Gault&Millau arriva ufficialmente in Italia. L’annuncio è stato dato a Praga, durante la cerimonia annuale della guida dedicata alla Repubblica Ceca. A condurre l’edizione italiana sarà Laura Pacelli con un team di circa cento ispettori, e una visione che promette di unire il metodo francese allo sguardo italiano. «Gli ispettori italiani non saranno critici professionisti, ma giornalisti, esperti e appassionati di gastronomia» precisa Daniele Scaglia, general manager per l’Italia di Gault&Millau. «Alcuni seguiranno un percorso di formazione in Francia, altri direttamente in Piemonte. Per ogni regione, a seconda della copertura, ci saranno dai 25 ai 30 ispettori.
La prima edizione della Guida Gault&Millau Italia è attesa per gennaio 2027, i contenuti saranno disponibili gratuitamente online, senza paywall, ma uscirà anche una versione cartacea. Si parte da cinque regioni: Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige, con l’obiettivo di completare la mappatura dell’intero Paese entro il 2031.
La sede di Gault&Millau Italia sarà in Piemonte dove sarà sviluppato il G&M Academy Training Center, un risultato che, come sottolineato dal presidente della Regione Alberto Cirio, conferma il ruolo centrale del territorio nella promozione dell’enogastronomia italiana a livello internazionale.
Fondata a Parigi nel 1972 da Henri Gault e Christian Millau, la guida si è affermata nel tempo come riferimento internazionale per la critica gastronomica. Il sistema di valutazione è basato sui toques, i cappelli da chef (da 10,5 a 20/20), il cui mantenimento non è certo, anche perché c’è già un’altra guida piuttosto nota a usare i cappelli da chef per le valutazioni – ed è possibile che ai tempi, proprio dalla Gault&Millau abbia preso ispirazione.
L’approccio Gault&Millau valorizza la personalità della cucina, l’equilibrio dell’esperienza e l’accoglienza, con un’attenzione crescente a giovani talenti. «Gli ispettori sono anonimi – spiega Miroslav Lekeš, ceo di Gault&Millau –pagano il conto, devono fornirci lo scontrino e sono retribuiti: è una questione di trasparenza e credibilità. Abbiamo più di quaranta criteri di valutazione, e se un ristorante non ci convince, torniamo. Non vogliamo rovinare chi lavora con serietà ma ha avuto una giornata storta».

Viene in mente un panorama delle guide affollato in Italia, e soprattutto un’altra guida, quella rossa: «Non ci sentiamo in competizione con la Michelin – continua Lekeš – abbiamo un altro approccio, un altro pubblico: ci rivolgiamo a tutti, non solo agli addetti ai lavori». Non ci sarà solo l’alta ristorazione però: «Non vogliamo fermarci alle grandi città» continua Daniele Scaglia, «il nostro scouting parte dai centri minori, dalle realtà meno esplorate, e si estende anche alla ristorazione più popolare. Oltre al fine dining, includeremo una sezione POP con bistrot, street food e pizzerie: luoghi dove si mangia bene senza spendere una fortuna».
Si dice che il progetto italiano della Gault&Millau fosse in cantiere da sei anni, ma ha preso forma solo adesso dopo l’espansione a Est del gruppo e le edizioni in Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Ora, con l’Italia pronta e la Spagna tra i prossimi obiettivi, Gault&Millau rilancia la sfida nel panorama dell’editoria gastronomica, promettendo un nuovo sguardo internazionale e, speriamo, rigoroso sulle cucine d’Italia, lasciandosi alle spalle polemiche passate – come quella sulla proprietà russa del marchio nel 2022, quando Vladislav Skvortsov si dimise dalla presidenza del consiglio di amministrazione, pur restando azionista. E molto, molto al di là di questo, dopo due giorni in una Praga con wine bar che non stonerebbero a NoLo o nel quartiere Isola a Milano – come Vin de Marie, consigliatissimo se passate da queste parti – resta in fin dei conti una domanda sola.
Nel 2026, ha ancora senso fare una guida gastronomica? Online o di carta che sia? Nell’epoca delle recensioni su Google Maps, l’idea di un manipolo di ispettori in incognito che assegnano voti con i cappelli da chef può sembrare anacronistica. Eppure, è proprio in questo caos iperinformato che un’altra guida ben fatta potrebbe tornare utile: lo scopriremo tra un anno. Intanto, benvenuta Gault&Millau Italia.
