
Quando il motoscafo si stacca dall’attracco e inizia la sua lentissima uscita dal porto il senso di abbandono e quello della meraviglia si mescolano al desiderio di esplorare il mondo. Il porto sicuro diventa una costrizione, il mare aperto un’opportunità. Il respiro si fa più corto, il coraggio lascia il posto alla zona di comfort, la voglia di esplorare è più impellente di ogni sensazione di resistenza.
E allora si va, e il mare diventa l’occasione di capire come sei, cosa desideri e qual è il tuo posto nel mondo. La salsedine diventa una compagna di avventura, i gabbiani che planano sull’acqua si trasformano in una meraviglia di libertà. Leggerezza e chill, benessere e immediata sensazione di tempo interrotto. Non conta più nulla, in mare: non serve il wi-fi, nulla è necessario se non la crema solare per pelli sensibili e abbastanza acqua per non disidratarsi.
È la sensazione che provano i turisti che una volta all’anno, raramente due o più, prendono un gommone e si lasciano traportare nel blu, trasformandosi nei lupi di mare che vorrebbero essere anche negli altri 364 giorni ma che non possono permettersi di essere. A meno che si abbia il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle e si riesca a fare quel salto che moltissimi immaginano e auspicano ma che nessuno, o pochissimi, fanno poi davvero.
Yari l’ha fatto, e da Milano – anzi, come precisa lui San Donato – è partito per un viaggio all’isola del Giglio. «Semplicemente, non sono più tornato» ci racconta col sorriso dalla sua barca che ci raggiunge a poche miglia da Giglio porto con un bar perfettamente attrezzato, gelati e bibite e un’insegna scolorita dal sole che recita “bar” in bianco su campo rosso. «D’inverno è complicato: a Giglio Campese siamo in otto. Se non stai bene qui, con te – e indica il cuore e il petto – è durissima». Ma indietro non tornerebbe, con la sua barba folta e ispida e il suo copricapo inventato, e con il suo lavoro non lavoro che affascina i giovani che sono in barca con noi e subito decretano: «Il barista in barca: ho trovato il mio futuro ideale!».
Ma d’estate è davvero il lavoro dei sogni? Yari ha gli occhi felici, e la mente leggera, ma non nasconde che non è tutto facile «Quando faccio il doppio lavoro, come adesso, è dura, soprattutto nel week end». E se il primo lavoro si svolge in barca, il secondo è in vigna, da Senti Oh «una cantina etica» come sottolinea. «Stamattina ho iniziato alle quattro, si sente il puzzo di zolfo?». I trattamenti necessari alle vigne qui non aspettano, e vanno fatti quando serve, prima che sorga il sole.
Su un’isola minuscola, dove i turisti sono di passaggio, la scelta di rimanere ha solo due strade possibili. Se sei uno che questo luogo lo scegli, come Yari che distribuisce cocktail e sorrisi a chi lo incrocia navigando. O se sei nato qui, come Bartolomeo, il giovane proprietario del ristorante Da Meino che porta il nome del suo bisnonno, occhi chiari e sorriso accogliente, con una bella visione e l’ospitalità nel sangue. Questa è la prima sala sull’acqua che incontri quando attracchi al piccolo porto dell’isola, e questo è il ristorante di famiglia dal 1956: arredi di legno, tavoli con le stupende maioliche decorate e alle pareti le foto degli avi di famiglia. Qui Bartolomeo accoglie i turisti con cartocci fritti, alici marinate e indimenticabili spaghetti allo scoglio da competizione, in porzioni generose come nelle città non se ne fanno più, e come se quei piatti fossero il premio migliore per chi arriva fin lì a trovarti. Nasci e sai che quello è il tuo posto nel mondo, e scopri ben presto che la tua vita si dividerà per sempre in quattro mesi di paura, in cui bisogna solo correre, lavorare, accogliere, ristorare. E otto mesi di introspezione e solitudine, ricerca e attesa. Se questo ritmo di vita non ti spaventa, e se la seduzione del mare è più forte di ogni attrattiva cittadina, questo è il posto migliore per realizzare sogni che diventano bellezza per chi attracca e ti incontra, nell’unico giorno all’anno di rara serenità in una vita inutilmente complicata. Come il sogno di Ebe, pelle abbronzatissima di chi vive al mare e non ha bisogno di protezione solare e un casco di capelli riccissimi tenuti fermi con un fermaglio, che da Verona si è innamorata di un maestro d’ascia dell’Argentario, e oggi si divide tra il noleggio dei gommoni ai turisti e la consulenza alle aziende locali. «Qui la qualità di vita è decisamente migliore: come si sta qui, noi al Nord ce lo sogniamo» dice guardando l’orizzonte, guardando le barche nel porto e buttando un’occhiata ai tre telefoni che squillano per prenotare i gommoni. Lo spirito commerciale del Nord Est non l’ha abbandonata, ma la serenità del suo sguardo ci racconta come cambiare vita per lei non sia stata solo un’opzione, ma l’unica alternativa possibile.