Spie nell’era digitaleFonti aperte e quantum, la mini-riforma dell’intelligence italiana

Spiegato il decreto che ha riorganizzato il Dis: più analisi open-source, tecnologia sviluppata in casa e corsa agli algoritmi resistenti al calcolo quantistici

Palazzo Dante, sede unitaria dell’intelligence italiana (sicurezzanazionale.gov.it)

Raccontano che al sottosegretario Alfredo Mantovano, che all’incarico di Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica somma anche quello di segretario del Consiglio dei ministri oltre alle deleghe in materie di cybersicurezza e antidroga, piacciano molto mappe e grafici. Lo stesso Mantovano ha più volte evocato la necessità di superare le «sovrapposizioni» che, dice, sono il frutto di una distinzione interno-esterno, quella su cui si basa l’intelligence italiana dalla riforma del 2007, che è stata superata dal contesto internazionale attuale.

Per questo, il sottosegretario con delega all’intelligence, sfumato il tentativo di riforma avviato pochi mesi dopo l’insediamento del governo, ha lavorato per rafforzare il ruolo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), ovvero la struttura della Presidenza del Consiglio che coordina le due agenzie d’intelligence e si occupa per esse dell’acquisizione di strumenti e tecnologie. Il tutto sfruttando l’innovazione tecnologica. In particolare, sull’analisi. Quella strategica, chiaramente, che il Dis può fare secondo quanto previsto dalle norme (anche se non sempre la possibilità è stata sfruttata dalla politica e/o dal comparto). Quella tattica, invece, è bene ricordarlo, rimane alle due agenzie (Aise per l’estero e Aisi per l’interno) che non passano le informazioni “grezze” al Dis.

Il frutto di questo lavoro è nel Dpcm 1 adottato l’8 gennaio scorso, che ha riorganizzato il Dis. Il contenuto di questo regolamento, così come di tutti i regolamenti organizzativi del comparto intelligence, è secretato. Ma Vittorio Rizzi, direttore generale del Dis, ha spiegato ieri, a grandi linee, quella che alcuni hanno ribattezzato mini-riforma del sistema, introducendo un’espressione nuova: soft intelligence. In uno scenario geopolitico in continua evoluzione, una quota significativa delle informazioni sensibili, circa il 30%, proviene dalle fonti aperte (open-source intelligence o Osint), ha proseguito. «Non è pensabile esplorare efficacemente il mondo dell’open source senza strumenti particolarmente performanti, a partire dalla capacità computazionale e dagli applicativi software dedicati», ha osservato Rizzi. L’obiettivo, dunque, è costruire una soft intelligence capace di intercettare le dinamiche della minaccia ibrida e di analizzare il quadro informativo liberamente disponibile, filtrando però l’enorme quantità di dati accessibili. Per questo, «una capacità computazionale in-house è una necessità: l’intelligence non può esporre le proprie informazioni su sistemi commerciali». E ancora: «Questa sovranità tecnologica degli apparati di intelligence non è un lusso», bensì una condizione «imprescindibile» per la sicurezza nazionale.

Due indizi sulla nuova missione del Dis arrivano dagli inserti delle ultime due relazioni, quelle cioè sotto la direzione Rizzi. L’anno scorso quello dedicato all’intelligenza artificiale. Quest’anno quello dedicato alla corsa alle tecnologie quantistiche, guidata, almeno per quanto riguarda i brevetti, dalla Cina (46%), davanti agli Stati Uniti (23%) e più indietro Giappone e Unione europea (entrambi al 6%).

L’inserto di quest’anno spiega che lo sviluppo di sistemi quantistici «può (…) costituire un valido supporto al settore Osint, con particolare riferimento all’efficientamento della raccolta, dell’analisi e della valorizzazione informativa dei dati raccolti in fonti aperti. In tale contesto, l’applicazione di algoritmi quantistici potrebbe accelerare il processo di correlazione delle informazioni e di individuazione di trend emergenti». È necessario, ha sottolineato Rizzi in conferenza stampa, «essere al passo con queste tecnologie» e «lavorare su algoritmi che siano quantum-resistenti per evitare che gli attuali sistemi crittografici possano essere violati dalla quantum-era».

La tecnologia non è più soltanto innovazione, «è motore di cambiamento», «uno dei principali fattori che incidono sulla sicurezza del Paese», ha dichiarato ancora Rizzi. E «a fronte di questa minaccia nuova c’è bisogno di una nuova postura», ha aggiunto. Ecco spiegato il Dpcm di gennaio, e le diverse decine di milioni di euro che il governo sembra aver deciso di affidare al Dis per lo sviluppo di capacità di calcolo avanzate.

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