Vino e visioneDal cuore dell’Abruzzo al mondo

Cresciuta sui mercati internazionali, Fantini Wines ha riscritto il racconto del vino del Mezzogiorno. Un modello industriale atipico, radicato nei territori e capace di creare valore senza perdere identità

Unsplash

È una traiettoria che oggi appare lineare, ma che nel 1994 aveva il passo incerto delle intuizioni controcorrente. In un piccolo ufficio di Ortona, affacciato sull’Adriatico, Fantini Wines prende forma a partire da un’idea semplice e ambiziosa insieme: produrre vini accessibili, riconoscibili, affidabili, capaci di parlare ai mercati internazionali senza tradire la cultura contadina del Sud.

A guidare quella visione c’è Valentino Sciotti, imprenditore autodidatta, figlio di una terra dove il vino era presenza quotidiana prima ancora che progetto industriale. Il suo approccio rompe presto un luogo comune duro a morire: il vino del Mezzogiorno non è solo racconto di rusticità e prezzo, ma può diventare espressione di eccellenza contemporanea, curata nel gusto, nel design, nella strategia.

Fantini costruisce così un modello produttivo originale. Non possiede grandi estensioni di vigneto, ma lavora con una rete di piccoli conferitori locali, valorizzando competenze agricole stratificate nel tempo. La tecnologia entra in cantina come strumento di controllo e precisione, mentre la vinificazione mantiene un’impronta sartoriale, pensata per adattarsi ai vitigni e ai mercati. È un equilibrio sottile, che permette di crescere senza snaturarsi.

Oggi il gruppo opera dall’Abruzzo alla Puglia, dalla Sicilia alla Basilicata, fino alla Spagna. Al centro ci sono i vitigni autoctoni – Montepulciano, Primitivo, Negroamaro, Nero d’Avola, Aglianico, Pecorino – interpretati in chiave contemporanea. Etichette come Edizione Cinque Autoctoni, Calalenta, Zolla o Zenko raccontano territori diversi con un linguaggio comune, capace di parlare tanto agli enotecari nordamericani quanto ai giovani wine lover asiatici.

La crescita è accompagnata da numeri solidi. Il 2025 si chiude con 81,1 milioni di euro di ricavi, un export che supera il 95 per cento e una presenza in oltre 90 Paesi. Ma a colpire è soprattutto la qualità della struttura: un Ebitda vicino al 28 per cento, una leva finanziaria contenuta e una capacità di investimento continua in ricerca, digitalizzazione e nuovi progetti produttivi. Un percorso che ha valso a Fantini, per l’ottavo anno consecutivo, il riconoscimento Deloitte Best Managed Companies.

Accanto alla dimensione industriale, Fantini ha scelto di lavorare anche sull’esperienza. Con Borgo Baccile, resort diffuso tra le colline di Ortona, il vino diventa ospitalità, racconto, cucina. Un luogo che restituisce al visitatore un’idea di Sud lontana dagli stereotipi, dove la tradizione dialoga con un’estetica sobria e contemporanea.

Nel frattempo, l’azienda entra in una nuova fase generazionale. Accanto a Sciotti c’è oggi la figlia Giulia, alla guida del marketing e della comunicazione internazionale, con una visione che insiste su responsabilità, relazione e racconto. Il vino come prodotto culturale prima ancora che commerciale.

«La nostra forza è innovare restando fedeli alle radici», sintetizza Sciotti. In ogni bottiglia c’è un pezzo di Abruzzo, certo. Ma soprattutto c’è un’idea di futuro possibile per il vino del Sud: aperto, competitivo, consapevole. Una conquista che non passa dai proclami, ma da un lavoro paziente, bottiglia dopo bottiglia.

X