Il rum del PrincipeAlberto di Monaco riscopre le tradizioni monegasche

Con l’aiuto del più grande conoscitore di rum al mondo, Monseigneur de Monaco ripesca dalla storia locale una bevanda dei marinai e la riporta all’antico splendore, con il sostegno degli imprenditori locali. L’ambizione? Togliere al Principato la patina modaiola e restituirgli la sua anima artigianale autentica

Conoscendoli, non potresti immaginare una coppia peggio assortita. Vedendoli insieme, capisci quanto la prima impressione possa non essere sempre quella giusta. Perché nonostante la diversità abissale di esperienze, vissuti, personalità, il Principe Alberto di Monaco e l’imprenditore e enciclopedia vivente del rum Luca Gargano sono in perfetta sintonia. Basta osservarli mentre parlano fitto della loro nuova creazione, uno in maglietta e jeans nonostante il protocollo e l’altro nel suo impeccabile blazer blu con i bottoni con il logo di Montecarlo. Si chiama Mother Mesccia, ed è il rum ritrovato nella storia di Monaco che guarda ad Haiti, grazie alla creatività di Gargano e alla visione di corte. Il Principato di Monaco torna infatti a riscoprire un frammento dimenticato della sua storia e ritrova la Mesccia, un’antica bevanda nata nel Seicento dall’incontro tra rum caraibico e le tradizioni locali. Oggi, questo patrimonio culturale locale è reinterpretato in chiave contemporanea, grazie a un progetto collettivo, sostenuto da un gruppo di lavoro ampio, che intreccia il passato monegasco, la visione strategica di un esperto di distillati, le tradizioni artigianali e le sapienze locali con la canna da zucchero haitiana.

Ma andiamo con ordine. Nel XVII secolo Montecarlo era un crocevia di rotte commerciali. Le navi genovesi approdavano nel porto con carichi di rum provenienti dai Caraibi, che venivano scambiati con gli agrumi della Riviera, preziosi per l’alimentazione dei marinai, afflitti dallo scorbuto. Da questo incontro nacque l’usanza di mescolare il distillato con vini fortificati europei come Marsala e Vermouth. Così prese forma la Mesccia, termine dialettale che significa “miscela”, presto divenuta parte integrante della vita sociale e conviviale del Principato, fino a scomparire con il passare del tempo. Oggi, con il sostegno del Principato e la visione di alcuni imprenditori illuminati, Velier e Luca Gargano hanno deciso di riportare alla luce la Mesccia. Ma non solo come una replica della ricetta originaria, ma come un distillato capace di interpretare lo spirito di Monaco con i linguaggi del presente. La scelta della materia prima da utilizzare è merito di Gargano, fine conoscitore di tutte le pieghe della produzione di rum grazie ai viaggi e alle ricerche condotte fin dai suoi diciotto anni e proseguiti nei cinquanta successivi: per l’esperto, la canna da zucchero migliore è haitiana e si chiama Crystalline, ed è una rara varietà autoctona non ibridata, la stessa utilizzata per produrre il Clairin Sajous, altro progetto del visionario imprenditore che con la sua distribuzione Velier ha cambiato il mondo dei distillati italiani aumentandone il prestigio e la profondità di visione.

Ed è sempre lui ad avere l’idea giusta per fare anche di questo nuovo progetto una ricetta a suo modo rivoluzionaria: la lavorazione della Mesccia segue infatti un processo doppio. A una prima distillazione artigianale ad Haiti, a partire da canna coltivata senza chimica, raccolta a mano e fermentata spontaneamente, segue una seconda distillazione a Monaco, presso La Distillerie de Monaco, sotto la guida del Master Distiller Philip Culazzo. Questo percorso, unico nel suo genere, permette di mantenere intatte le caratteristiche originarie del succo di canna e di trasformarle in un rum unico.

Il risultato immediato di questa ricerca è il rum bianco “Mother Mesccia”, definito la madre della futura Mesccia. Imbottigliato a 46 gradi, si distingue per freschezza e complessità: note di canna da zucchero e frutta matura, tocchi agrumati e una leggera vena vegetale che ne esalta l’eleganza. Pensato per essere gustato liscio o in miscelazione, rappresenta il primo capitolo di una storia che prosegue con affinamenti in botti ex-Vermouth e sperimentazioni su nuove varietà di canna da zucchero e legni da invecchiamento. Con Mother Mesccia, Monaco non solo recupera una tradizione quasi dimenticata, ma la rilancia come simbolo di dialogo tra passato e futuro, tra Mediterraneo e Caraibi. E restituisce alla zona una sua caratteristica artigianale che le permette di staccarsi, anche solo per il tempo di un brindisi, dalla coolness un po’ fuori tempo che caratterizza la sua narrazione prevalente. 

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