
Ricominciamo, perché mi pare che su Charlie Kirk non ci siamo capiti molto bene. Charlie Kirk, il tizio che in Italia molti non avevano sentito nominare fino alla scorsa settimana e poi è morto, ucciso da un precisissimo proiettile alla gola, mentre parlava con gente che non era d’accordo con lui. Con lui che era di destra, cattolico, e tutto il cucuzzaro delle caratteristiche non mie e probabilmente non vostre.
Ecco, ricominciamo da quanto la descrizione delle caratteristiche ideologiche di Kirk sia senz’altro utile per spiegare chi era un tizio che non conoscevate, ma del tutto irrilevante per parlare delle dinamiche di un assassinio. Ricominciamo da quello che una volta si chiamava «minimo sindacale», e adesso, che non sapendo più l’italiano siete convinti di saper l’inglese, chiameremo «bare minimum».
Bare minimum: chissenefrega se Kirk non ha detto che sarebbe giusto lapidare i gay, chissenefrega se il video in cui lo dice è tagliato e quindi non rende il contesto, che era la spiegazione di come sia facile estrapolare una citazione della Bibbia, e non conoscevano il contesto e l’hanno perciò accusato da già morto e poi si son dovuti scusare non Clam75 e Dummy82, ma gente che nella vita ha fatto i governi e la letteratura, Alastair Campbell e Stephen King.
Chissenefrega perché, bare minimum, non è che se le idee di Kirk ci paiono inaccettabili allora tutto sommato è meno grave se gli sparano. Non stiamo parlando di chi invitare o no a cena a casa vostra (peraltro: chissà che cene noiose, se invitate solo gente che pensa i vostri stessi pensieri): stiamo parlando del fatto che tu dici delle cose, e qualcuno ti spara.
Bare minimum: siamo d’accordo sui fondamentali della civiltà tra i quali c’è che non ammazziamo la gente? Che ammazzare la gente è non solo illegale ma pure immorale, sicuramente più immorale che avere idee immorali? Che i fatti sono più gravi delle idee, sempre? E che pure i fatti è difficile giustifichino il fatto di spararti – esiste persino l’eccesso di legittima difesa, santiddio. Quando Salvini difende i negozianti che sparano ai rapinatori dite che è far west, e poi «eh ma Kirk non avrebbe fatto abortire la figlia stuprata», quindi spariamogli, la figlia sarà orfana ma libera di abortire.
Avete mai pensato perché siete contrari alla pena di morte? No, non ci avete mai pensato, siete contrari perché è così, perché siete cresciuti non in Texas ma in posti civilizzati per cui la pena di morte è una cosa da libri di storia, mica un affare del presente. Non ci avete mai pensato, per fortuna ci sono io a spiegarvelo.
Siamo contrari alla pena di morte perché la giustizia è fallibile. Perché può sempre capitare che si condanni in tutti i gradi di giudizio qualcuno d’innocente ma che è stato molto sfigato, non aveva un alibi, le prove non lo scagionavano, tutto convergeva a dire che era molto plausibile fosse lui. E in quel caso noi società degli umani, che pure ci prendiamo la responsabilità di metterlo in galera per decenni, almeno non ci prendiamo quella di ammazzarlo.
Siamo contrari alla pena di morte perché la morte è definitiva, e perché un giorno potrebbe toccare a noi. Un giorno potremmo essere noi gli imputati sfigati nel processo, quelli ai quali – non è un esempio di fantasia, è successo l’anno scorso a Beniamino Zuncheddu – un giorno la società degli uomini dice scusa tanto per gli ultimi trenta e più anni in galera, non avevi fatto niente. E a quel punto è già qualcosa essere ancora vivi.
Il dibattito di questi giorni sulle idee di Charlie Kirk è lunare perché ai Kirk del mondo (che, amici di sinistra, non sono una minoranza di fanatici: sono tra di noi e non sono pochi, specie considerato che voi che mi leggete vivete in un paese cattolico) sembrano altrettanto mostruose le idee di chi si percepisce buono e giusto. Siamo tutti l’inaccettabilità ideologica di qualcuno, e quindi ci organizziamo in modo da concordare sul bare minimum: che chi trova mostruose le nostre idee non ci spari, che il giorno in cui dovesse spararci quel gesto sarà unanimemente esecrato.
Tra l’altro ho una pessima notizia per voi e per i limiti della vostra intelligenza: l’idea mostruosa di Kirk sull’aborto è la stessa che hanno le vostre parenti che la domenica vanno a Messa. Sì, lo so che oltre al nonno partigiano avete tutti una madre credentissima che però ha votato sì al referendum dell’81 perché credeva nell’autodeterminazione femminile.
La vostra mamma, che descrivete così per farla risultare illuminata, in realtà risulta una che non brillava per coerenza (tu mia mamma la lasci stare capitoooo). Se pensi che quella roba lì sia vita umana un secondo dopo il concepimento, «non uccidere» viene prima di «partorirai solo se ti va», che sarebbe senz’altro l’undicesimo comandamento ma – mannaggia – Mosé non aveva spazio sulle tavolette.
È ovvio a chiunque sia in possesso degli strumenti logici minimi che, nell’iperbole «e se tua figlia di dieci anni restasse incinta d’uno stupratore», chi pensa che un aborto sia un omicidio dica che per lui sarebbe inaccettabile comunque. Siete, quando ritenete che Kirk fosse un mostro e non semplicemente uno che portava a logica conclusione le sue idee, retori scarsi quanto quelle che dicono che gli uomini non hanno un utero quindi non hanno diritto a dir la loro su un aborto: secondo voi se uno pensa che qualcosa costituisca omicidio deve tacere solo perché non ha il potenziale di commetterlo? Avete preso filosofia a settembre per tutto il liceo?
Poi io non ho idea (come non ce l’avete voi, pure se siete pieni di certezze e correte a twittare una nuova sentenza definitiva ogni quindici provvisori secondi) del posizionamento ideologico dell’assassino, che viene da una famiglia di destra ma forse è di sinistra, che forse era fidanzato con un trans ma forse ci divideva solo l’appartamento, forse era il figlio di Vittorio Gassman in “Caro papà”, il film di Risi in cui il ragazzo ricco entra in un gruppo terroristico che ha tra gli obiettivi cui sparare proprio suo padre, o forse non ne sappiamo come sempre niente nell’epoca in cui le informazioni sono indistinguibili dal rumore di fondo; sappiamo però che è un assassino.
Stiamo cercando una logica formale in uno che dice a sé stesso «sai che c’è, oggi sparo a uno sconosciuto»? Seriamente? Siete diventati così scemi che per fortuna in Italia non c’è una tradizione di porti d’armi, sennò chissà cosa combinereste.
Solo su un dettaglio voglio soffermarmi, perché non sono il genere di persona al cui funerale diranno «non ci rinfacciava mai d’averlo capito prima»: io vivo per dire «ve l’avevo detto», e il mio «ve l’avevo detto» del giorno riguarda le iscrizioni sui proiettili nell’arma dell’assassino di Kirk. Non i «Bella ciao», che leggo sui giornali americani potrebbero venire da un videogioco ma mi pare strano nessuno ipotizzi vengano dall’aver guardato “La casa di carta”, che è il posto in cui quasi ogni minore di trent’anni (specie se non italiano) ha scoperto l’esistenza di “Bella ciao”.
Il proiettile che m’interessa è quello che meglio di tutti mi dice il disastro culturale che attraversiamo, perché gli assassini ci son sempre stati, gli attentati politici son sempre esistiti, ma prima non avevamo un brodo culturale che trasformasse questi che già son disadattati anche in analfabeti che si percepiscono portatori di sottoculture, roba di videogiochi e social network, di meme e altre imbecillità.
Su uno dei proiettili c’è scritto «Lmao», laughing my ass off, variazione su quel «Lol» che vi dicevo l’altro giorno essere segno incontrovertibile d’imbecillità. Poi certo, non tutti gli imbecilli diventano assassini, ma sono abbastanza sicura che un po’ meno d’imbecillità aiuti, anche se non so dirvi come si possa tornare indietro dall’idiozia collettiva dei nuovi mezzi di comunicazione, in cui gente che un tempo era studiosa si precipita a digitare sentenze per aver visto un pezzettino di video. Almeno i ventenni hanno la scusa che poi gli si finisce di formare il cervello.