Quali sono i confini dell’accettabilità? Come cambiano, nel tempo e nello spazio? Con quale rapidità? Ci sono cose che siamo disposti ad accettare da alcuni e non da altri? Dipende solo dal dettaglio che gli alcuni o gli altri siano nostri compari, o è più complicato?
Il miglior articolo che abbia letto negli ultimi giorni è un ritratto della moglie di Bezos scritto per il New York Times da Amy Chozick. È pieno di dettagli magnifici. Lei e Bezos che la mattina non guardano il cellulare ma appena svegli elencano dieci cose per cui sono grati, e non possono ripetere le stesse del giorno prima (voi ce le avete trecento cose al mese per cui siete grati? A me sembrano tante persino dieci cose al giorno per cui essere di malumore, e io sono di malumore assai più spesso che grata).
Lei che beve il caffè in una tazza con su scritto «anche stamattina mi sono svegliata sexy da impazzire», lui in una tazza con su scritto «manzo» (sulla mia c’è scritto: se Britney è sopravvissuta al 2007, tu puoi superare oggi). Lei che continua a ripetere che è felicissima, molto più felice di quanto siano le persone felici.
Lei che dice che non ha fatto firmare neanche un accordo di riservatezza agli ospiti del loro matrimonio, «eppure non è uscita una foto». Chozick non commenta mai. Non sottolinea mai che solo Vito Corleone sa di non aver bisogno di documenti per garantirsi che non lo tradirai. Non dice mai che solo le persone disperate ripetono quanto sono felici. È una magnifica lezione nel lasciar parlare l’intervistato senza bisogno di sottolineare o di prendere le distanze.
Ma a un certo punto persino Chozick sente il bisogno di darci un po’ di contesto. Per decenni, dice, «c’era un tacito accordo con gli ultraricchi d’America. Potevano godersi i loro inimmaginabili privilegi purché proiettassero austerità o restassero perlopiù lontani dai riflettori». Ma mica è l’America, Amy: è il mondo. Il figlio di De Benedetti si instagramma mentre fa lo sci d’acqua. Nessuno più vuol essere lontano dai riflettori. Persino i nati ricchi vogliono vivere da influencer tamarri: figuriamoci Lauren e Jeff, che ricchi non ci sono nati.
Ieri mi è passato davanti un video di Adolfo Urso. Diceva che se gli iraniani bevessero vino la tregua durerebbe. Le dirò, ministro: anche se si facessero di eroina, forse. Guardavo il video e pensavo: ma è vero o è intelligenza artificiale? Quand’è che sono diventati indistinguibili, la realtà e le parodie?
Oggi in America esce la biografia di Lena Dunham, “Famesick”. A un certo punto racconta della clinica di disintossicazione in cui le chiedono l’intersezione tra l’insieme dei suoi valori e quelli della gente con cui si relaziona. E lei allora pensa alla sua socia, Jenni Konner, che brindava ai nuovi contratti dicendo «andiamo a prenderci questi soldi per l’aereo privato».
Anche Lena non aggiunge niente, perché sa che il suo pubblico, il genere di lettrice che feticizza il concetto di empatia, dirà che orrore, tu così sensibile e lei avida. Quando si è spostato il confine dell’accettabilità, quand’è successo che ha smesso d’essere normale che una che lavora a Hollywood voglia l’aereo privato?
Nel fine settimana il portavoce del Quirinale ha risposto una per una a tutte le Vongola75 che su Twitter – o come si chiama ora – s’indignavano per la grazia alla Minetti, una di cui neppure ci ricordavamo più l’esistenza ma ora il fatto che non stia in gattabuia ci sembra mini le fondamenta della democrazia. Quand’è che i confini sono così slittati che non solo i genitori non sanno più dire «perché sì» ai bambini, ma le istituzioni non sanno sopportare in silenzio il dissenso dei nomignoli? (O di quei giornali che sono i padri spirituali di tutte le Vongola).
È lo stesso tipo di slittamento per cui Donald Trump dice che il Papa non fosse per lui non sarebbe neanche Papa, quell’ingrato, neanche stesse parlando d’un vincitore di “The Apprentice”, neanche fosse la Meloni che parla di Lollobrigida, insomma niente è più intoccabile, neanche i capi delle religioni, e niente è più verosimile, e certo non le dichiarazioni istituzionali che sembrano satira, e niente è più distinguibile dal commento d’una Vongola su un social, e certo non lo sono i discorsi presidenziali?
A Chozick, la moglie di Bezos dice che per lei è inconcepibile scrivere qualcosa di cattivo sull’Instagram di qualcuno, che lei vuole solo commentare stai benissimo, sei bellissima. Ma sei fantastiliardaria, chiunque ti risponde al telefono sperando in un passaggio su uno dei tuoi tre aerei privati o in un invito in barca: che bisogno hai di lasciare commenti social, di qualunque natura essi siano? Quand’è successo che abbiamo smesso d’essere capaci di esistere in privato, in silenzio, senza un riflettore acceso?
La moglie di Bezos si chiama Lauren Sánchez, ma chiamarla «la moglie di Bezos» è il modo in cui metto alla prova i confini dell’accettabilità: il veto posto dalla società civile al definire le donne attraverso i loro mariti, persino se quelle donne non hanno altro ruolo nel mondo che essere le mogli di qualcuno, vale anche per le mogli dei cattivi?
Ieri un amico – la cui moglie è persino più in carriera di lui, e il quale fantastica di licenziarsi per restare a casa a cucinare, mantenuto – mi ha riferito gongolante che per il suo compleanno la moglie gli ha regalato la Planetaria. È un’impastatrice, se come me non sapete nulla di strumenti da cucina. Ho provato a immaginare lo scandalo se un marito regalasse alla moglie qualcosa per cucinare. Sono confini di sesso o di reddito?
Alla moglie di Bezos sta tutto malissimo, guardarli alle sfilate è uno strazio, sono i ricchi più ineleganti della storia dei ricchi. Alla Chozick, la signora Bezos dice che è razzismo: diciamo che è inelegante perché ha forme mediterranee. Mah, no, Lauren, è proprio che non sai né scegliere né indossare.
A un certo punto la Chozick le fa presente che è stata in due servizi su Vogue America, e ora Anna Wintour le ha chiesto di presiedere questa edizione del Met Gala, il ballo che ogni maggio riunisce gli esibizionisti d’America e raccoglie fondi per il Costume Institute del Metropolitan Museum. Un tempo, nota Chozick, la Wintour era famosa per non amare le donne con molto seno. Magari adesso le piacciono, dice Lauren. A che soglia di reddito si colloca lo slittamento del gusto?