Giorgia Meloni e tutto il centrodestra si stanno dilaniando davanti all’alternativa tra perdere le elezioni per colpa del generale Roberto Vannacci e consegnarsi a lui, con quello che apparirebbe inevitabilmente come un umiliante atto di sottomissione. L’unico modo di uscire da questa tenaglia, come nota Christian Rocca su Linkiesta, sarebbe fare marcia indietro sulla nuova legge elettorale proporzionale con abnorme premio di maggioranza, modello lascia o raddoppia, e tornare invece, finalmente, a un sistema proporzionale puro.
Al momento, purtroppo, non è un esito molto probabile, come Rocca è il primo a risconoscere: «La legge elettorale del 1948 per svuotare Vannacci e gli altri estremismi non è (ancora) un’ipotesi politica su cui si discute seriamente, anche perché Meloni nasce come leader populista del “con me, mai inciuci”, ma così come ha cambiato idea su tante cose – da Putin alle accise, fino a Trump – non è sacrilego rifletterci nemmeno a Palazzo Chigi, e probabilmente Giorgia Meloni ci sta pensando davvero, imbrigliata com’è tra l’ipotesi di perdere le elezioni e quella di consegnarsi a Vannacci».
Io non sono sicuro che Meloni abbia cambiato idea su Putin, escludo che l’abbia cambiata su Trump, mentre non penso si sia mai nemmeno posta il problema di come stessero davvero le cose sulle accise, dicendo di volta in volta quel che le sembrava conveniente dire (cioè che si potevano cancellare del tutto, quando era all’opposizione, e che le cose erano più complicate, quando era al governo).
E sono di conseguenza meno fiducioso nella possibilità che trovi il coraggio e la forza per una simile operazione, che contrasterebbe con tutte le sue storiche battaglie sul maggioritario e il presidenzialismo. L’istinto di sopravvivenza potrebbe però indurla a non mettersi completamente di traverso nel caso in cui qualcun altro, cioè Forza Italia, decidesse di scartare in questa direzione. Se qualcuno di voi ha il numero di Antonio Tajani, o magari di Marina Berlusconi, è il momento di usarlo.