La confessioneLe bandiere ucraine cacciate dai cortei, e la sparizione della sinistra

Il silenzio dei leader di partito del cosiddetto campo largo è una dimostrazione di stupidità e di viltà, nella migliore delle ipotesi

Lapresse

Se la sinistra italiana esistesse ancora, e avesse ancora un’identità, un minimo di consapevolezza storica e senso di sé, avrebbe reagito con veemenza all’orrendo spettacolo delle bandiere ucraine cacciate dai cortei del 25 aprile. L’acquiescenza di tanti, a cominciare dai vertici dei principali partiti che a quei cortei partecipavano, è una dimostrazione di stupidità e di viltà, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, è una confessione.

Se non si trattasse semplicemente di opportunismo, sarebbe infatti la conferma del fatto che antifascismo, marxismo, internazionalismo sono sempre stati anche qui, proprio come nei Paesi del socialismo reale, nient’altro che specchietti per le allodole, parole vuote con cui imbrogliare i fessi e farli marciare al passo dell’imperialismo russo, che è sempre lo stesso dai tempi degli zar, e poi dell’Urss, e oggi di Putin, essendo passato intatto dall’antico regime alla rivoluzione e poi di nuovo alla reazione, dall’Internazionale comunista all’Internazionale sovranista, da Bucharin a Salvini, da Lenin a Dugin, senza che nessuno dei suoi servi sciocchi (o utili idioti) facesse una piega.

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