Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un accordo quadro sul commercio, evitando l’imposizione di nuovi dazi che rischiavano di riaccendere la guerra di dazi. L’intesa, definita «preliminare» dai negoziatori di entrambe le parti, arriva a pochi giorni dell’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, previsto per giovedì in Corea del Sud, e rappresenta «una base per la revisione finale da parte dei due leader», scrive il New York Times.
L’intesa è stata raggiunta a Kuala Lumpur, in Malaysia, dove si è tenuto il vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (Asean). Da lì Jamieson Greer, rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, ha spiegato che le delegazioni «si stanno muovendo verso i dettagli finali di un accordo che i leader potranno valutare e concludere insieme». Il suo omologo cinese, Li Chenggang, ha parlato di «colloqui franchi e approfonditi» che hanno prodotto un «consenso preliminare».
Secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, l’intesa eviterà i dazi del cento per cento minacciati da Trump in caso di nuove restrizioni cinesi sulle terre rare, materiali cruciali per l’industria tecnologica e per il settore militare. «Il presidente mi ha dato la massima leva quando ha minacciato dazi totali», ha spiegato Bessent parlando ai giornalisti, «ma credo che li abbiamo evitati». Pechino, ha aggiunto, avrebbe accettato di rinviare di un anno l’entrata in vigore delle limitazioni all’export di questi materiali strategici, che controlla per circa il novanta per cento del mercato globale.
Tra i temi discussi ci sono anche fentanyl, agricoltura, export tecnologico e la definizione finale dell’accordo su TikTok, di cui i negoziatori hanno chiuso i dettagli in vista dell’incontro di questa settimana. Il Corriere della Sera parla di «un sollievo per i mercati» e per le imprese americane, che temevano una nuova impennata dei prezzi a causa delle tariffe. «I coltivatori di soia saranno estremamente felici di questo accordo», ha detto ancora Bessent, sottolineando il ritorno delle esportazioni verso la Cina, il loro principale mercato.
Durante le trattative si è parlato anche delle tasse portuali introdotte da Washington sulle navi costruite o di proprietà cinese – a cui Pechino ha risposto con altri dazi – e un possibile prolungamento della tregua tariffaria che negli ultimi mesi ha sospeso le sanzioni commerciali più dure. «Abbiamo parlato di estendere la tregua, di terre rare, di molti altri argomenti», ha detto Greer ai giornalisti.
Resta da vedere se il patto reggerà. Le due delegazioni, pur parlando di «progressi significativi», hanno chiarito che non si tratta ancora di un accordo definitivo. Come ha spiegato il viceministro Li, «il passo successivo è che ciascuna parte completi le proprie procedure di approvazione interna».
Questa fase di apparente disgelo con Pechino si inserisce in una strategia più ampia di Washington per rafforzare le relazioni commerciali in Asia e, in particolare, nel Sud-est asiatico: nel fine settimana gli Stati Uniti hanno infatti finalizzato nuovi accordi con Cambogia e Malaysia e raggiunto intese-quadro con Thailandia e Vietnam, che garantiranno a Washington accesso preferenziale alle risorse di terre rare della regione. Un modo per ridurre la dipendenza dalla Cina.