Intrieri pubblicato su Linkiesta), sono piuttosto convinto del fatto che l’attuale governo abbia tutte le intenzioni di sottomettere la magistratura al potere politico, come ha già dimostrato di voler fare con gli inaccettabili tentativi di intimidazione contro tutti i giudici responsabili di sentenze, ricorsi, provvedimenti sgraditi.
Il misto di giustizialismo per i nemici (modello Bibbiano), impunità per gli amici (modello Santanchè) e stato di polizia per i migranti (modello Salvini) rappresenta la via italiana alla democrazia illiberale (modello Orbán) ed è una minaccia concretissima, già davanti ai nostri occhi, che si estende molto al di là della giustizia, vedi ad esempio il modo in cui il governo si sta muovendo sulle banche, per non parlare della Rai.
Dunque, non riuscendo a decidermi, ho pensato di indire una consultazione tra i lettori. Inviate il vostro voto, sentendovi liberi di argomentarlo come preferite, a [email protected]. Sapendo fin d’ora che l’esito non avrà alcun effetto, i voti non saranno contati da nessuno, i vostri messaggi potrebbero non essere neppure letti e alla fine comunque farò come mi pare. Così vi ci abituate.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.