Askatasuna & Co.L’ennesima deprimente puntata dello scontro fascisti contro fessi

Se a menare i poliziotti fossero stati militanti di Casapound, Meloni sarebbe stata ben più sobria. Ma tanto chi li sgombera quelli?, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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Ci sono due dati di fatto su cui da tempo non ho più voglia di litigare e nemmeno di discutere: il primo è che al governo non c’è il fascismo, ma di fascisti è pieno; il secondo è che l’opposizione è altrettanto piena di fessi, che fanno il gioco dei fascisti in ogni modo possibile. Su questo secondo punto c’è poco da dire, le orrende ma facilmente prevedibili scene di violenza della manifestazione a favore del centro sociale Askatasuna testimoniano, una volta di più, l’autolesionismo della linea di Elly Schlein. Le giuste parole di condanna delle violenze contro la polizia limitano ma certo non compensano il danno di una identificazione del Pd e del centrosinistra con quel mondo, con quel modo di parlare e di fare politica, che è stato per decenni il nemico numero uno della sinistra democratica, socialdemocratica, post-comunista e persino comunista (se pensiamo agli scontri tra i movimenti estremisti degli anni Settanta e i dirigenti del Pci).

A conferma del primo punto sta il modo in cui Giorgia Meloni e tutto il suo partito si sono lanciati sui fatti di Torino, con la presidente del Consiglio, ancora una volta dimentica della sua intermittente battaglia garantista, che chiede pubblicamente ai magistrati di procedere per tentato omicidio e torna ad annunciare provvedimenti per dare alle forze dell’ordine quelle «mani libere» già invocate da Matteo Salvini giusto nelle ore in cui le squadracce di Donald Trump ammazzavano cittadini americani innocenti per le strade di Minneapolis (motivo per cui il provvedimento era stato prontamente insabbiato, in attesa di un ciclo di notizie più favorevole con cui promuoverlo, com’è evidente dal seguito della storia). E questi sarebbero i liberali e garantisti, che dovrebbero proteggerci dagli abusi dell’autorità giudiziaria.

È ovvio che se le cose fossero andate al contrario, come accadde ad esempio con gli studenti di Pisa insensatamente manganellati dai poliziotti due anni fa, Meloni non si sarebbe sognata di invocare fermezza contro i picchiatori, e infatti in quel caso si schierò al loro fianco. Ma è altrettanto evidente che si sarebbe ben guardata dal correre in ospedale con telecamere al seguito e dall’invocare punizioni esemplari se ad aggredire i poliziotti fossero stati i militanti di Casapound, ipotesi del resto puramente scolastica, perché quelli non li sgombera nessuno, guarda un po’. Il punto è che la presidente del Consiglio si sogna capo del governo in perpetuo ma è e resterà sempre una capofazione, costantemente alla ricerca di un nemico assoluto su cui costruire le sue campagne di odio, e quando faceva quegli orrendi video sotto il cartello con la scritta «Bibbiano», rivendicando il fatto che loro di Fratelli d’Italia erano stati i primi ad arrivare e sarebbero stati gli ultimi ad andarsene, non diceva altro che la pura verità. E infatti, metaforicamente parlando, stanno ancora lì.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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