Acqua, terra e cieloL’Ucraina riconquista terreno con i droni, e insegna all’Europa come ci si difende dalla Russia

Le tecnologie senza equipaggio permettono operazioni senza perdite e attacchi in profondità nel territorio nemico. Kyjiv è ormai il laboratorio militare a cui guarda tutto l’Occidente

AP/Lapresse

«Il futuro è già in prima linea e l’Ucraina lo sta costruendo». Volodymyr Zelensky ha annunciato così la prima azione di guerra condotta interamente da droni, cioè sistemi veicoli e sistemi d’arma che non hanno bisogno di equipaggio. Per la prima volta dall’inizio dell’invasione su vasta scala, l’Ucraina ha riconquistato una posizione strategica muovendosi esclusivamente con piattaforme robotiche terrestri e velivoli senza pilota. Le forze di occupazione russe si sono arrese di fronte a un’operazione senza fanteria e senza perdite da parte ucraina.

L’Ucraina è una superpotenza mondiale in fatto di droni militari. I tanti modelli sperimentati in acqua, cielo e terra – qui ne avevamo presentati alcuni – sono diventati molto presto una colonna portante della resistenza all’aggressione di Vladimir Putin. I vari Ratel, TerMIT, Ardal, Rys, Zmiy, Protector, Volia e altri sistemi robotici terrestri hanno già portato a termine più di ventiduemila missioni al fronte negli ultimi tre mesi. E hanno salvato più di ventiduemila vite andando nelle zone più pericolose al posto di un soldato.

La stessa tecnologia consente a Kyjiv di portare il conflitto oltre la linea del fronte. Nelle ultime settimane, droni ucraini hanno colpito infrastrutture energetiche nell’oblast di Zaporizhzhia e altri obiettivi in Crimea, da Simferopol a Kerch, in attacchi durati diverse ore. È il segno di una trasformazione più profonda: l’Ucraina non si sta solo difendendo, ma sta costruendo una capacità offensiva distribuita, capace di colpire in profondità il territorio nemico.

Proprio per questo il Cremlino starebbe pensando di ridimensionare o addirittura cancellare la sua più simbolica parata militare annuale, quella delle celebrazioni per il Giorno della Vittoria del 9 maggio a Mosca e San Pietroburgo. La causa sono proprio i crescenti timori di un attacco a lungo raggio dell’Ucraina: i vertici russi temono che persino un allarme aereo sulla Piazza Rossa possa infrangere l’immagine di ordine e controllo che il Cremlino cerca di proiettare in uno dei giorni politicamente più importanti del calendario russo. Un allarme missilistico, il panico tra la folla o l’improvviso sgombero della Piazza Rossa metterebbero a nudo la vulnerabilità del Paese nel cuore della capitale.

Questa evoluzione ucraina poggia su una base industriale che negli ultimi due anni è cresciuta a ritmi senza precedenti. Lo stesso Zelensky rivendica una produzione che ormai si misura in milioni di droni all’anno, affiancata da missili a lungo raggio e sistemi d’intercettazione sviluppati internamente. «Per la prima volta nella nostra storia», ha detto, «abbiamo abbastanza capacità per difenderci e portare la guerra sul territorio del nemico». Sistemi come il missile cruise Neptune, il lanciarazzi multiplo Vilkha o il Palianytsia (una via di mezzo tra un drone kamikaze e un missile cruise leggero) sono solo l’inizio di un processo destinato a crescere e accelerare ancora.

Negli ultimi anni l’Ucraina ha costruito un ecosistema di innovazione militare altamente decentralizzato, coordinato da piattaforme come Brave1, che ha contribuito a far crescere il numero di aziende della difesa da poche decine a oltre millecinquecento. Si tratta di piccole e medie imprese altamente specializzate, che lavorano a stretto contatto con le forze armate, riducendo drasticamente il tempo tra sviluppo e utilizzo sul campo.

Questa superiorità tecnologica sta iniziando a produrre effetti anche fuori dal campo di battaglia. Negli ultimi mesi, Kyjiv ha avviato collaborazioni con partner internazionali, dall’Europa al Medio Oriente, proponendo la propria esperienza come modello di difesa. «La nostra esperienza può essere integrata nel sistema di sicurezza europeo», ha detto Zelensky, sottolineando come le tecnologie sviluppate durante la guerra possano diventare un asset strategico per altri Paesi.

Martedì, a Berlino, Zelensky ha incontrato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con cui ha formalizzato un accordo bilaterale sui droni. «La nostra esperienza può essere integrata nel sistema di sicurezza europeo», ha detto Zelensky, spiegando che Kyjiv è pronta a condividere droni, missili, software e moderni sistemi di difesa. Certo, sul tavolo c’erano anche richieste di aiuti e di nuove pressioni diplomatiche sulla Russia. Ma l’incontro vale come un importante endorsement: l’Ucraina è diventato un laboratorio militare per l’Europa, ed è venuto il momento in cui può iniziare a esportare il proprio modello di sviluppo.

D’altronde, negli ultimi mesi si è visto il solco scavato dall’Ucraina rispetto agli alleati in materia di preparazione militare, conoscenza delle nuove tecnologie e capacità di interpretazione dello scenario. Durante l’esercitazione Hedgehog 2025 in Estonia, un gruppo di appena dieci militari ucraini avrebbe messo fuori combattimento due battaglioni Nato nel giro di poche ore. È anche da episodi come questo che nasce la consapevolezza, emersa in ambienti militari tedeschi, che oggi nessuno nell’Alleanza ha più esperienza di guerra dei soldati ucraini.

I droni da soli non bastano, non sono un’arma definitiva e ultima per vincere una guerra. Lo ha ripetuto di recente anche il capo di gabinetto della presidenza ucraina Kyrylo Budanov: «Non credo che i droni possano vincere questa guerra per noi», ha detto. «Le guerre non si vincono senza persone. Si possono perdere senza persone, questo sì. Ma vincerle senza, non succede». È una frase significativa, perché rimette ordine nella narrazione. I droni amplificano, accelerano, proteggono, e logorano il nemico. Non sostituiscono la fanteria, la logistica, la produzione, la politica, la demografia.

È proprio qui che il vantaggio ucraino diventa più interessante anche per l’Europa. Non perché offra un’arma definitiva, ma perché mostra un metodo: adattamento rapido, industrializzazione diffusa, integrazione tra soldati e tecnologie, capacità di apprendere in tempo reale. La guerra può diventare sempre più automatizzata, ma non diventerà mai autonoma. E il vero insegnamento ucraino, forse, non è che i droni vinceranno la prossima guerra. È che chi saprà integrarli meglio con l’intelligenza umana, la produzione e la strategia partirà in vantaggio.

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