Laptop in spalla, playlist pronta, biglietto alla mano, o meglio un qr code pronto sullo schermo dello smartphone. Inizia il viaggio in treno attraverso l’Europa. Ma chi deve lavorare o vuole guardare un film per rilassarsi durante il viaggio rischia di scontrarsi con una realtà frustrante. Pagine internet che non si caricano, email che non partono, streaming impossibile. La connessione wi-fi a bordo è instabile, lenta o del tutto assente, trasformando il comfort promesso dalle compagnie ferroviarie in una gara di pazienza.
«Le prestazioni del wi-fi sui treni europei sono molto scarse», ha spiegato a Politico Luke Kehoe, analista di Ookla, azienda specializzata in rilevazione delle performance di rete. Il problema è prima di tutto tecnico: i treni ad alta velocità – sopra i duecento chilometri orari, in Italia arrivano quasi a trecento – cambiano cella telefonica ogni 45-60 secondi, e questo provoca instabilità di connessione dovuta anche al cosiddetto effetto Doppler, che altera la frequenza del segnale radio.
Le difficoltà non finiscono qui. Come raccontava un’inchiesta di Repubblica la scorsa primavera, molte carrozze sono costruite con vetri schermanti o metallizzati, pensati per migliorare l’isolamento termico ma capaci di bloccare le onde radio. Il risultato è che il segnale fa fatica a entrare nei vagoni, che diventano una sorta di “gabbia di Faraday” su rotaie.
In Belgio, ad esempio, l’operatore nazionale Sncb ha rinunciato al wi-fi a bordo a causa dei costi di implementazione troppo elevati e ha deciso di investire invece in vetri meno schermanti, chiedendo alle compagnie telefoniche di potenziare la rete lungo i binari.
Neanche il 5G, da solo, può risolvere la situazione. Le frequenze alte usate in Europa per il 5G offrono più banda ma hanno difficoltà a penetrare ostacoli naturali come alberi e fogliame. «Ogni estate i nostri dati registrano un peggioramento della rete mobile nelle zone con vegetazione fitta», ha detto ancora Kehoe a Politico.
A peggiorare l’assunto contribuiscono tutti gli ostacoli che si incontrano lungo il tragitto. Tunnel, viadotti e l’infrastruttura ferroviaria, spesso vecchia e non progettata per supportare tecnologie moderne, non favoriscono il passaggio del segnale. In più, spesso a bordo si trovano router obsoleti: in Polonia, ad esempio, ci sono ancora treni che usano wi-fi 4, una tecnologia superata da circa un decennio. Solo la Svizzera riesce a distinguersi: secondo i dati Ookla, è l’unico Paese a superare i venticinque Megabit per secondo (Mbps, l’unità di misura che indica la velocità di trasferimento dati su una rete) di media in download – la soglia minima per un’esperienza accettabile.
Le compagnie cercano soluzioni in ogni angolo, con ogni servizio possibile. Le ferrovie ceche, ad esempio, stanno testando connessioni satellitari tramite la rete Starlink di Elon Musk. Anche la Sncf francese sta valutando questa opzione, insieme alla rete franco-britannica Eutelsat. Ma il satellite può solo integrare, non sostituire, le connessioni terrestri, almeno per il momento: «Il problema non è solo portare il segnale al treno, ma distribuirlo bene all’interno del convoglio», dice Kehoe.
In Italia, secondo Repubblica, gli sforzi si concentrano soprattutto sull’alta velocità: Trenitalia e Italo forniscono wi-fi gratuito, ma con prestazioni molto variabili a seconda della tratta. Sulle linee regionali e intercity, invece, l’accesso a internet è spesso assente o inutilizzabile.
E se si prova a usare l’hotspot del proprio telefono? Anche lì ci sono limiti: se troppi passeggeri attivano reti personali, si crea una forte interferenza che soffoca la connessione. È per questi motivi che Internet sui treni è ancora un grosso punto debole della mobilità europea.