
È proprio vero che quando si parla di servizio si affronta uno degli aspetti maggiormente personalizzabili del settore ospitalità. Per quanto ci possano essere delle procedure standard che consentono allo staff di allinearsi su vari aspetti (saluto, tempi di accoglienza, gestione dell’ordine, spiegazioni del menu, tempo di presa dell’ordine, gestione di un complain eccetera), quel poco spazio di interpretazione individuale restante è il vero delta nel quale un professionista si può distinguere. Tutto il suo know-how, tutto il suo savoir-faire, tutta la sua esperienza, i segreti e i trucchi del mestiere per restare nel cuore delle persone e regalare un’esperienza memorabile. Ed è proprio su quest’onda che le modalità con la quale un cocktail può essere proposto, e servito, diventa finalmente il centro dell’attenzione.
Sempre di più, occorre trovare uno storytelling efficace e meno d’effetto, un espediente scenico, un ingaggio per l’utente, una mise en place insolita, un tema, le possibilità sono molteplici. Affidare un menu in lettura e prendere l’ordinazione ha perso appeal, risulta statico e poco interattivo. Nascono quindi percorsi tematici, ricerche d’autore e format a scatola cinese che suscitano interesse e curiosità, invogliando la clientela a spingersi verso qualcosa di nuovo.
La sfida si fa più complessa quando la scenografia diventa il contesto alberghiero, dove spesso le major companydettano regole dall’alto – e da lontano – che non sempre calzano con le richieste della clientela. Rumore, il cocktail bar all’interno del complesso del Portrait Milano – Lungarno Collection, accorcia la distanza tra pubblico e bancone proponendo musica dal vivo ogni sera. Sin dall’apertura, il locale ha visto un susseguirsi di artisti di generi musicali che spaziano dal jazz al blues al dj set, con autori conosciuti sul panorama nazionale ed internazionale. La cocktail list è ben radicata sui classici della miscelazione – proposti anche in chiave premium – e una selezione ristretta di ricette signature.

Nuovi della stagione invernale sono ad esempio il “Lycheeness”, un twist raffinato del classico whisky e soda che viene realizzato con whisky Hakushu Distiller’s Reserve, Vermouth Mancino Sakura, cordiale al lychee, soda ed essenza di rosa damascena. “Evel Knievel”, sempre in stile minimalista, unisce Pisco, mango, Sherry fino, liquore ai fiori di sambuco e acidi per un risultato che richiama un classico Gimlet, ma più attuale e divertente. La facilità di bevuta della maggior parte dei cocktail invoglia a provarne più d’uno senza rischiare di uscirne provati.

Poco distante, l’Hotel Principe di Savoia Dorchester Collection, da due anni a questa parte ha cambiato marcia. Grazie all’arrivo di Daniele Celli, noto bartender milanese e persona assolutamente squisita dietro il bancone e tra i tavoli, la proposta di miscelazione del Principe Bar si è costruita e strutturata sotto più punti di vista. La nuova cocktail list presentata in autunno è un omaggio ai cento anni di storia che questo glorioso hotel compirà nel 2027. Un viaggio in più tappe e più momenti, un modo per guidare i propri habitué e gli appassionati all’interno della storia di questo luogo e al contempo attraversare stili di bevuta e gusti molto diversi tra loro.

Il contesto in cui ci si trova porta con sé un passato denso di momenti significativi e un presente sul quale vertono tante aspettative. Un hotel che ha visto nel tempo guerre, boom economici, personaggi politici, star del cinema, cambiamenti urbanistici, industriali e geografici pur restando una delle mete di ospitalità più popolari – e sicure – della grande Milano. Dieci signature cocktail, che raccontano dieci eventi chiave della storia del mondo, ispirati dal nome di figure altrettanto importanti per la cultura e la storia dell’uomo dell’ultimo secolo. Opere d’arte, date cruciali, artisti, eventi, il lavoro è stato lungo e minuzioso. “Women’s Strength” è ispirato al dopo Seconda guerra mondiale, quando finalmente anche le donne italiane poterono accedere al voto. Con vodka, Bellavista Rosé, profumi di lavanda, violetta e rosa è un cocktail leggermente dolce ma elegante e bilanciato.

Un’altra donna che ha fatto della sua esistenza un atto di resistenza, unito ad amore e sofferenza, è “Frida Kahlo”. Una base tequila che omaggia le sue origini messicane, coriandolo, liquore affumicato, acqua di pomodoro, peperone e lime. Non pensate che possa essere un twist di un Bloody Mary perché è molto di più. “Yasgur” non è solo il nome di un cocktail, ma è anche la fattoria che ospitò il festival di Woodstock nel 1969. Il whisky Whistle Pig 10Y incontra il liquore alla canapa, un distillato di mela, lo sciroppo d’acero, e viene completato da menta, camomilla e bitter. Un inno liquido a uno degli eventi più memorabili della storia del Novecento. Ce ne sarebbero molti altri, ma lasciamo a voi la curiosità di andare a provarli e scoprire quali altre novità sono previste alla rincorsa del 2027.
C’è anche chi, per via del poco spazio a disposizione e della grande affluenza, è chiamato a trovare espedienti di servizio funzionali ad accogliere più ospiti. «Nei mesi più intensi, capita spesso di non avere posto a sedere, così per evitare di dare un dispiacere a quegli ospiti che ci hanno cercato e desiderato, abbiamo inventato la Bartender’s Table Experience». Sono le parole di Luca Scaglia, bar manager del Belmond Splendido Mare di Portofino, un gioiello dell’ospitalità del Levante ligure. Un bancone che partendo dai suoi soli quattro posti prova a sfruttarli proponendo due turni a sera, per un percorso degustazione di piatti inediti e drink su misura. Un viaggio al buio ma presi per mano sin dal primo boccone, viaggiando tra i grandi classici che la famiglia Cerea propone da sempre in quel di Portofino, onorando il pescato locale, gli aromi liguri, i sapori mediterranei e l’italianità della proposta.

A fare da contraltare, una serie di drink mai banali, sempre diversi e divertenti, creati da Luca e il suo team. «Se esiste lo chef’s table perché non dare la possibilità agli amanti della miscelazione di vivere una bartender’s experience?». Sì, perché a dettare le regole è senza dubbio l’arte del bere bene, la passione per i distillati, il bancone e la magica atmosfera del bar. L’hotel riapre al pubblico in primavera, la stagione perfetta per riscoprire il Mar Ligure lontano dalle folle estive e godervi l’entusiasmo di uno staff così giovane e così appassionato come quello del Belmond Splendido Mare.

Ancora diverso è sedersi al bancone del Hotel Barrière Le Majestic a Cannes, dove Emanuele Balestra vi guiderà in un viaggio olfattivo fuori dal comune. Appassionato ed esperto di botanica, apicultore, Emanuele cresce personalmente erbe e piante che gli interessa lavorare nei suoi cocktail sviluppando in autonomia profili aromatici assolutamente unici. Collaborando insieme a un colosso dell’industria delle essenze quale Robertet, e vista la vicinanza con Grasse – luogo cult per la produzione dei più noti profumi al mondo – Balestra ha sviluppato una sensibilità unica in materia anche perché associata al mondo spirits. Al bancone del Barrière Le Majestic non proverete solo ricette uniche per composizione e ricettazione, ma vedrete che ogni bicchiere è stato disegnato personalmente da Emanuele con lo scopo di privilegiare l’esperienza olfattiva.


Sarà forse questa l’occasione per ricredersi sull’hotel come luogo per aperitivi e cocktail e non solo come destinazione di un soggiorno? Gli esempi non si fermano certo qui e non vediamo l’ora di accogliere le novità di questo 2026!