Da più di quattro anni gli ucraini tengono inchiodati i russi su una linea del fronte lunga più di mille chilometri e sostanzialmente immobile dalla fine del 2022. Per i russi la Seconda guerra mondiale è durata meno dell’«operazione speciale» di Putin. Gli ucraini hanno meno uomini dei russi e dunque i loro turni al fronte sono molto più lunghi e faticosi di ciò che gli standard operativi prevederebbero. Inoltre, tutte le notti le città ucraine vengono bombardate senza pietà. D’inverno, quando le temperature scendono sotto i -20°, i russi prendono di mira le centrali elettriche e le infrastrutture per il riscaldamento lasciando al buio e al freddo milioni di persone.
Secondo Trump gli ucraini «non hanno le carte» per opporsi ai russi. Lo stesso pensiero è stato espresso da molti analisti alla vigilia dell’invasione russa su larga scala. Eppure, sono lì, giorno dopo giorno e non mollano. Per guadagnare l’1% di territorio, i russi hanno dovuto subire un milione di perdite. Più di quelle sofferte durante la battaglia di Stalingrado.
Come hanno fatto gli ucraini a resistere tanto a lungo? Winston Churchill, che ha guidato il Regno Unito mentre si trovava in una situazione analoga a quella degli ucraini, lo ha spiegato in modo semplice: «Le forze morali che nobilitano l’umanità rendono i deboli pari ai forti».
Se è dunque la forza morale a essere l’arma vincente dell’Ucraina, proviamo a capire da dove scaturisce.
«Io volevo fuggire, ma poi ho pensato che a un certo punto avrei raggiunto l’Oceano e allora mi sarei dovuto fermare a combattere.» Queste sono le parole usate da Slava Leontyev, artista di porcellane di Carchiv, per spiegare la sua decisione di rimanere in Ucraina a combattere. Slava è diventato un soldato di prim’ordine, impegnato nell’addestramento di altri aspiranti soldati, persone che prima facevano gli insegnanti, gli studenti, i dentisti e ogni altra professione immaginabile. Questi sono gli uomini e le donne che stanno tenendo in scacco una delle più grandi potenze militari del mondo. Persone che hanno mediamente più di venticinque anni, spesso molti di più, perché in questa guerra i genitori hanno deciso di andare a combattere al posto dei figli, per salvaguardare la generazione che dovrà ricostruire il Paese. Slava è dunque un soldato e un artista. Le due cose sono indissolubilmente connesse nella sua vita. Slava non ha mai pensato a rinunciare a fare porcellane con la moglie Anya. Quando torna dal fronte, la sera, si siede insieme a lei e modella la porcellana che Anya ha disegnato e che poi dipingerà.
L’arte e la guerra si incontrano spesso insieme in Ucraina. Nel 2024 sono stato a Odessa con mio figlio Giulio. Volevo che conoscesse la forza e il coraggio degli ucraini, ma anche la loro straordinaria umanità di persone «forti, gentili e dure a morire» come li ha descritti il loro presidente Zelensky. Siamo andati a visitare il sontuoso teatro dell’opera di Odessa che gli ucraini continuano a frequentare regolarmente. Quando scatta l’allarme per un bombardamento, gli spettatori scendono nel rifugio antiaereo collocato nello scantinato del teatro. Appena concluso l’allarme lo spettacolo ricomincia dal punto esatto in cui si era interrotto. La stessa identica cosa accade nei luoghi dell’istruzione, dagli asili alle università. L’educazione, come la cultura, non si è mai fermata in Ucraina.
Per gli ucraini l’arte e la cultura sono parte integrante della resistenza all’aggressione russa. Avendo subito molteplici tentativi di russificazione, gli ucraini sanno che l’unico modo per tenere viva la loro identità è riunirsi intorno alla cultura nazionale, continuando a viverla e praticarla. Ogni ucraino è consapevole che la cultura è il primo obiettivo dell’invasore, lo hanno imparato dall’epoca in cui gli zar russi vietarono persino l’uso della parola ucraino, da sostituire con «piccolo russo» e poi con Stalin quando decise di annientare ogni traccia di identità e cultura ucraina. Scrittori, poeti, storici e accademici furono deportati e uccisi. Gli ucraini chiamano questo genocidio culturale il «Rinascimento fucilato».
Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.
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Tratto da “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa” (Piemme), di Carlo Calenda, 19 euro, 208 pagine.
