Il cambiamento climatico è diventato un elemento determinante nella ri-definizione organolettica dei vini e, in particolare, degli Champagne. Lo dimostra Ruinart, la più antica maison de Champagne, che ha trasformato un fattore di possibile vulnerabilità in una nuova etichetta.
Il lancio di Blanc Singulier Edition 19 racconta infatti di una cuvée che nasce direttamente dalle mutazioni climatiche in atto nella regione e che si manifesta già a livello dei vini base prima della presa di spuma. «Il 2019 ha visto un nuovo record di temperatura», evidenziava il compianto chef de cave Frédéric Panaïotis, che ha firmato il progetto. E sottolineava la dimensione atipica del 2019 «che ha dato vita a espressioni aromatiche senza precedenti nei nostri Chardonnay».
Proprio per non rivoluzionare lo stile del Blanc de Blancs, che in qualche maniera dovrebbe assicurare una certa coerenza ai propri estimatori, la maison ha varato per l’annata 2018 il Blanc Singulier e l’ha riproposto per il vintage 2019.

Dal vigneto al calice
A testimonianza dei cambiamenti climatici in Champagne, Ruinart Blanc Singulier Edition 19 rivela diverse variazioni aromatiche.
Tutto inizia nei vigneti, dove Ruinart ha osservato trasformazioni significative: inverni più caldi, primavere precoci, un costante aumento delle temperature medie e vendemmie anticipate. Questi cambiamenti si riflettono direttamente sui vins clairs e proprio per questo l’enologia si deve adattare alle modificazioni del profilo aromatico e della struttura.
Se dunque nelle annate secche e calde (come il 2018 e il 2020) si producono Champagne che l’enologa di Ruinart Florence Boubée-Legrand descrive come dotati di «texture marcate, con più intensità sulle note aromatiche succose e fumate», negli anni caldi e umidi (come il 2017) emergono i marcatori del riscaldamento climatico: «le temperature calde provocano più evaporazione dai suoli maggiormente carichi d’acqua e di conseguenza un’intensificazione delle precipitazioni. I vini esprimono maggiore freschezza, con un repertorio aromatico orientato verso tiglio e citronella essiccati e note floreali come la camomilla».
Si arriva dunque al 2019, che Boubée-Legrand identifica alla confluenza di questi due profili. «Il 2019 è stato un anno di record per la Champagne», rimarca l’enologa. La temperatura massima registrata ha raggiunto i 42,9 gradi, superando la canicola del 2003 (42 gradi), considerata la più intensa dal 1873 in Francia e in Europa. Inoltre la temperatura media dell’anno ha superato quella della media decennale, l’esposizione al sole è salita a 1.957 ore (contro le 1.824 ore di media) e anche l’indice di Huglin (che misura il potenziale di maturazione delle uve) ha registrato valori superiori alla media, collocandosi nella categoria “clima temperato” anziché in quella del “clima fresco” che tradizionalmente caratterizza la Champagne.
È però la distribuzione delle piogge a illustrare più di ogni altro dato il fenomeno in atto. «La pluviometria del 2019 – aggiunge – illustra particolarmente il fenomeno del cambiamento climatico correlato al riscaldamento globale. È stata distribuita in modo irregolare: deficitaria in estate, ma eccedente in primavera».

Tutto questo aggiunge complessità al lavoro in vigna. Le vendemmie precoci sono sfidanti, perché «i vitigni bianchi presentano concentrazioni basse di composti fenolici rispetto ai vitigni neri, molto più ricchi ad esempio di antociani – spiega l’enologa – e l’aggiustamento dei parametri di raccolta si fa soprattutto in relazione alla maturità aromatica, che tende a desincronizzarsi dalla concentrazione di zuccheri». Per gestire questa complessità, gli acini di Chardonnay vengono assaggiati due volte a settimana per ogni parcella, permettendo di valutare con precisione questa transizione aromatica e di adattare la vendemmia.
Un fenomeno irreversibile
Secondo Boubée-Legrand, chi si aspetta un ritorno al passato dovrà ricredersi. «È impossibile normalizzare gli effetti del riscaldamento e del cambiamento climatico, che è un fenomeno in corso di evoluzione», afferma senza mezzi termini. Se il riscaldamento climatico corrisponde a un aumento continuo della temperatura media annuale, «sembra difficile immaginare quello che potrebbe assomigliare a un ritorno alla normalità a breve termine, se le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera non diminuiscono».
Di fronte a queste sfide, la Maison Ruinart sperimenta e mette in opera numerosi adattamenti delle pratiche colturali, anche con approccio rigenerativo. Tra gli esempi più significativi c’è l’agroforestazione: «Nel 2021, a titolo sperimentale, circa ventimila alberi sono stati piantati intorno e all’interno delle parcelle nei quaranta ettari di vigneto della Maison a Taissy – spiega l’enologa – con lo scopo di limitare l’impatto del riscaldamento sulle viti e di aiutare il mantenimento delle riserve idriche dei suoli grazie al sistema radicale». Inoltre si testano le colture “di copertura”, che favoriscono una migliore infiltrazione dell’acqua e riducono l’evaporazione, e si studiano portainnesti più resilienti per lo Chardonnay.
Un profilo inedito per la Champagne
Tornando al calice e al Blanc Singulier Edition 19, sappiamo che nasce dalle uve di una ventina di cru provenienti per lo più da sei diversi terroir: le regioni di Montagne de Reims (Sillery e Taissy), Côte des Blancs (Bergères-lès-Vertus e Cramant), Vallée du Petit Morin (Villevenard) e Sézannais (Montgenost). Per l’Edition 19 la Maison ha scelto un assemblaggio con il 77 per cento di vini della vendemmia 2019 e il 23 per cento di vini riserva perpetua che comprende i vini del 2018, 2017 e 2016. Metà di questa riserva è invecchiata in legno, l’altra metà in acciaio.
Il vino si presenta con uno slancio raffinato e una texture intensa, ma su una trama più fresca rispetto all’edizione 2018 di Blanc Singulier. Il sorso ha un profilo gessoso, che porta una sensazione tattile elegante. «Le note aromatiche sono evocativamente fumé – osserva l’enologa – ma con sfumature fruttate, come lo zafferano. Inoltre il repertorio aromatico dello Chardonnay sembra inedito, con frutti bianchi succosi e dolci che sostituiscono i profumi di agrumi più conosciuti negli Chardonnay di Champagne». Il che significa forse uno Champagne capace di affascinare il palato degli estimatori più esigenti in Italia.
