Fatti per PutinIl farmaco sul tavolo di Zelensky, e la solita bufala della cocaina

Una foto reale, un medicinale da banco e una rete di account filorussi con la spunta blu: così si riattiva una delle narrazioni più longeve del Cremlino per delegittimare il presidente ucraino e ribaltare le responsabilità della guerra

Immagine tratta dal profilo X di Voldymyr Zelensky

Il Mili Nosik è un farmaco da banco (in alcuni Paesi dell’Est) contro raffreddore e allergia, a base di antistaminico (clorfeniramina) e decongestionante (fenilefrina). Un flacone sulla scrivania di Volodymyr Zelensky ha riacceso una classica narrazione della disinformazione russa e pro-russa: che il presidente ucraino sia un cocainomane, una dipendenza che, assieme alle sue ambizioni malate, avrebbe portato l’Ucraina alla devastazione, con milioni di persone in fuga dal Paese o morte, territori e risorse naturali perduti e economie al collasso.

Si tratta di una narrazione pro-Cremlino ormai «ricorrente, che mira a diffamare il presidente ucraino», come osserva EUvsDisinfo, un progetto dell’Unione europea, condotto dalla task force East Stratcom, contro la disinformazione. All’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, quattro anni fa, circolava perfino un video manipolato in cui Zelensky parlava della sua tossicodipendenza.

A riaccendere la macchina, partendo da una foto reale che ritrae Zelensky con il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, è stato Anatolij Sharij, youtuber e giornalista ucraino. È noto per le sue critiche verso Zelensky e le sue posizioni pro Russia (che lui, però, nega).

Martedì, Sharij, in un post su X, dove ha oltre 273.000 seguaci e si è comprato la spunta blu (@anatoliisharii), ha scritto: «Si tratta di gocce pediatriche a base di fenilefrina – una sostanza simpaticomimetica di tipo aminofillina che provoca la costrizione dei vasi sanguigni nel naso. La costrizione dei vasi sanguigni riduce l’afflusso di sangue alla mucosa del rinofaringe e provoca quindi una riduzione prolungata dell’intensità del suo gonfiore. Il gonfiore si verifica sia in caso di rinite cronica sia a seguito dell’uso, per inalazione nasale, di sostanze di origine venezuelana. Questo farmaco è ben noto ed estremamente popolare tra i consumatori di cocaina; viene esplicitamente consigliato perché è molto pratico: non si instilla nel naso, ma in bocca. In questo modo, si può sniffare e assumere le gocce contemporaneamente. Questo è semplicemente uno spunto di riflessione», chiude subdolamente.

Pochi minuti e la stessa storia con i medesimi toni è stata rilanciata da Russian Market (@runews), oltre 378.000 seguaci e spunta blu, account che spesso interagisce con i contenuti provenienti dai media statali russi e condivide video dai media russi o altri canali filorussi con contenuti che prendono di mira Unione europea, Nato, Ucraina e Occidente in generale, e sostengono apertamente l’invasione russa dell’Ucraina. Sottolinea che la sostanza visibile sulla scrivania di Zelensky, accanto al quale appone una emoji del fiocco di neve aggiungendo un altro livello di speculazioni, è il Mili Nosik, «un prodotto comunemente utilizzato dai consumatori di cocaina».

Simile post è stato pubblicato da Concerned Citizen, oltre un milione di seguaci e spunta blu, il cui handle dice già tutto: @BGatesIsaPsycho, ovvero Bill Gates, l’imprenditore e filantropo sempre al centro, assieme all’immancabile George Soros, di molte teorie del complotto, è uno psicopatico.

Tra gli account in italiano la storia è stata rilanciata da Roberto Avventura (@RobertoAvventu2), oltre ventimila seguaci e spunta blu, che ha riportato quasi integralmente il post di Sharij.

Come spiega EUvsDisinfo, l’obiettivo di questa narrazione russa, come di diverse altre nel contesto dell’invasione dell’Ucraina, è spostare la responsabilità dall’aggressore all’aggredito, riducendo la guerra a accuse personali infondate. È uno sforzo particolarmente rivelante nella fase attuale, in cui gli Stati Uniti sembrano decisi a mettere Kyjiv e Mosca allo stesso tavolo e il presidente Donald Trump non ha mai celato le sue critiche verso Zelensky. Lo stesso scopo hanno narrazioni simili: l’idea che la droga sia un “pilastro” dello Stato ucraino; le accuse secondo cui i fondi europei finanziano cocaina o ville di lusso; i contenuti mediatici inventati per dipingere il presidente ucraino come assetato di sangue. Vittima della disinformazione filorussa sulla cocaina era stato anche Emmanuel Macron, presidente francese, accusato di aver nascosto droga in un fazzoletto – una narrazione che aveva spinto l’Eliseo a ribattere pubblicamente.

Oltre alla questione relativa alla disinformazione (filo)russa, l’episodio, che vede i principali diffusori della narrazione falsa avere la spunta blu su X, evidenzia il problema della stessa, che assicura maggiore visibilità sulla base non dell’autorevolezza bensì di un semplice abbonamento. Proprio la spunta blu di X ha rappresentato una delle ragioni per le quali, appena un mese fa, la Commissione europea ha inflitto un’ammenda di centoventi milioni di euro al social di proprietà di Elon Musk. «Progettazione ingannevole», l’accusa prontamente respinta da Musk e dall’amministrazione Trump al grido «censura».

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