Critiche costruttiveZelensky striglia l’Europa, poi annuncia un trilaterale Ucraina-Usa-Russia

Il leader ucraino al Forum di Davos chiede una svolta nella trattativa, dopo aver pronunciato un durissimo discorso con cui ha messo in evidenza l’incapacità degli alleati europei nel passare dalle parole ai fatti

LaPresse

Ci sarà un trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina e primi incontri dovrebbero aversi già domani o domenica negli Emirati Arabi. Lo ha annunciato Volodymyr Zelensky rispondendo a una domanda al termine del suo discorso al World Economic Forum di Davos. La notizia arriva in fondo, dopo un discorso duro ma lucidissimo in cui il leader ucraino ha strigliato l’Europa per la sua politica troppo attendista e concluso con una standing ovation riservatagli dal qualificato uditorio.

Il presidente dell’Ucraina si è concesso anche un po’ di ironia e a chi chiedeva maggiori informazioni sul trilaterale, ha risposto: «Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. Sì. A volte riceviamo delle sorprese da parte americana». Come dargli torto, visto l’ondivago susseguirsi di annunci di Donald Trump e della sua amministrazione.Il discorso di Zelensky ha fatto seguito al suo incontro con Trump, durato circa un’ora e da entrambi giudicato positivo. Il presidente americano aveva lasciato Davos limitandosi a ribadire la volontà di porre fine in fretta alla guerra, mentre l’inviato speciale Steve Witkoff si era mostrato già ottimista, parlando di «molti progressi».

Ma si diceva del discorso di Zelensky e delle critiche rivolte all’Europa, quasi in un continuum con le parole pronunciate martedì da Mark Carney e traducendo le preoccupazioni espresse dal leader canadese in esempi pratici, con un elenco di tutte le volte in cui l’Unione europea ha scelto – o non ha saputo – rispondere in maniera adeguata alle sfide che le si ponevano davanti, dalla Biellorussia all’Iran, all’invasione dell’Ucraina.

Per giungere all’affermazione più provocatoria: «Non si può costruire un nuovo ordine mondiale solo con le parole». O a domande retoriche del genere: «Se Putin decidesse di occupare la Lituania o di colpire la Polonia, chi risponderebbe? La Nato esiste grazie alla convinzione che gli Stati Uniti agiranno, che non staranno a guardare e che aiuteranno. Ma cosa succederebbe se non lo facessero?».

Zelensky aveva iniziato il suo discorso paragonando la situazione in Ucraina al film “Il giorno della Marmotta”: «Nessuno vorrebbe vivere ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni. Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora in una situazione in cui devo dire le stesse parole».

L’Europa ha perso la sua sfida con Putin, ha continuato il leader ucraino, paragonandolo a Maduro che è già sotto processo a New York, mentre lui nonostante i suoi crimini non subisce gravi conseguenze. «Putin combatte per i beni congelati in Europa e sta avendo un certo successo. L’Ue ha deciso di congelarli ma poi quando era il momento di usarli per l’Ucraina la decisione è stata bloccata. Stesso discorso per il tribunale sui crimini di guerra russi. Manca il tempo o la volontà politica?».

Un Europa che stenta a stare insieme, a diventare una potenza globale, «un continente bellissimo ma frammentato, un caleidoscopio di piccole e medie potenze», per poi affondare ulteriormente il colpo, con un paio di esempi di grande efficacia. «L’Europa aspetta sempre che la Nato la difenda. Se voi mandate 40 soldati in Groenlandia, qual è il messaggio per Putin, la Cina, la Danimarca? Rischiate di non essere presi sul serio. Tutti aspettano di vedere cosa farà l’Europa ma l’Europa non fa niente. Ma quando rifiutate di combattere per la libertà le conseguenze arrivano. Nel 2020 avete rifiutato di aiutare la rivolta della Bielorussia per la democrazia e ora i missili Oreshnik sono in Bielorussia e hanno vari paesi europei nel loro raggio. L’Europa rimane in modalità Groenlandia: “forse qualcuno da qualche parte farà qualcosa”, ma le forze che vogliono distruggere l’Europa non aspettano».

Un orizzonte cupo, soprattutto sul fronte degli aiuti che l’Ucraina riceve per difendersi adeguatamente: «Abbiamo passato l’anno scorso a discutere di missili a lungo raggio, ora non se ne parla neanche più. Non si parla dei missili tedeschi Taurus, non si parla dei missili Tomahawk per non rovinare l’umore degli americani».

Un quadro cupo ma che concede, comunque, a Zelensky uno spiraglio di ottimismo: «Stiamo producendo mille droni al giorno e lavoriamo sugli intercettori, ma ancora non è abbastanza. L’ultima cosa che ho detto a Trump oggi è stato: “Non dimenticarti dei Patriot”. I russi stanno perdendo 35 mila uomini al mese… è importante capire che il loro esercito per la prima volta ha smesso di crescere e se la guerra continua Putin dovrà lanciare una mobilitazione».

 

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