
Ancora una volta, nelle linee di produzione delle munizioni di Russia e Belarus compaiono componenti italiani. Documenti ottenuti dall’organizzazione belarussiana Belpol, e da noi visionati, mostrano che il gruppo bresciano Camozzi fornisce tramite intermediari elementi tecnici impiegati per l’automazione dei processi di caricamento e assemblaggio dei proiettili d’artiglieria e delle testate impiegate dal complesso militare russo.
Al centro della rete c’è il Krasnoarmejskij Naucno-Issledovatel’skij Institut Mechanizacii (Kniim), struttura parte della holding statale Rostec, che progetta e fornisce linee automatiche per la preparazione degli esplosivi, il caricamento e l’assemblaggio delle munizioni. Negli ultimi anni l’istituto ha puntato all’automazione totale: sequenze di macchine per colata, avvitamento, pesatura, marcatura, verniciatura e confezionamento che permettono la produzione in serie su larga scala.
I «passaporti» tecnici delle linee – in particolare la “Linea delle operazioni finali” e la “Linea di preparazione alla verniciatura” – indicano chiaramente l’impiego massiccio di componenti pneumatici: idrodistributori a comando elettromagnetico, attuatori, cilindri, valvole e regolatori di pressione. Questi moduli recano codici modello riconducibili a Camozzi; in una singola linea sono elencati decine di cilindri pneumatici impiegati nelle fasi di avvitamento, pesatura, marcatura, sollevamento, rotazione, smistamento e chiusura dei proiettili. La stessa configurazione si ripete nella linea destinata alla preparazione delle superfici prima della verniciatura.
Il risultato pratico è semplice e drammatico: con questa tecnologia si producono mine da mortaio, mine anticarro, teste per razzi e sistemi reattivi, razzi aerei non guidati, componenti di testate e cariche esplosive per droni. Più automazione significa più munizioni uscite giornalmente dagli impianti; più munizioni significa più ordigni che raggiungono il campo di battaglia e i centri abitati. La catena tecnica si traduce, senza mediazioni, in morti e distruzioni.
Le forniture, come accade di solito, non transitano esclusivamente per canali diretti. Gran parte dei componenti arriva tramite una rete di intermediari russi che agiscono da snodi logistici: società di distribuzione, partner locali e operatori di magazzino. La documentazione che abbiamo visionato (bolle di accompagnamento e fatture) ricostruisce transiti commerciali attraverso aziende registrate in Russia che hanno acquistato apparecchiature Camozzi dal partner locale o dal magazzino del gruppo e successivamente le hanno trasferite a Kniim o ad altri acquirenti finali nel settore della difesa.
La presenza del gruppo in Russia è storica e consolidata: Camozzi opera tramite una filiale russa con una rete di sedi e una clientela estesa e gestisce uno stabilimento a Sinferopoli, in Crimea, rimasto operativo dopo il 2014. Questa continuità sul mercato russo e l’attività nelle aree occupate sono state oggetto di documentate denunce da parte di organizzazioni civili e centri di monitoraggio ucraini e internazionali. Sulla base di queste segnalazioni, l’Autorità ucraina per la prevenzione della corruzione ha inserito il gruppo in una lista nazionale di “sponsor internazionali della guerra”.
Resta aperto e urgente il nodo politico e giuridico. Se la tecnologia fornita è documentatamente impiegata per linee che assemblano mine, testate e cariche per droni, perché il gruppo non è stato oggetto di un provvedimento sanzionatorio dell’Unione europea che ne limiti la presenza commerciale e l’accesso ai magazzini sul territorio russo? Quali verifiche ha avviato il Ministero della Difesa italiano per accertare la natura dual use di queste forniture e la loro possibile destinazione finale? Sono domande che pongono responsabilità aziendali, obblighi sui diritti umani e scelte di politica estera.
La questione non è tecnica, è politica. I cilindri pneumatici, le valvole e i regolatori che rendono instancabili le macchine non sono dettagli neutri; sono componenti che aumentano la capacità di produrre ordigni e, quindi, la capacità di infliggere danno. Dietro ogni codice di modello si contano vittime, case ridotte in macerie, famiglie spezzate. Il prezzo di sangue e vite umane che l’Ucraina sta pagando anche per queste distrazioni, negligenze, sottovalutazioni è significativo e insopportabile.