
L’estate, lo sanno tutti, finisce a ferragosto. Lo sanno tutti tranne quelli che ogni anno, quando scrivo questa cosa, arrivano nei commenti social a spiegarmi che l’estate finisce a fine settembre. Ma tu pensa.
Per fortuna l’estate è finita, ancora questa settimana di strascico e poi torneranno proprio tutti, persino quelli abbastanza ricchi da non avere avuto i disagi dell’estate, perché in paese a fare cambusa ci andava il marinaio, a baccagliare sull’orario di decollo con l’aeroporto privato ci pensava il capitano, e se volevano qualcosa da una boutique se lo facevano portare a casa o in barca o dove diavolo si trovavano.
Naturalmente ricchi sono sempre gli altri, così come poveri sono sempre gli altri, così come parcheggiatori in doppia fila sono sempre gli altri, così come evasori fiscali sono sempre gli altri, così come cafoni sono sempre gli altri: qualunque categoria ci vada di stigmatizzare riguarda gli altri.
D’estate, turisti sono sempre gli altri, viaggiatori della domenica sono sempre gli altri, invasori di posti che una volta qui eravamo in pochi sono sempre gli altri. Che poi vorrei sapere quali sono, questi posti in cui eravamo in pochi. Forse Mustique negli anni Settanta, quando c’erano due ville in croce e se dovevi far la spesa mandavi l’elicottero a Port Elizabeth, ma già negli Ottanta c’era più gente: appena ci sono degli insediamenti, degli alberghi, dei ricchi che cedono ad affittare le case che non usano, lì arriva l’umanità, e l’umanità ha i limiti che sappiamo, tra i quali il più poderoso è costituito dal suo essere gli altri.
«Siamo scappati da Nizza perché quest’anno veramente l’umanità è veramente troppo, sono arrivati i “ué guagliò” e è dura, siam venuti qui a Cannes oggi, vediamo se qua si sta un po’ meglio». Massimiliano sospira moltissimo, ma i sospiri non ve li trascrivo. Massimiliano ha gli occhiali fumé. Massimiliano sembra Benigni in quel film, convinto che la sua immagine riflessa negli altri non gli somigli per niente. «L’umanità plebea: sono arrivati anche qua, in Costa Azzurra».
Massimiliano, siediti, mettiti una pezza fredda in fronte, ti racconto una scena di fine anni Settanta, all’hotel de Paris del Principato di Monaco. La giovane Soncini è già stata portata ovunque, ma ognuno nasce col carattere con cui nasce, e la giovane Soncini alla ricchezza non si abituerà proprio mai, non la darà per scontata proprio mai.
È una sera qualunque nella Costa Azzurra che tu evidentemente non frequentavi e quindi hai mitizzato come si fa da una certa distanza, ti sei convinto fosse un luogo chic, eppure sapere che era il luogo di Brigitte Bardot due cose avrebbe dovuto fartele capire: bellissima, per carità, ma non esattamente una signora (sia detto con grande simpatia per la mozione non signora, da Loredana Berté in su e in giù: ho sempre sospettato che le signore si divertano assai meno). Cioè: avevi scambiato Gigi Rizzi per Leonardo Sciascia? Torniamo alla Costa Azzurra che fu, quella a te ignota.
È una sera qualunque d’un inverno degli anni Settanta, e vicino alla giovane Soncini passa il sontuoso carrello dei dolci del ristorante dell’hotel de Paris. La giovane Soncini, ricavando per sé un posto nella leggenda famigliare, ci si avventa su urlando «Cazzo, che lusso» (Manuel Fantoni avrebbe detto: certa gente non si può più invitare).
Ora, Massimiliano, io sono lieta d’essere stata una bambina volgare in posti da ricchi, perché ciò mi ha donato gli anticorpi al ridicolo, e mi risparmia d’essere oggi quella che, coi suoi occhiali fumé e il suo telefono con la telecamera, a Cannes inquadra Chanel e Dior e Prada, convinto che quelli siano i posti dove va la gente davvero raffinata, ignaro che i grandi marchi guadagnano ormai dalla tua burinaggine, Massimiliano, mica dalla volta che Lavinia Borromeo ordina qualcosa senz’avvicinarsi alla boutique.
Al cui proposito, quel fornitore di umanità che è TikTok mi propone anche un’americana indignata perché ha speso duemila euro al Louis Vuitton in galleria a Milano, e quando ha visto che alle altre clienti davano lo champagne lo voleva anche lei, e la commessa le ha detto che «è solo per gli acquisti costosi», e lei ci è rimasta malissimo ed è sicuramente razzismo perché è asiatica. Bella gara di poco ricche, tra quella che chiede lo champagne a scrocco, quell’altra che glielo rifiuta, e Massimiliano, al quale vorrei tornare, trovandolo mentre s’inquadra davanti all’insegna Chanel.
Massimiliano lamenta che «l’umanità plebea» non sia nei negozi, perché Massimiliano – che un ricco vero non l’ha evidentemente visto mai, e meno male, sennò dovrebbe fare i conti coi propri limiti – crede che l’umanità d’un certo livello vada nei negozi; l’umanità plebea invece è, spostamento dell’inquadratura e vibrazione d’indignazione nella voce, a farsi una foto sulla montée des marches (Massimiliano non sa che si chiama così, la chiama «scalinata», e io perciò lo lodo: sarebbe molto peggio se s’avventurasse a parlar francese).
«A conferma di quanto sia peggiorata anche Cannes, guardate qui, il mangiapoveri», sospira Massimiliano inquadrando, seduta ai tavolini d’un bar, un’umanità precisa identica a lui, ma che lui percepisce inferiore perché lui può permettersi i frutti di mare, e pensa che le classi sociali si misurino così, col menu del pranzo estivo.
A Massimiliano danno fastidio soprattutto gli italiani, perché italiani sono sempre gli altri, e stigmatizza che a Nizza si portino il cibo in spiaggia invece di tornare a mangiare a casa, ma che fastidio vi darebbe tornare a casa, e a te che fastidio dà che non ci tornino, Massimiliano, a parte il fastidio di constatare che non sei abbastanza ricco da stare in una spiaggia privata.
«Solo il meglio», tiktokka in un altro momento Massimiliano inquadrando uno spritz da La Rascasse, pagando i quattordici euro del quale si percepisce gran signore, e ricordandomi il marito di Elisabetta Franchi che, quando a Montecarlo si sedevano da Cipriani, sospirava che dovunque si andasse nel mondo gli italiani erano «sempre i numeri uno» a farti da mangiare, versione con smartphone degli italiani che negli anni Ottanta in Kenya si avventavano sulla carbonara.
Per farci vedere che un posto è esclusivo, Massimiliano inquadra gli annunci immobiliari: 56 metri quadri fronte mare cinquecentomila euro, perbacco. Ripete ossessivamente «molto esclusivo», e altrettanto ossessivamente che ormai persino lì «sono arrivati i “ué, guagliò”». «Dove dobbiamo andare, ormai?», sospira Massimiliano mentre dietro di lui si alternano l’orrendissima architettura della Costa Azzurra e le terribilissime navi da crociera: non so, Massimiliano, io inizierei col non ritenere esclusivi i posti dove fanno entrare persino te.
Te che, per fortuna, entro questa settimana tornerai in città, e quel dramma sociale che sono le vacanze degli altri finirà di palesarcisi davanti agli occhi, lasciandoci oltretutto col dubbio che gli altri siamo noi.