Euro digitaleIl progetto per rendere l’Ue indipendente nelle transazioni e nei pagamenti

L’eurodeputato di Volt Damian Boeselager spiega a Linkiesta perché la creazione di una moneta digitale pubblica può ridurre i costi per gli esercenti e garantire più privacy ai cittadini, senza rinunciare alla sicurezza

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Damian Boeselager si definisce «un pensatore pragmatico». Non un ideologo, ma uno che parte dai fatti per cercare soluzioni concrete. Il vice-presidente della Commissione per gli Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo e co-fondatore di Volt, trentasette anni, al momento sta negoziando uno dei dossier più delicati della legislatura: la legge per l’euro digitale, il progetto della Banca centrale europea per creare una moneta elettronica pubblica, garantita e spendibile ovunque.

«L’idea è semplice: una versione digitale del contante», spiega. «Io ho cinque euro sul telefono, li passo a te e non li ho più. Come con le banconote, ma senza portafoglio». Dietro questa semplicità c’è però un obiettivo strategico: liberare l’Europa dalla dipendenza da sistemi di pagamento americani come Visa e Mastercard, che oggi gestiscono circa due terzi delle transazioni con carta nell’area euro. La guerra in Ucraina lo ha reso evidente: nel 2022, in Russia, i due circuiti interruppero i servizi per settimane. «Non è detto che accada in Europa – ammette – ma se succedesse, saremmo nei guai».

L’euro digitale, nelle intenzioni di Damian Boeselager, servirebbe anche a ridurre le commissioni per gli esercenti, oggi spesso obbligati ad accettare pagamenti elettronici a costi elevati. E avrebbe corso legale: chi già riceve pagamenti tramite Visa o Mastercard dovrà necessariamente accettare anche l’euro digitale. Il nodo tecnico più spinoso riguarda la gestione dei fondi. La Banca centrale europea propone che ogni cittadino abbia un portafoglio separato in euro digitali accanto al conto corrente tradizionale: ad esempio, duemila euro «tradizionali» e duecentocinquanta euro «digitali». Questo doppio bilancio faciliterebbe i pagamenti offline e garantirebbe la natura di moneta legale. Damian Boeselager teme però che il sistema diventi troppo complesso: «Il rischio è creare un meccanismo che la gente non capisce e non usa. Per questo sto lavorando a un modo per renderlo efficiente».

A differenza delle criptovalute, l’euro digitale non è un asset speculativo: avrà sempre lo stesso valore dell’euro, sarà garantito dalla Banca centrale europea e, almeno nelle transazioni offline, potrà garantire maggiore privacy rispetto ai pagamenti attuali. «Oggi ogni pagamento è tracciabile. Con l’euro digitale, offline, potrebbero esistere trasferimenti privati, non visibili a nessuno. Ma per importi alti resteranno i controlli anti-riciclaggio», puntualizza.

Il dossier sull’euro digitale è coerente con il percorso politico di Damian Boeselager. Laureato in filosofia ed economia, nel 2016, tra Brexit e Trump, decise di fondare Volt insieme all’italiano Andrea Venzon e alla francese Colombe Cahen-Salvador: un partito pan-europeo, progressista, ecologista e federalista, oggi presente in Ue e oltre (dalla Svizzera all’Ucraina, fino al Regno Unito), con un unico manifesto e un’unica identità. «I partiti tradizionali sono diventati sistemi autoreferenziali, interessati a sopravvivere più che a rinnovarsi», dice. «Volt è un invito a tornare protagonisti della democrazia. O miglioriamo i partiti, o avremo un problema con la democrazia stessa».

Volt ha raccolto circa trentacinquemila iscritti, soprattutto tra i giovani, con un linguaggio diretto: «Non cerchiamo di sembrare politici di vecchio stampo. Diciamo: questa è la nostra vita, il nostro posto, l’Unione europea in cui siamo cresciuti. Proviamo ad aggiustarla». L’euro digitale non arriverà domani. Tra negoziati legislativi, adattamento delle infrastrutture bancarie e una probabile fase di test, serviranno almeno due-quattro anni. Anche una volta approvata la legge, la Banca centrale europea potrebbe introdurlo gradualmente, per testarne la sicurezza e la fruibilità.

Il percorso verso l’euro digitale è complesso e impegnativo, ma Damian Boeselager rimane convinto che questa iniziativa sia fondamentale per l’indipendenza finanziaria e l’innovazione futura dell’Europa. «Si tratta di costruire un sistema di pagamento che tuteli la nostra sovranità», dice. «Dobbiamo iniziare ora, affinché l’Europa possa prendere in mano il suo destino nell’era digitale».

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