Dici Prosecco e molto spesso rischi di confonderti, perché in realtà ce ne sono differenti tipologie, provenienti da differenti territori, anche molto piccoli, come il Cartizze. Si tratta di un ristretto cuore produttivo all’interno della zona del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Un chilometro quadrato che, se fossimo in Francia, probabilmente si chiamerebbe cru, reso particolarmente favorevole per la produzione da una congiunzione di caratteristiche del suolo e del clima, senza togliere il lavoro dell’uomo. Su fianchi collinari dalle pendenze molto elevate, fino al 70-75 per cento, tutte le lavorazioni diventano manuali e faticose per le tantissime famiglie che qui possiedono un piccolo appezzamento. Tra i principali produttori di bollicine di Cartizze ce n’è una con una filosofia enologica molto particolare, che non ha paura di far invecchiare il Prosecco.
Cartizze, cuore di Valdobbiadene
Collocata nel comune di Valdobbiadene, in provincia di Treviso, la zona del Prosecco Superiore di Cartizze Docg è un’area collinare che si estende per soli 107 ettari tra le frazioni di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol. Una sorta di zona nella zona, proprio nel cuore del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Per darsi un ordine di idee, a confronto tutta la Docg ricopre oltre diecimila ettari, mentre il Prosecco Doc ne ricopre oltre trentaquattromila – attenzione, la piramide è solo quantitativa.
I vigneti del cosiddetto “pentagono d’oro” di Cartizze ricoprono pendii ripidi, arrampicandosi sui fianchi delle colline su un terreno ricco di minerali, formatosi con il sollevamento dei fondali marini, oltre cinque milioni di anni fa. Tant’è vero che, passeggiando tra i filari, non è affatto difficile notare pezzi di conchiglie tra le pietre. Simili caratteristiche, assieme a una ventilazione costante e a un’ottima esposizione, rendono questa zona particolarmente vocata.

Un’altra caratteristica interessante riguarda la gestione di questo ondulato fazzoletto di terra. Le vigne sono infatti suddivise in piccole parcelle tra circa 140 proprietari diversi, il che significa appezzamenti che in media fanno meno di un ettaro per ciascuno.
La varietà di uva predominante è ovviamente la Glera, impiegata come base nella produzione di Prosecco (per un minimo dell’85 per cento) e qui se ne trovano anche piante molto vecchie.
Vocata sì, semplice non proprio
«Quando si parla di viticoltura, soprattutto in queste zone, sembra facile finché non si arriva sul posto» scherza Gianluca Tognon, direttore operativo di Ruggeri. «Se per la viticoltura moderna si va dalle 28 alle 40 ore per ettaro di lavorazione, qui si superano le mille».
Ruggeri è tra le aziende più attive nella lavorazione delle uve di Cartizze: si tratta dell’azienda privata che ne vinifica di più. Fondata nel 1950 a Valdobbiadene da Giustino Bisol, può contare su molti conferitori storici della zona, oltre cento famiglie con le quali ha un rapporto di lunga data. «Con queste pendenze ogni operazione dev’essere effettuata a mano», spiega. La stagione 2025 – settantacinquesima annata per Ruggeri – è stata relativamente facile da gestire, ma quando il clima è meno clemente il lavoro è molto duro. «Ciò che ci salva è la continua brezza, che anche dopo le piogge asciuga velocemente». E le piogge dello scorso maggio hanno aiutato a superare un giugno che ha visto uno dei periodi più caldi e siccitosi dell’anno.

Va detto, però, che le lavorazioni continue aiutano a non perdere mai di vista ogni piccola cosa che succede in vigna. «Dovendo entrare così tante volte in vigneto, ogni volta che c’è qualcosa da sistemare, lo si fa subito». Così anche la gestione delle acque viene seguita con attenzione (qui un articolo in cui avevamo spiegato l’importanza di questo aspetto).
Un Prosecco “adulto”
Quando si arriva in cantina, l’impressione è che Ruggeri abbia un’idea di Prosecco tutta sua. In un angolo dei locali di vinificazione l’occhio cade su una collezione di “vecchie annate”. Non si tratta solo di un’esposizione: per alcune etichette l’azienda conserva una piccola parte della produzione e la dedica all’invecchiamento, tanto che è una delle poche a potersi permettere delle degustazioni verticali di annate. Un “Prosecco adulto”, come lo chiamano in azienda, ma per poterlo fare occorre una specifica filosofia produttiva, che prevede un affinamento dei vini sui lieviti per periodi superiori ai tre mesi – ben oltre la media della filiera per un metodo Martinotti – prima della maturazione in bottiglia.

Con la stessa idea alla base, vengono valorizzate le uve di Cartizze, da cui si ricavano un Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg in versione dry – quella più tradizionale – e uno in versione brut – tra i pochi prodotti nella zona.
C’è poi un altro progetto che sta molto a cuore a Ruggeri e che va oltre i confini di Cartizze. L’azienda è stata la prima a produrre un Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg con uve provenienti solo ed esclusivamente da viti di 70-80 anni, chiamato appunto Vecchie Viti. «Abbiamo iniziato per curiosità e ne è nato un prodotto che racconta il territorio, perché nasce da un uvaggio che abbraccia tutte le zone del Valdobbiadene Docg», racconta Gianluca Tognon. Ogni vite – piante mappate e monitorate – viene vendemmiata singolarmente da diversi appezzamenti sparsi per la denominazione. Proprio questa è una delle etichette che qui possono essere degustate anche da annate più vecchie, così come la Giustino B., selezione dedicata al fondatore. E c’è poco da essere scettici, il lavoro che sta alla base di questi vini ha i piedi ben piantati per terra e nel calice si sente.
