Triplete vegetaleIl trifoglio e le sue molteplici virtù

Una dote per ognuna delle sue tre foglioline: rende graziosi i prati, possiede ottime proprietà officinali ed è buono in cucina. E a chi ne trova uno con quattro, porta anche fortuna

Foto di Sujay Paul su Unsplash

Comune come il trifoglio, si usa dire, ed è vero. Cosa c’è più diffuso nei prati, nei pascoli, nei giardini, nei terreni incolti, tra le crepe dell’asfalto? Adattabile, resiliente, vitale fino a diventare infestante, diffuso in tutto il mondo, il trifoglio nelle sue tante varietà, con i suoi fiorellini che possono essere bianchi, rosa, rossi o gialli, con le sue tre foglioline a cuore unite nel mezzo, è una piantina che fa simpatia ed è entrata nell’immaginazione e nel mito, protagonista di molte tradizioni popolari come simbolo di fortuna, spiritualità e protezione.

Esprime naturalmente il numero tre e per questo in Irlanda, il trifoglio (shamrock) è un simbolo nazionale, tradizionalmente associato a San Patrizio, che, secondo la leggenda, utilizzava le tre foglie per spiegare il concetto cristiano della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo).

Nella sua rara versione a quattro foglie è considerato un potente amuleto e trovare un quadrifoglio porta, per ognuna delle sue quattro foglie, speranza, fede, amore e fortuna.

Se è infestante per la velocità e la tenacia con cui si propaga, non lo è certo per gli effetti negativi, anzi: è utile per arricchire il terreno di azoto, migliorare la biodiversità e creare tappeti erbosi a bassa manutenzione, tanto che per questo viene selezionato, seminato e coltivato. Inoltre, è un ottimo foraggio per gli animali. E anche per gli umani.

Il trifoglio, infatti, è apprezzato da secoli per le sue virtù nutrizionali e officinali, nonché per i suoi potenziali impieghi in cucina. Mangiarlo, intanto, fa bene, perché è una pianta ricca di nutrienti. Le sue foglie e i suoi fiori contengono vitamine: in particolare la C e la A, che aiutano a rafforzare il sistema immunitario e a contrastare lo stress ossidativo, e calcio, potassio, magnesio, ferro, fosforo e zinco, fondamentali per il funzionamento dell’organismo.

Le foglie giovani sono anche particolarmente ricche di proteine, caratteristica che rende il trifoglio un cibo di elezione nelle diete vegetariane e vegane, permettendo di preparare piatti piacevoli. E poi apporta fibre, utili per il benessere intestinale e la regolazione della glicemia, e isoflavoni, fitoestrogeni naturali che aiutano nella regolazione ormonale, specie nelle donne in menopausa.

Inoltre il trifoglio ha un’azione depurativa, perché favorisce l’eliminazione delle tossine e la purificazione del sangue, è un antinfiammatorio e le infusioni di fiori sono impiegate per lenire stati infiammatori lievi, come mal di gola e tosse, e possono aiutare nella fluidificazione delle secrezioni bronchiali. Infine, le foglie hanno proprietà cicatrizzanti e favoriscono la guarigione delle piccole ferite cutanee.

In cucina il trifoglio, pur non essendo un ingrediente comune sulle tavole moderne, ha una storia antica come pianta alimentare, soprattutto in contesti rurali. Le parti commestibili comprendono sia le foglie giovani che i fiori, da consumare preferibilmente freschi per preservarne le proprietà nutritive.
Si usano, naturalmente, nelle insalate miste, a cui aggiungono un sapore leggermente erbaceo e fresco e rendono particolarmente bene in combinazione con altre erbe spontanee come il tarassaco e l’ortica (sbollentata). Foglie e fiori possono arricchire minestre primaverili, vellutate e minestroni, ma anche frittate e omelette. Sono un ingrediente alternativo al basilico per il classico pesto, e aggiunti all’impasto di pane o focaccia aggiungono sia decorazione che sapore. I fiori poi si possono candire o usare per preparare gelatine o tisane dal gusto delicato e dalle proprietà rilassanti e depurative.

E in onore del Natale, e dei vegani, la chef Antonia Klugmann ha regalato al Wwf una ricetta che unisce il trifoglio, che per inciso è anch’esso una leguminosa, alle lenticchie, classico legume benaugurante delle feste di fine anno. Potrebbe essere l’inizio di una riscoperta.

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