Azotea racconta il GiapponeSei epoche, sei sorsi, una visione

BOB The Other Side ospita il cocktail-restaurant torinese che non replica la tradizione, ma crea nei suoi cocktail una scrittura contemporanea, fatta di sintesi, eleganza e visione

Il Giappone, questa volta, non si raggiunge con un volo. Basta una sera, sei piatti, sei sorsi, e un’idea forte. L’idea è quella portata a Milano da Azotea, il cocktail-restaurant torinese che ha presentato il suo nuovo menu degustazione JIDAI – epoca, in giapponese – in una serata ospitata da BOB The Other Side, cocktail bar nascosto in piena vista nel cuore del quartiere Isola: una stanza raccolta che strizza l’occhio allo speakeasy, pensata per esperienze intime, lente, curate.

JIDAI è un viaggio gastronomico che parte dall’era Jōmon – il tempo del fuoco, della cottura primitiva – e si chiude nell’epoca Edo, tra fermentazioni e incontri culturali. Ma non c’è didattica. Né voglia di replica. Solo una scrittura personale, fatta di materia prima, tecnica e ritmo.

«Quando cambiamo menu, ripartiamo da zero», spiega Noemi Dell’Agnello, co-founder e responsabile di sala. Insieme a lei, la visione di Alexander Robles, chef di origini peruviane, e quella di Matteo Fornaro, bar manager e co-founder. È il loro sguardo ibrido a dare forma a una cucina nikkei sempre meno codificata, sempre più libera di raccontare.

Ogni portata arriva essenziale, pensata, senza decori superflui. Piatti che non alzano la voce, ma ti convincono ad ascoltare. Sotto la superficie minimale si muove una grammatica tecnica precisa, costruita per lasciare spazio al gusto e al tempo.

E nei bicchieri, lo stesso linguaggio: la mixology accompagna con coerenza, senza rubare la scena. Ingredienti scelti con precisione, acidità e sapidità misurate, un equilibrio che non cerca l’effetto ma la profondità.

Il merito è anche dello spazio scelto per questa prima milanese. È un palco raccolto, dove ogni dettaglio – dal tono di voce del servizio alla temperatura del drink – sembra parte di una drammaturgia sottile. Un posto in cui si entra in punta di piedi, catturati dai riflessi, dai colori, dalla penombra teatrale, e senza accorgersene, ci si ritrova in silenzio. Come succede in certi luoghi sacri, anche quando non ci credi.

JIDAI funziona perché non forza nulla. Ogni passaggio ha un senso, ogni gesto si tiene dentro la narrazione. È un menu compatto, pensato, capace di tenere insieme epoche e ingredienti senza perdersi nel virtuosismo.

Azotea lavora con attenzione, ma senza ostentazioni. Parla con una voce sola. Chiara. Coerente. Una sera non basta a raccontarla tutta. Ma basta a far venire voglia di ascoltare ancora.

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