Oltre la Costa SmeraldaTrent’anni di ospitalità sarda, tra lusso sostenibile e radici galluresi

Dal 1992 c’è un gruppo sardo che porta nel mondo l’ospitalità autentica, tra resort di alta gamma, sostenibilità certificata e un legame con il territorio che valorizza la natura, allungando la stagione e puntando ai mercati internazionali

C’è un filo sottile che lega le curve morbide della Gallura, il profumo del mirto e la brezza fresca del maestrale. Un filo che percorre le coste, abbraccia con lo sguardo la Corsica e si tuffa in un mare che cambia colore continuamente, ma mantiene quel suo essere cristallino, sempre e comunque. Quel filo arriva da un pensiero visionario, nato trent’anni da due imprenditori che, nel 1992, decisero di scommettere su questa terra. È così che è nato Delphina Hotels & Resorts, oggi tra i nomi più riconosciuti dell’ospitalità in Sardegna, con dodici strutture distribuite tra Costa Smeralda, Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e Golfo dell’Asinara. Un gruppo a gestione familiare, nato dall’iniziativa di Francesco Muntoni e Salvatore Peru, che hanno scelto di non limitarsi a costruire alberghi, ma di gestirli direttamente, in una sfida rara, allora, per un’impresa sarda.

«Siamo il primo gruppo sardo entrato nel segmento del turismo di fascia alta» racconta infatti Libero Muntoni, direttore generale e figlio del fondatore. «Con il Capo d’Orso e il Valle dell’Erica ci misuriamo oggi con competitor storici, ma restiamo fedeli a un’idea di lusso autentico, legata al territorio e alla natura. Quando tutto è questo ha preso vita gli esempi sul turismo di fascia alta sostanzialmente erano solo due ed erano la Costa Smeralda della Aga Khan e il Forte Village, uno a nord e uno a sud».

La storia parte negli anni settanta, quando la società Peru e Muntoni inizia a costruire ville e hotel in luoghi strategici, ma sempre con un approccio legato alla natura come progetto: edifici bassi, integrati nel paesaggio, che richiamavano le geometrie delle case galluresi. Un’idea di ospitalità che cercava di riflettere la cultura contadina: autosufficienza, accoglienza calorosa verso il “forestiero” attenzione alla qualità della vita. È proprio nello stile di accoglienza che si ritrova questa ispirazione. così legata alla cultura degli stazzi  (le tipiche abitazioni della zona), che un tempo erano autosufficienti dal punto di vista alimentare, precursori del chilometro zero, e circondati da piante autoctone che rilasciavano essenze salubri, ospitando il viaggiatore con rispetto e calore. Oggi, le strutture Delphina spaziano, come tipologia e come tipo di proposte da offrire ai diversi sementi turistici: dagli esclusivi cinque stelle come Hotel Capo d’Orso Thalasso & SPA e Resort Valle dell’Erica, ai resort family-friendly come Le Dune a Badesi, per un totale di circa 1.500 camere, oltre a ville e residence immersi nella macchia mediterranea. Ogni hotel ha una sua personalità, capace di soddisfare esigenze differenti, così come lo sono i viaggiatori, che vanno dalla privacy romantica al turismo MICE ((Meetings, Incentives, Conferences, Exhibitions), dalle famiglie con bambini agli appassionati di sport e natura. 

Tante visioni, tanti punti di vista, guidati però da un pensiero comune e da obiettivi condivisi. Ben prima che la parola “green” diventasse un imperativo, Delphina aveva già codificato il proprio approccio in un protocollo interno, che oggi viaggia, per così dire,  in tutte le strutture. Dati alla mano: energia elettrica proveniente totalmente da fonti rinnovabili, con un risparmio di oltre ventottomila tonnellate di CO₂ negli ultimi otto anni (pari alla capacità di assorbimento di quasi duecento mila alberi); eliminazione delle bottiglie di plastica per il personale, sostituite da borracce in acciaio; strutture a basso impatto visivo, costruite con materiali locali come sughero, ferro battuto e ceramiche. 

Partire dal territorio per arrivare oltre: negli ultimi anni, il gruppo ha intrapreso un percorso di posizionamento deciso nell’alta gamma. L’ingresso, nel 2024, di una delle strutture in The Leading Hotels of the World e, più recentemente, nel circuito Virtuoso Preferred Partner, ha sancito questo traguardo. Stiamo parlando del Capo d’Orso, un boutique hotel immerso nel Parco di Cala Capra, con marina privata, ristorazione d’eccellenza e un centro thalasso affacciato sul mare. La Roccia dell’Orso scolpita dal vento e dal tempo, veglia su Palau e presta il suo nome a questo rifugio esclusivo. Tanto esclusivo da essere scelto spesso come approdo per le barche: dopo aver solcato le acque trasparenti dell’arcipelago di La Maddalena, basta attraccare alla marina privata per lasciarsi avvolgere dalla quiete e dalla brezza salmastra. Li si trova diversi ristoranti (meraviglioso l’Île Flottante, a pelo d’acqua), tra cui il Paguro, aperto anche agli esterni, con una terrazza sospesa tra cielo e mare, dove arrivano in tavola tutti i sapori del mare, profumati di salsedine e di Sardegna autentica. 

«L’ingresso nel circuito Virtuoso ci rende particolarmente orgogliosi e rafforza la nostra presenza in mercati strategici di lungo raggio, come Stati Uniti, Australia ed Emirati, dove cresce l’interesse per un’ospitalità diversa, sostenibile e di alto livello»: gli intenti di Muntoni sono chiari e mettono nero su bianco obiettivi che non riguardano solo il gruppo da lui guidato, ma l’isola nella sua interezza. «Per quanto riguarda noi, sembra che la stagione stia andando meglio dell’anno scorso, probabilmente una delle nostre migliori stagioni. Sicuramente quello che possiamo osservare dalle prime proiezioni dei dati generali è che la prima fascia delle strutture ricettive classificate come hotel sta un po’ soffrendo diversi fenomeni, a partire da una maggiore competitività dell’extralberghiero, che va a erodere una certa fascia di mercato. Ci sono poi le dinamiche legate ai trasporti perché c’è una stagionalità molto spiccata anche su questo aspetto, al punto che alcuni rinunciano ad arrivare in Sardegna in altissima stagione perché i trasporti hanno un’incidenza economica esagerata». Arrivare sull’isola costa, e costa tanto. E senza dubbio non si possono alzare le spalle, pensando che comunque, essendo una meta considerata di lusso, sia concesso (e dovuto) sborsare centinaia e centinaia di euro per arrivarci: servono politiche in grado di gestire i flussi turistici, soprattutto in ottica di una sostenibilità economica interna, in cui la destagionalizzazione diventa la chiave di tutto. 

Perché la Sardegna è sempre più popolare, anche all’estero e fuori dai confini europei, con quella sua allure da terra dei centenari e una narrazione che sempre più spesso si basa sul concetto di longevità. Territorio, storie, produttori, esperienze: sono i pilastri da cui si deve partire e su cui bisogna costruire il futuro. E questo il gruppo Delphina l’ha compreso sin dai suoi esordi. Certo, come gran parte dell’ospitalità balneare, anche Delphina lavora su una stagione che va da metà maggio a ottobre, ma le aperture sembrano prolungarsi ormai e in alcune strutture arrivano fino a novembre. L’obiettivo? Allungare i periodi di fruizione, intercettando un viaggiatore internazionale che cerca natura, benessere, cultura ed enogastronomia anche fuori dall’alta stagione. «La Sardegna è un posto unico» sottolinea Muntoni. «Dobbiamo essere bravi a valorizzarla nei periodi di bassa domanda e a intercettare mercati lontani. La nostra forza è essere nati e cresciuti qui, in una Gallura che non è solo Costa Smeralda ma anche arcipelaghi, golfi e borghi da scoprire». 

Ed ecco quindi che la ricettività diventa una scusa per raccontare il territorio, ma sopratutto per preservarne una identità culturale, fatto di tradizioni, di natura e persone, nell’ottica di una sostenibilità a tutto tondo. «Nelle tavole delle nostre strutture offriamo non solo un prodotto di qualità agli ospiti, ma sosteniamo microproduzioni che sono una risorsa preziosa per il territorio» sottolinea Muntoni. Ingredienti locali e di stagione, selezione di piccoli produttori di vino, olio, formaggi, bottarga e zafferano: la qualità può essere data per scontata, soprattutto quando parliamo di alcune categorie di hotel e ristoranti, il sostegno all’economia locale no, è va sottolineato in una storia che parla davvero di Sardegna, come in questo caso. E ciò che si apprezza maggiormente in questo caso è proprio il rispetto per una terra che spesso non viene capita davvero, se non in modo superficiale. E qui invece le carte si mescolano per un lusso non ostentato, esperienze pensate per far respirare il ritmo lento della macchia mediterranea, il gusto di un piatto cucinato con ingredienti locali, la vista di un tramonto che accende di rosso le rocce di granito.

X