La scorsa settimana, il Servizio europeo di azione esterna ha pubblicato il suo report annuale sulla disinformazione, il quarto dall’inizio delle pubblicazioni annuali da parte dell’ufficio di strategic communications di Bruxelles, intitolato “Dismantling the Foreign Information Manipulation and Interference (FIMI) house of cards”.
Il report è stato presentato a Bruxelles alla presenza dell’Alta rappresentante Kaja Kallas e del primo ministro montenegrino Milojko Spajić. Un ospite da un Paese partner che segnala l’attenzione posta da Bruxelles al fenomeno della disinformazione nei Paesi dei Balcani occidentali, soprattutto in vista dei loro progressi nel processo di allargamento dell’Unione. Il Montenegro aspira infatti a diventare prossimamente membro dell’Unione e come altri Paesi nello spazio geopolitico a est dell’Unione si vede costretto ad alzare le difese contro la disinformazione e le interferenze esterne. Lo dimostrano le elezioni in Moldavia dell’ottobre 2025 – dove le interferenze del Cremlino e i suoi proxy hanno fatto notizia anche per l’uso incrementale dell’intelligenza artificiale – e l’attesa per uno scenario simile nella prossima tornata elettorale in Armenia nel giugno di quest’anno.
Come ha sottolineato Spajić, le operazioni di manipolazione delle informazioni da parte di attori stranieri sono ormai «uno strumento strategico della competizione geopolitica» e «per loro stessa natura, transnazionali». Spesso originano al di fuori dei confini del Paese target e rientrano in strategie di influenza più ampie, che vanno oltre il singolo caso. In questo contesto, a detta del primo ministro, il Paese si prepara a rafforzare la cybersicurezza, la resilienza informativa e la preparedness complessiva del Paese.
Nelle parole dell’Alta rappresentante Kallas, il confronto in atto è sempre più una guerra cognitiva, combattuta sul terreno delle narrazioni e degli algoritmi. Un fronte rispetto al quale anche il Montenegro è chiamato a strutturarsi, per esempio dotandosi di un proprio centro di comunicazione strategica con il supporto di Bruxelles. Finora, ha osservato Kallas a margine di un recente Consiglio affari esteri, l’Unione ha agito soprattutto in difesa – recentemente con lo “scudo” del Democracy Shield. Mentre la Russia spende miliardi in media statali e le operazioni cinesi diventano sempre più sofisticate, però, l’Unione europea dovrebbe anche «affilare la spada»: passando dalla sola capacità di allerta a un’azione più incisiva, che includa sanzioni contro le reti Fimi e un rafforzamento della cooperazione con le autorità di law-enforcement.
Ma quali sono i trend evidenziati dal report?
Sul fronte russo, la manipolazione informativa e le interferenze straniere si confermano uno strumento strutturale del potere statale, pienamente integrato nel più ampio arsenale della guerra ibrida del Cremlino. Nel 2025, queste operazioni hanno accompagnato e sostenuto le priorità strategiche di Mosca, a partire dalla guerra contro l’Ucraina e dal tentativo di indebolirne i partner internazionali. Le attività informative si sono intrecciate con azioni ibride contro gli Stati membri dell’Unione europea, come incursioni di droni, sabotaggi, attacchi a infrastrutture critiche in Paesi come Polonia, Romania, Lituania ed Estonia, con l’obiettivo di testare e manipolare la percezione pubblica.
Il modello operativo resta coerente: combina strumenti overt e covert, adattando messaggi e canali alle diverse opinioni pubbliche e puntando a creare o amplificare fratture sociali già esistenti. Le elezioni si confermano un bersaglio privilegiato, con campagne calibrate sui contesti nazionali – dalla proliferazione di account anonimi su TikTok in Repubblica Ceca alla pressione senza precedenti registrata in Moldavia. Un ruolo centrale continua a essere svolto anche dai servizi come l’Svr (l’intelligence russa per l’estero) sempre più esposti nel diffondere narrazioni infondate poi rilanciate dall’ecosistema Fimi. La traiettoria è destinata a rafforzarsi: i finanziamenti ai media statali sono in aumento e dovrebbero superare i 1,5 miliardi di euro nel 2026 (+7% rispetto al 2025). Un’espansione che lascia prevedere un’intensificazione delle operazioni Fimi, anche verso nuovi teatri come il Baltico e l’Artico.
Pechino punta invece a consolidare la propria immagine di potenza globale affidabile, mentre erode l’influenza occidentale nei principali ambiti della governance internazionale. Nel 2025, le attività Fimi cinesi hanno combinato strumenti diversi: dalla diffusione di narrazioni complottiste all’espansione della propria infrastruttura informativa – con una attenzione privilegiata ai Paesi del Sud globale, a partire dal continente africano. Un elemento chiave è la cosiddetta soppressione informativa transnazionale: pressioni e intimidazione contro voci critiche (spesso nelle comunità della diaspora) per indurre all’autocensura e ridurre lo spazio per contenuti indipendenti – nei media, nell’accademia e nella società civile, per poi riempirlo con messaggi allineati agli interessi strategici cinesi. In questo quadro si inseriscono anche campagne mirate a promuovere un ordine multilaterale alternativo e a difendere le posizioni di Pechino su dossier sensibili come Taiwan, Hong Kong, lo Xinjiang e il Mar cinese meridionale.
L’ultima tendenza evidenziata, nei 540 casi studiati dal report e diretti contro più di 100 Paesi nel mondo attraverso più di 10,000 canali, riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale. Nel 2025, il 27% degli incidenti rilevati dal Seae ha coinvolto tecniche legate all’IA, con un aumento significativo rispetto all’anno precedente (+259%). Attori russi e cinesi hanno ormai integrato questi strumenti nelle loro operazioni, utilizzandoli per produrre contenuti su larga scala, replicabili in più lingue e con costi ridotti. Dalla generazione automatica di testi all’uso ormai sistematico di audio “sintetici” e voice cloning, fino a video e immagini sempre più credibili – impiegati anche per impersonare individui, come nel caso delle elezioni in Moldavia. L’obiettivo non è la qualità o la precisione, ma la saturazione dello spazio informativo: una strategia che porta a una produzione massiva di contenuti spesso di bassa qualità.
«Oggi le guerre non si combattono solo con carri armati e droni, ma anche con menzogne e algoritmi», ha avvertito l’Alta rappresentante Kallas. In un momento in cui la tutela dei sistemi democratici è diventata una delle sfide decisive per l’Europa, è bene che Stati membri, istituzioni sovranazionali e Paesi partner – dopo aver alzato le difese, si preparino anche ad azioni più incisive per smantellare le reti sempre più integrate della disinformazione e repressione informativa transnazionale.