
Mi è andata un po’ come a Ursula. Sabato, quando l’Iran ha iniziato a far volare missili su Dubai, Ursula von der Leyen ha fatto un tweet (o come si chiamano ora) dicendo che, data la gravità della situazione, convocava una riunione sulla sicurezza per lunedì.
Tutte le pagine di tutti i social mi si sono riempite di meme, Sanremo era dimenticato (ci aveva messo del suo a non essere memorabile) e tutti si baloccavano solo con gli europei che non lavorano di sabato e domenica neanche se piovono missili.
Ho ricevuto e inviato solo meme per mezza giornata, e ho pensato che oggi ne avrei scritto, di noi sfaccendate che guai a farci lavorare nel fine settimana. Poi però l’algoritmo, che non onora i festivi, mi ha fatto capire che la situazione evolveva più velocemente di quanto io o Ursula potessimo prevedere.
E quindi ora eccomi qui, di lunedì pomeriggio, a scrivere questa paginetta del martedì quando da due giorni ho Instagram monograficamente pieno di italiani a Dubai. Sembra Cortina a Natale del 1984. Sembra Rimini a Ferragosto del 1962. Sono tutti lì. E hanno, scopro, opinioni assai perentorie sull’essere lì.
Io Dubai la conoscevo solo di nome, solo perché ogni tanto qualcuno dei miei conoscenti dice qualcosa tipo «sì, si fanno un sacco di soldi, ma come si fa, la gente ridotta in schiavitù coi passaporti sequestrati»; per quello, ma soprattutto perché ci fa scalo la Emirates.
Non so come sia successo che un posto che fino a quindici anni fa nessuno aveva mai sentito nominare sia diventato quello da cui devi passare per andare ovunque, ma attualmente ho una quantità di conoscenti prigionieri da qualche parte – in Thailandia, alle Maldive, in Australia – perché essendo chiusa quella rotta aerea non possono tornare.
Un’amica ieri ha speso una cifra che farebbe indignare l’internet per un biglietto aereo che dalla Thailandia la faccia tornare facendo un giro più largo, da Hong Kong e Parigi, saltando Dubai. Sarebbe potuta restare in spiaggia una settimana in più e non sarebbe successo niente, ma dice che i prezzi sono già triplicati e comunque chi ci vuol stare in quella zona del mondo coi missili che volano.
Un conoscente ha dormito nel parcheggio del Mandarin, a Dubai, perché la soluzione, quando hai i turisti ricchi e i missili in testa, è mandarli nel parcheggio tre piani sottoterra.
Un’altra conoscente, che tornando dalle Maldive ha avuto la sfiga di fare scalo a Dubai poco prima che chiudessero l’aeroporto, dice che dopo tre notti «con questi beduini» ha imparato a distinguere tra il rumore dell’intercettore e quello del caccia. Corso rapido per l’apprendimento sonoro dei dettagli bellici.
Ma tutto questo è nulla in confronto agli italiani a Dubai che mi propone l’Instagram. Intanto: di nessuno di questi si capisce che mestiere faccia. Le donne do per scontato siano la replica di quella conversazione tra Silvio Berlusconi e Nadia Macrì («e lei cosa fa di bello?» «presidente, cosa vuole che faccia: le marchette»). Gli uomini boh.
Sono tutti founder di non si capisce cosa, head di non si capisce cosa, dietologi, mistici, esperti di jet privati. È come se i missili volassero sopra il set d’un film di Carlo Vanzina, al quale in quarantott’ore di scoperta di quest’umanità favolosa ho pensato tantissimo. Ho persino visto uno che fa i video indossando una Lacoste bianca, non vedevo una Lacoste bianca da quando giocavo a tennis in un circolo che ti cacciava dal campo se non eri in bianco, una quarantina d’anni fa.
Ricopio, per farvi capire lo spirito di questi meravigliosi espatriati che ogni proloco sogna d’avere dalla sua parte, la didascalia di uno di questi video, fatto da uno che nella bio ha scritto che fa l’allenatore di calcio a 5 (qualunque cosa sia) e dall’accento parrebbe non essere mai uscito dal Grande Raccordo Anulare, e invece è a Dubai, due ore fuori dal centro, perché come molti sembra convinto che i missili siano una questione di codice postale e quindi è andato un po’ fuori perché il figlio grande sennò ai rumori dei missili fa troppe domande.
Didascalia del video: «Ancora più convinto che viviamo in uno stato che cura il cittadino in ogni suo aspetto. Grazie Emirati Arabi Uniti». È un bel direttore. Nel parlato del video, il nostro eroe del raccordo arabo dice che «veramente chapeau» perché «comunque la sicurezza, ragazzi, parliamoci chiaro, è stata pazzesca, perché non so quante altre nazioni avrebbero potuto reggere un attacco di, boh, duecento e passa missili». Non ci sono neanche molti altri posti che abbiano davanti l’Iran, da un lato l’Iraq, dall’altro il Pakistan, e insomma diciamo che ci si aspetta che gli emiri abbiano una difesa più organizzata dei francesi, ecco.
La «ceo and founder» di una compagnia di aerei privati dice tranquilli, potete portare via il cane sul vostro bravo jet privato, se hanno i vaccini in ordine i cani possono uscire dall’Oman, entrare è più complicato ma chi è che vuole far correre rischi al proprio figlio peloso facendolo andare in quei posti pericolosi, diamine.
La founder di un qualcosa che riguarda lo yoga (abbiate pazienza, sono territori a me ignoti) è sollevata perché il suo aereo è partito da Abu Dhabi poco prima che lanciassero i missili, quindi è sana e salva alle Maldive, ma ci sono anche brutte notizie: i partecipanti al suo seminario di yoga non riescono ad arrivare alle Maldive, mannaggia e mannaggetta. Ci vuole empatia, ci spiega.
Ma la maggior parte ci tiene a dirci che sono tutti falsi allarmi, lì non c’è nessun pericolo, sono sempre la nazione «chapeau» che diceva quell’altro. «Ma scappare da dove, da cosa», arringa un’agente immobiliare che inspiegabilmente non gorgheggia “Maracaibo”. «Noi che eravamo qui abbiamo percepito più panico dall’Italia che da Dubai. Ho visto anche qui qualcuno cavalcare il trend del panico».
Forse si riferisce a una delle mie preferite – bio: «imprenditrice esoterica» – che è andata anche lei fuori Dubai, e ci filma una specie di gigantesca tavernetta arredata da nuovi ricchi e in effetti deserta: «Ci siamo solo noi, il resort è completamente privato, questa è la location».
Non so che lavoro sia quello che indica una signorina bionda nella sua bio con le parole «Ho costruito la mia indipendenza on line», ma anche lei è indignata con chi osa dire che Dubai è pericolosa, per qualche missile: «Basta stare tranquilli in casa per precauzione». Nessun rispetto, dice la signorina, per chi soffre d’ansia: «Trasmettere tutto questo fa male».
La «licensed influencer» trasmette da un garage sotterraneo piuttosto affollato, e sembrando eccezionalmente sana di mente dice «le persone sembrano stare tranquille, non so come cazzo fanno».
La tizia che da una terrazza su cui è a cena «con spettacolo pirotecnico» ci indica un palazzo che è stato colpito avrà cinquantamila euro di roba Chanel addosso: forse Carlo Vanzina non basta, forse ci vogliono i Monty Python, forse neanche loro bastano, è proprio qualcosa di completamente diverso.
La mia preferita è forse quella che ci spiega che il governo ha detto di stare lontani dalle finestre, per non correre il rischio d’inciampare in un missile, e ce lo dice facendo il suo bravo video in balcone. Ma moltissime sono le candidature in quella che è forse la prima convergenza tra guerra con le telecamere nel telefono e guerra in territorio di ricchi: il sogno bagnato di qualunque sceneggiatore.
La coach (di non so che, immagino di vita) è a Bali, è partita da Dubai cinque giorni prima, voleva rimanere ma sentiva il bisogno d’essere «abbracciata da mamma Bali», e la lezione che ne trae non è «non andate nei posti di terzo mondo arricchito» ma «fidatevi dell’energia che vi circonda, lasciatevi guidare».
Il tizio che si occupa di fitness ed è in un sotterraneo col gatto nella gabbietta, ma ammonisce «non credete a tutto quello che vedete sui social, le esplosioni sono per via dell’intercettamento».
Il digital creator che in napoletano stretto ci spiega che è «un sabbbato più particolare» mentre si fa i toast con la nutella. «La cosa piùbbrutta è quando suona l’àlllert».
La coppia siciliana – bio di lui tutto sommato onesta: «New projects coming soon» – fa un video dal supermercato, davanti allo scaffale della pasta Barilla. Ringraziano per la preoccupazione, ma lui spiega che ci sono stati molti boati ma ora si fanno una lasagna, lei aggiunge che «a Dubai la sicurezza è una priorità assoluta, i sistemi di sicurezza funzionano perfettamente, la vita continua». La Russia di Stalin aveva più dissidenti dell’Italia di Dubai.