Sempre per sempre L’ultima frontiera dei miliardari è la corsa all’immortalità

Riprogrammare l’essere umano per renderlo capace di una vita eterna e di una eterna performance. Non è un’utopia (o distopia) cinematografica, ma un progetto strategico dei ricchi e potenti del mondo, che si nutre di entusiasmo tecnologico e carburante finanziario. I sogni e la realtà.

Illustrazione di Marta Cubeddu

Questo è un articolo del nuovo numero de Linkiesta Etc dedicato al tema delle identità, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

Nel cuore della California, tra laboratori hi-tech e cliniche futuristiche, si sta combattendo una guerra contro il tempo. Non a caso, è proprio lì che lo scorso dicembre Peter Diamandis, 64enne ingegnere, medico e imprenditore statunitense, nonché pioniere di fama internazionale, è salito sul palco del californiano Buck Institute for Research on Aging per parlare di longevità: «È un problema di hardware o di software e saremo in grado di risolverlo!», ha preannunciato. Le sue parole, perfette per chi, come lui, ha fatto fortuna nel mondo del digitale, hanno riecheggiato l’idea, da molti condivisa nella Silicon Valley, che si possa riprogrammare la biologia umana come se fosse un semplice sistema operativo. L’obiettivo? Rallentare, fermare – o invertire? – il processo dell’invecchiamento: un problema al centro tanto delle preoccupazioni delle cosiddette Big Tech (Alphabet più nota come Google, Apple, Amazon, Meta, meglio conosciuta come Facebook, e infine Microsoft), quanto degli uomini più potenti del mondo, evidentemente. In occasione della parata militare per la celebrazione dell’80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, perfino il leader russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping sono stati intercettati mentre discutevano della possibilità di trapiantare gli organi invecchiati, in modo da poter campare fino a 150 anni o addirittura di “raggiungere l’immortalità”. 

È uno stuolo di miliardari, però, a innaffiare di denaro il mercato della longevità, che è ormai un business da 25 miliardi di dollari: Jeff Bezos ha investito in Altos Labs, che mira a invertire l’invecchiamento attraverso la riprogrammazione cellulare; Calico, azienda di Alphabet/Google, vuole contrastare l’invecchiamento e le malattie a esso correlate; Sam Altman, Ceo di OpenAI, ha investito circa 180 milioni di dollari in Retro Biosciences, che si prefigge di aggiungere 10 anni “in salute” alla vita media; Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, ha donato un milione di dollari alla Methuselah Foundation, il cui obiettivo è rendere i 90 anni i nuovi 50 entro il 2030. E dato che i facoltosi investitori non esitano a sperimentare personalmente gli ultimi ritrovati delle biotecnologie, ecco che Joel Huizenga, Ceo di Egaceutical, una start-up la cui “bevanda a base d’acqua” mira a invertire l’invecchiamento cellulare, può a buon diritto affermare: «Non lavoriamo sui topi. Lavoriamo sui miliardari».

La carica degli Immortalisti
L’incarnazione più rappresentativa di questa maniacale ossessione per fermare il tempo è il 47enne Bryan Johnson, fondatore della piattaforma di pagamenti Braintree, che ogni anno spende 2 milioni di dollari per il suo protocollo Blueprint: un regime che include trattamenti sperimentali come la terapia genica, l’assunzione off-label di farmaci immunosoppressori e limita il cibo a 1 977 calorie al giorno. Al suo 46° compleanno, Johnson ha testato la sua età biologica: secondo i suoi parametri, invecchia solo 277 giorni ogni 365. Una sorta di “congelamento” temporale per quello che un documentario su Netflix ha chiamato (Don’t die:)) l’uomo che vuole vivere per sempre. La pluripremiata giornalista Aleks Krotoski nel suo saggio The immortalists (Penguin, 2025), definisce quelli come Johnson “immortalisti”: visionari, cioé, che promuovono l’idea che gli umani siano “riscrivibili” come codici di programmazione. Pur di arrivarci, i mogul del tech sono favorevoli a sperimentare scoperte scientifiche non del tutto accettate dalla medicina tradizionale, come nel caso della “parabiosi”, l’unione artificiale di due organismi. Tra il 2003 e il 2004, i ricercatori Mike e Irina Conboy hanno scoperto, cucendo insieme topi giovani e vecchi, che il sangue dei primi ringiovaniva i tessuti dei secondi. Il concetto che il sangue fresco riporti indietro nel tempo ha trovato una sua pronta commercializzazione in Ambrosia Health, una società che nel 2016 ha condotto una “sperimentazione umana” privata, facendo pagare 8 000 dollari per ogni trasfusione di plasma giovane (suggerendo peraltro un’inquietante visione del ruolo e dello spazio che gli iper-ricchi in cerca di eternità riservano alle giovani generazioni). Vero è che in realtà i finanziamenti massicci alla ricerca dei super wealthy possono indirettamente aumentare il numero di anni in salute, il cosiddetto healthspan, di tutti. Ma è inevitabile supporre che, quando un miliardario paga per il segreto della vita eterna, pensi in primo luogo alla sua.

Illustrazione di Marta Cubeddu

Lifespan o healthspan?
Grazie agli antibiotici e migliori condizioni igieniche, la nostra aspettativa di vita è quasi raddoppiata dal 1900. Allora morivamo per polmonite, tubercolosi e diarrea. Ora lo facciamo per le malattie della vecchiaia: malattie cardiache, cancro, ictus, Alzheimer. Il rovescio della medaglia è che moriamo lentamente e a seguito di numerosi malanni. L’americano medio muore a 77 anni, dopo 12 anni di cattiva salute. In Italia, l’aspettativa di vita è di circa 85,5 anni per le donne e 81,4 anni per gli uomini, mentre gli anni vissuti in buona salute sono circa 67,8 anni per le donne e 67,1 anni per gli uomini. Ecco perché, le aziende “dell’eternità” si dividono tra chi, in vario modo, vuole estendere la durata della vita e chi invece vuole allungare gli anni in buona salute prevenendo le malattie che portano alla morte.

In realtà, spiega la citata Krotoski, i due approcci convergono: perché restare sani abbastanza a lungo consente di resistere finché la scienza sarà in grado di allungare la vita. È un concetto riassunto nell’espressione “velocità di fuga della longevità”, coniata dal teorico Aubrey de Grey nel 2004 per descrivere il momento in cui la scienza c’impedirà di invecchiare, così che, con ulteriori progressi, potremo iniziare addirittura a ringiovanire. Di conseguenza, negli Stati Uniti, come da noi, fioriscono le strutture focalizzate sulla “salutogenesi”, un approccio che si concentra sui fattori che supportano il benessere umano, piuttosto che sulle cause delle malattie, per farci vivere un maggior numero di anni in buona salute. Negli States le tipologie di strumenti disponibili sono stati resi popolari dalla docuserie Limitless di National Geographic, in cui l’attore Chris Hemsworth, che ha geneticamente una predisposizione a sviluppare l’Alzheimer, sotto la guida di esperti e scienziati ha sperimentato digiuno, bagni in acque gelate e infusioni venose.  

I segreti dei super agers
Anche in Italia iniziano a diffondersi convegni e libri sul tema della longevità, come Il mindset della Longevità di Filippo Ongaro o Vivere senza età. I segreti dei super agers di Leonardo Calò (entrambi pubblicati da Antonio Vallardi Edizioni nel 2025). Ma a catturare l’attenzione del grande pubblico sulla prevenzione sono state soprattutto le polemiche legate al rapper Sferaebbasta, che ha pubblicizzato (senza dichiararlo) un Full Body Scan, ovvero un check up di ultima generazione, effettuato all’Ospedale San Raffaele per 2 500 €. In effetti, quando, promuovendo per contratto lo stesso esame, il cantante Rosa Chemical ha rinforzato il messaggio su Instagram scrivendo che “investire nella propria salute è fondamentale” e che a volte “un costo maggiore significa un servizio migliore e più innovativo, capace di prevenire problemi seri in futuro”, molti si sono chiesti che ne sarà dei loro in un’Italia sempre più anziana e sempre più povera, al punto che quasi il 10 % della popolazione rinuncia a curarsi a causa di lunghe liste d’attesa e costi elevati. Va tenuto presente, inoltre, che al momento mancano investimenti strutturali e politiche pubbliche che rendano la longevità una priorità nazionale, non solo un lusso privato, con il rischio di una divaricazione di censo tra chi si cura e chi… invecchia.

D’altra parte, per chi invece ha risorse da dedicare alla prevenzione delle malattie, anche nel nostro Paese non mancano le strutture che pongono l’accento sulla diagnosi precoce per intercettare e prevenire l’infiammazione cronica di basso grado (inflammaging) e allungare l’healthspan. «Viviamo in una società che sta invecchiando rapidamente, ma che allo stesso tempo rifiuta il concetto tradizionale di invecchiamento», premette Luigi Caterino, Fonder & ceo di The longevity Suite, una rete di cliniche europee che offrono servizi di biohacking e trattamenti anti-invecchiamento. Ecco perché la sua azienda propone in varie città in Italia, tra cui Milano e Venezia, Il Longevity Molecular profile, che valuta lo stato di salute cellulare, analizzando la membrana del globulo rosso maturo (a 250 €) e il Biological Age Test, per stimare l’età biologica rispetto a quella anagrafica (a 350 €). «L’introduzione di nuovi test rappresenta un passo fondamentale verso l’applicazione della medicina di precisione alla longevità. L’obiettivo è misurare lo stato di salute su base “oggettiva” e intervenire in modo predittivo, prima che un disequilibrio biologico si traduca in patologia», conclude Caterino. 

Per chi vuole investire più tempo in queste attività all’ avanguardia, Palazzo Fiuggi, nella provincia laziale di Frosinone, offre un programma Longevity ideato per contrastare gli effetti dell’invecchiamento, che include infusione intravenosa e crioterapia a un costo che parte da 7 000 euro per 7 notti, con più opzioni che arrivano a 14 e 21 notti. A Merano, invece, il Longevity Medical & SPA Centre di Villa Eden, riconosciuto come uno dei principali resort medicali in Europa, propone un Check-up della longevità di 3 giorni progettato per valutare lo stato di salute e identificare i fattori di rischio per le malattie legate all’età al costo di 2 000 €, mentre il Signature Better Aging consiste in un piano di 7 giorni che combina molteplici visite, test, trattamenti per “rallentare il processo di invecchiamento” al prezzo di 5 900 €, soggiorno escluso.

Illustrazione di Marta Cubeddu

I (falsi) profeti della longevità
Ma il punto è: questi trattamenti che si pretendono all’avanguardia funzionano? Se la prevenzione resta decisiva per prolungare l’healthspan, le terapie di “estensione” vitale finora restano speculative nella migliore delle ipotesi. Ogni pochi anni un nuovo approccio promette di cambiare le cose. Tra i più recenti ritrovati si sono succeduti l’assunzione di integratori, come il Nad+, che aiuta a preservare l’integrità genomica e l’assunzione di rapamicina, un farmaco derivato da un batterio scoperto sull’Isola di Pasqua. Ma la storia è piena di tentativi falliti di sconfiggere il tempo, spesso con risultati macabri. Come riporta il saggio The immortalists, nel 1642 i medici di Luigi XIII, sperando di ringiovanire il re, malato di tubercolosi, lo sottoposero a salassi, purghe e clisteri prima di tentare una delle prime trasfusioni di sangue giovane.

Il re morì pochi giorni dopo. Nel 1889, il 72enne fisiologo Charles-Édouard Brown-Séquard, sentendosi invecchiare, s’iniettò un estratto a base di sangue, sperma e tessuto testicolare di cani e porcellini d’India. Riportò un miglioramento di energia e concentrazione, probabilmente come effetto placebo, e molti pazienti che lo imitarono morirono per infezioni o rigetto. Stavolta potrebbe andare diversamente? Il Nobel per la chimica Venki Ramakrishnan ammonisce che estendere la durata della vita è “molto più difficile” di quanto i “profeti” della longevità facciano credere, poiché non si tratta solo di curare le malattie, ma di mantenere la “qualità e l’integrità del funzionamento del corpo nel tempo”. 

Un secondo punto poi è: perché non accettiamo più i nostri limiti? Nel caso dei maghi della tecnologia, a essere inaccettabile parrebbe non tanto l’esito naturale della vita, quanto l’incapacità di accettare che non ci sia soluzione a un “problema tecnico” che uccide. In una filosofia di vita votata all’auto-ottimizzazione radicale, l’essere umano viene infatti concepito “come una macchina” o un elettrodomestico da aggiornare e perfezionare anche grazie all’integrazione futura con i computer, come profetizzato nel 2015 dallo storico Yuval Noah Harari nel best seller mondiale Homo Deus. A Brief History of Tomorrow, edito in Italia da Bompiani. 

Ma può anche essere che, convinti del loro “altruismo efficace” – filosofia popolare nella Silicon Valley che pretende di migliorare il mondo con “evidenza scientifica” –, alcuni mecenati siano convinti di poter salvare, con le loro azioni di oggi, miliardi di vite future. Bryan Johnson, Ceo di Kernel e venture capitalist nel settore della tecnologia impiegata nelle neuroscienze, sembra sostenerlo: il suo obiettivo finale, dice, è «La massimizzazione della specie, ovvero cercare di far prosperare la vita in questa parte della galassia». Nientemeno. 

Le ansie dei tecnomagnati
Un’altra ipotesi, meno benevola, spiega Joe Polish, collaboratore del cofondatore di Singularity University , Peter H. Diamandis, è che i tecnomagnati temano semplicemente “di perdersi qualcosa di decisivo”. Chiedendosi: “Verrò lasciato indietro dalla AI, dalla robotica, dalla fontana dell’eterna giovinezza?”. Scopriremmo così quanto siano terrorizzati dalla Fomo (Fear Of Missing Out), più che dall’idea di non essere più aggiornati e aggiornabili. Nel mondo reale, intanto, dove milioni di persone rinunciano a cure basilari, l’utopia della performance eterna non pare accettabile. La vera sfida non sarebbe garantire più anni dignitosi a tutti? Non mancano quindi i detrattori della lotta contro il tempo: «Invece di risolvere i problemi che affliggono gli anziani odierni, l’élite sta cercando una soluzione iper-individuale per sfuggire alla biologia», dice Helen Messier, responsabile medico della Longevity clinic Fountain Life. E di fronte agli sforzi miliardari dei miliardari, formula una considerazione impietosa: «Hanno speso la loro salute per ottenere la loro ricchezza, ora devono spendere la loro ricchezza per recuperare la salute».

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