
In queste ore, i russi aiutano gli iraniani a individuare con successo gli obiettivi militari americani nel Golfo. E, anche per questo, sono arrivati i primi sette morti, ê centocinquanta feriti, nonostante per il momento gli americani combattano soltanto una guerra aerea e da remoto.
Nelle stesse ore, gli ucraini hanno fornito agli americani i sistemi di intercettazione dei droni iraniani che i russi usano in Ucraina e che gli ucraini hanno imparato ad abbattere con sistemi tecnologici a basso prezzo e molto efficaci. L’aiuto ucraino agli Stati Uniti è arrivato colpevolmente con settimane di ritardo, a causa di uno stupido e arrogante rifiuto americano di accettare l’offerta tecnologica di Volodymyr Zelensky, quello che secondo Trump non aveva a disposizione «nessuna carta».
In estrema sintesi, la situazione sul campo di battaglia del Golfo è che i russi aiutano gli iraniani a uccidere gli americani, e gli ucraini aiutano gli americani a difendersi.
Due più due dovrebbe fare quattro, ma non nell’aritmetica Maga. Donald Trump, infatti, si è vantato di avere finalmente a disposizione gli intercettori di droni, ma non ha detto che la tecnologia è una gentile concessione ucraina, mentre qualche giorno prima si era inalberato quando un giornalista gli aveva chiesto che cosa intendesse fare per evitare che i servizi di Vladimir Putin aiutassero Ayatollah e Pasdaran a colpire gli americani.
Steve Witkoff, l’improbabile palazzinaro che Trump ha elevato assieme a suo genero a capo negoziatore americano in Russia e in Medio Oriente, e con i risultati sotto gli occhi di tutti, ha detto di credere ai russi quando dicono che non è vero niente: «Ci fidiamo della loro parola». Anche Trump si fida di Putin, e ieri nel raccontare la telefonata col dittatore russo ha detto che i due hanno parlato a lungo di Medio Oriente e che Putin «vuole aiutare, vuole essere molto costruttivo». Per ringraziare Putin di questa generosa volontà di aiutare, dimenticandosi che sull’altra linea indica agli iraniani gli obiettivi americani da colpire, Trump gli ha promesso di togliere le sanzioni alla Russia.
Si tratta dello stesso Putin che, molto costruttivamente, ha espresso massima vicinanza al nuovo leader supremo dell’Iran Mojtaba Khamenei (morto un Khamenei se ne fa un altro, anche perché così non c’è neanche bisogno di cambiare i cori e il merchandising), tutto questo mentre Trump, quello che secondo i fessi italiani aveva a cuore le sorti delle giovani donne iraniane, non riesce a unire i puntini e da una parte abbraccia il Putin che facilita l’uccisione degli americani e dall’altra minaccia nuovi bombardamenti «venti volte più potenti» di quelli già effettuati su Teheran «che renderanno praticamente impossibile per l’Iran ricostruirsi di nuovo come nazione: Morte, Fuoco e Furia si abbatteranno su di loro».
Nel giro di un paio di tweet, Trump è passato dal sostegno alle giovani donne iraniane, cui hanno creduto solo i babbei, alla scelta del nuovo leader, fino alla cancellazione definitiva del futuro iraniano, senza mai abbandonare la totale e completa sottomissione a Vladimir Putin.
Non ci sono molte alternative: o Trump è un asset russo, o è un fesso, o è solo interessato a fare affari con Putin. Tendo a pensare che siano vere tutte e tre le ipotesi.