Senza confini A Berlino la cucina italiana è regionale, e non è fatta solo dagli italiani

Quindici anni di evoluzione gastronomica berlinese, attraverso lo sguardo di Berlino Magazine, che oggi festeggia due anniversari importanti per la comunità dei ristoratori tricolore

Andrea D’Addio e il team di Berlino Magazine all'Italian Street Food Festival Berlin 2023, ph.Berlin Italian Communication

Pensare al panorama gastronomico di Berlino oggi e pensare a com’era quindici anni fa è un balzo non da poco. Quella che adesso è una scena vibrante e ricca di sfumature regionali è infatti il frutto di un’evoluzione culturale e sociale, fatta di tanti tasselli che si sono sommati negli anni. Un’imprenditoria peculiare, consumatori curiosi, una comunità di ristoratori, l’evoluzione dei trasporti, gli italiani a Berlino, ma non necessariamente soltanto gli italiani.

Dopo essersi trasferito in città nel 2009 per lavorarvi come corrispondente estero di varie testate, Andrea D’Addio ha avuto modo di osservare questo cambiamento da una prospettiva molto speciale. Quasi subito ha avviato un blog, Berlino Cacio e Pepe, iniziando a entrare in contatto con la comunità locale di ristoratori italiani. Nel frattempo il blog si è trasformato in una testata generalista, Berlino Magazine, che oggi compie quindici anni, mentre ne compie dieci l’agenzia True Italian, nata poco dopo per promuovere proprio la cucina di bandiera. A Linkiesta Gastronomika D’Addio racconta gli ultimi quindici anni di evoluzione del panorama gastronomico della città.

Andrea D’Addio ph.Berlin Italian Communication

Non nazionale ma regionale
«L’emigrazione italiana a Berlino è diversa da quella di altre città tedesche», spiega D’Addio. Tanti degli italiani arrivati negli ultimi quindici anni non erano cuochi o ristoratori, bensì laureati in architettura, marketing o altri campi, che a un certo punto hanno deciso di investire in progetti gastronomici. «Questi progetti non hanno mai avuto come solo scopo il guadagno, ma sono sempre stati anche un motivo di grande soddisfazione personale per i fondatori. Si tratta di presidi che vanno oltre la gastronomia, facendo cultura con una declinazione spesso regionale». Molti locali non si limitano infatti a servire piatti, ma raccontano un’identità che spesso coincide con quella dei luoghi di origine dei fondatori, promuovendo una cultura enogastronomica diversa e rendendo il pubblico berlinese sempre più maturo e consapevole.

L’habitat di Berlino aiuta. «Dal 2010 a oggi ci sono sempre più locali che puntano sulle cucine regionali italiane. Per quanto sarebbe più facile aprire un locale con costi più bassi e nessuna particolare conoscenza, molte persone si lanciano in progetti più piccoli e particolari, in cui ogni piatto deve essere spiegato, ma questo giustifica il fatto di farlo qui, in una città come Berlino». E a quanto pare sono le iniziative più autentiche ad essere maggiormente premiate dal pubblico berlinese, che ha imparato a distinguere un buon locale italiano da uno che non lo è.

Un pubblico curioso
Cambiando l’offerta gastronomica, è a poco a poco cambiato anche il consumatore berlinese, che si è dimostrato molto curioso e desideroso di novità. «Quella tedesca è una cucina che si lascia penetrare facilmente, mentre la cucina italiana, così come la conoscevano i tedeschi quindici anni fa non era nuova, per questo le cucine regionali italiane rappresentavano qualcosa di inesplorato per i berlinesi». Una predisposizione che, secondo Andrea D’Addio, da un lato è stata spinta dalla maggiore facilità a viaggiare, che ha coinvolto il pubblico e gli spostamenti turistici, ma anche le reti distributive, facilitando la logistica e la disponibilità di ingredienti italiani a costi più accessibili.

Parallelamente, tutti gli italiani residenti in città sono stati – anche inconsapevolmente – parte dell’evoluzione. Per chiunque, anche per chi non lavorava nel mondo della ristorazione, è stato facile farsi ambasciatore della propria cucina regionale, invitando fuori a cena gli amici tedeschi o di altre nazionalità.

Dal canto suo, l’agenzia True Italian ha lavorato mettendo in rete i ristoratori. Il primo passo è stato la creazione di un marchio che identificasse i ristoranti di autentica cucina italiana, a cui sono seguite iniziative di comunicazione e promozione. Tra queste ci sono i tanti eventi a tema gastronomico, che l’agenzia organizza a più riprese durante l’anno. Nel 2016 la prima edizione della rassegna “72 hrs True Italian Food” ha avuto risultati talmente positivi che ha dato il via a tutti gli altri appuntamenti seguenti. Negli anni successivi sono state inserite la True Italian Pizza Week e la Pasta Week e quest’anno, in novembre, arriva la prima Berlin Cocktail Week.

«Fin dal primo evento ho chiesto ai ristoratori italiani di non farsi concorrenza tra loro ma di lavorare assieme», dice D’Addio. E a quanto pare c’è decisamente riuscito, tanto che questo impegno gli è valso il premio di “Italiano dell’anno 2017”, assegnato dal Com.It.Es., l’organismo di rappresentanza degli italiani a Berlino.

Italian Street Food Festival 2022 ph.Berlin Italian Communication

Cucina italiana sì, ma senza confini di nazionalità
Tra gli aspetti più interessanti che si osservano nell’evoluzione del panorama gastronomico berlinese, ce n’è uno in particolare che salta all’occhio. L’interesse per la cucina italiana di qualità non è più una prerogativa esclusiva degli italiani, bensì proviene anche dai ristoratori di nazionalità tedesca e non solo. «Tanto più si è diffusa la cucina italiana, tanti più appassionati di cucina vi si sono dedicati» afferma il direttore di Berlino Magazine. «Gli esempi sono moltissimi. Vicino al nostro ufficio c’è un’ottima focacceria aperta da un giapponese e da un tedesco, mentre uno dei migliori ristoranti di Berlino per la pasta fatta in casa è opera di due cittadini polacchi», sorride. Una tendenza che vale anche al contrario, con italiani che preferiscono aprire locali dallo stile internazionale e local (come testimonia questa intervista a Marco Gianni di Glasweise).

«Sebbene il nostro network sia per il 95 per cento composto da ristoratori italiani, il criterio non è la nazionalità – dice D’Addio – bensì la qualità delle ricette e degli ingredienti impiegati in cucina. I ristoratori di tutte le nazionalità possono farne parte».

Si è invece arrestata un’altra tendenza: mentre in passato capitava che un locale italiano a un certo punto potesse passare di mano ed essere riacquistato da altri ristoratori, anche di nazionalità diverse, oggi questo non succede più con frequenza. «I locali autentici spesso chiudono quando finisce l’esperienza del fondatore, a testimonianza di quanto i progetti siano diventati personali», osserva D’Addio.

Così, per le celebrazioni dei quindici anni di Berlino Magazine e dei dieci di True Italian, ci sarà da aspettarsi una festa molto più internazionale che italiana. Sabato 6 settembre, allo Urban Spree dell’RAW Gelände di Berlino andrà in scena “Una Festa Italiana”, undici ore di evento con alcuni dei più rinomati street food tricolore e la musica anni Novanta e Duemila dei Borghetta Stile, direttamente da Roma. Sono davvero tutti invitati.

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