La città che pensaLa vera innovazione nasce dove le idee si incontrano prima delle persone

Laboratori, università e capitali non bastano a creare un ecosistema dello sviluppo tecnologico. Da King’s Cross a Zurigo, i grandi poli tecnologici dimostrano che il vero vantaggio competitivo è la densità delle relazioni quotidiane

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Per costruire una grande impresa tecnologica non bastano un’università eccellente, qualche fondo di venture capital e un incubatore ben arredato. Serve qualcosa di più difficile da progettare e quasi impossibile da imporre per decreto: la densità. Densità significa l’opportunità di far circolare le idee più velocemente quando talenti, imprese, università e capitali sono abbastanza vicini da incontrarsi frequentemente.

Studi ed esempi concreti, non solo americani, mostrano che un insieme di competenze diverse, votate all’innovazione, se inserite in uno stesso contesto urbanistico con alcune caratteristiche, riescono nel tempo a creare relazioni sociali spontanee: il caffè al mattino, uno snack a pranzo, una birra nel pomeriggio diventano momenti informali capaci di generare fiducia, abbassando le difese e facendo circolare intuizioni ancora incomplete che, caffè dopo caffè, permettono di intravedere un progetto innovativo.

Luoghi che agiscono come infrastrutture dell’innovazione e che consentono a ricercatori, studenti, investitori e imprenditori di incontrarsi senza dover prima stabilire chi debba convocare la riunione.

La forza nasce dall’eterogeneità, il cosiddetto “broad mix”: il professore incontra l’imprenditore, il giovane ricercatore conversa con il finanziatore, il manager industriale scopre una tecnologia ancora lontana dal mercato, e tutto questo mangiando insieme una pizza, un hamburger, un caffè o una bibita gassata.

Nel paper del 2024 The Next Wave of Innovation Districts, l’autorevole Global Institute on Innovation Districts di New York (GIID) ha chiarito come prossimità fisica, accessibilità e percorribilità pedonale siano centrali per alimentare soprattutto una densità di conversazioni.

L’innovazione in questo contesto prende più spesso forma durante una passeggiata tra due edifici, un aperitivo a cui si arriva quasi per caso. La magia non sta nell’asset immobiliare in sé: un distretto composto soltanto da uffici, svuotato la sera e attraversato unicamente in automobile, può essere fisicamente concentrato senza produrre una vera densità relazionale.

La presenza di caffè, ristoranti, spazi comuni, aree pedonali, luoghi per eventi e servizi quotidiani non è un elemento decorativo ma è parte integrante dell’infrastruttura che mira a creare innovazione e valore. La densità efficace è quella che offre alle persone ragioni per fermarsi, non soltanto per arrivare al proprio ufficio e ripartire. King’s Cross, a Londra, è oggi uno dei casi più evidenti.

In un raggio relativamente ristretto convivono Google DeepMind, OpenAI, Anthropic, il Francis Crick Institute e l’University College London, oltre a investitori e una crescente popolazione di imprenditori tecnologici.

Il Financial Times ha recentemente descritto i caffè lungo i canali della zona come luoghi assai frequentati da ricercatori, imprenditori e venture capitalist, dove si sviluppano fondamentali legami di fiducia e di interessi comuni.

Dove, addirittura, scrive il Financial Times: «I ricercatori e gli imprenditori del settore dell’intelligenza artificiale affollano a tal punto i caffè lungo i canali della zona che i venture capitalist, a caccia del prossimo affare, faticano a evitare che i loro incontri di lavoro vengano origliati dai concorrenti».

La permanenza di DeepMind a Londra dopo l’acquisizione da parte di Google ha formato generazioni di ricercatori e manager, alcuni dei quali sono poi usciti per creare nuove imprese, finanziare altri progetti o trasferire competenze.

Si è così sviluppata una comunità legata da esperienze comuni, fiducia reciproca e linguaggi condivisi. Qualcosa di analogo avviene a Zurigo, in Svizzera, come racconta un contenuto pubblicato a fine giugno sulla Mit Technology Review e firmato dalla Greater Zurich Area.

Tutto è iniziato quando Google decise di costruire lì il suo più grande centro di ricerca e sviluppo fuori dagli Stati Uniti. Oggi gli ingegneri di Google insegnano al Politecnico federale di Zurigo (Eth, dove si diplomò nel 1900 Albert Einstein), i laureati dell’Eth si uniscono ad aziende leader mondiali, i ricercatori lanciano startup, mentre gli ex dipendenti di aziende tecnologiche globali fondano nuove iniziative proprie.

Investitori, imprenditori, accademici e team aziendali si incontrano ripetutamente attraverso reti informali, eventi del settore e circoli professionali, rendendo Zurigo uno dei centri più concentrati al mondo per ricerca, talento e commercializzazione dell’IA.

Solo nel 2025 l’Eth ha generato oltre quaranta nuove iniziative imprenditoriali tra spin-off scientifici e start-up.

«Per assemblare il miglior team di ricerca al mondo, devi incontrare le persone dove sono. E molti sono nella Grande Zurigo», afferma Will Bryk, Ceo e cofondatore della start-up californiana di AI “Exa.ai”, che a maggio – dopo aver impiantato il suo headquarters europeo a Zurigo – ha chiuso una raccolta di 250 milioni di dollari, facendo salire la valutazione della start-up a 2,2 miliardi di dollari!

Solo gli ex dipendenti di Google Zurigo hanno fondato circa 210 aziende e creato circa 2.600 posti di lavoro negli ultimi due decenni: un caso da manuale di “knowledge spillover”.

La stessa logica si ritrova, in forme diverse, a Kendall Square a Boston e alla Station F di Parigi: laboratori, imprese, università e capitali immersi in una rete di ristoranti, caffè ed eventi che tengono viva la relazione tra le persone a prescindere dall’orario di lavoro.

Per le aziende che valutano dove costruire la prossima generazione di prodotti di intelligenza artificiale, la risposta non è più dentro un ecosistema ancora più grande, ma in un luogo dove la distanza tra ricerca, talento e capitale si misura in minuti, non in ore.

La densità, tuttavia, non coincide con l’affollamento. Le reti digitali ampliano le possibilità di collaborazione, ma non sostituiscono gli incontri di persona ripetuti attraverso i quali si costruiscono reputazione e fiducia.

È questo il punto spesso trascurato dalle politiche industriali: si finanziano singoli laboratori, bandi, acceleratori e centri di trasferimento tecnologico, ma raramente si progetta la continuità delle relazioni tra essi. Si creano strutture, difficilmente comunità.

I grandi ecosistemi di innovazione non nascono da eventi occasionali o conferenze annuali, ma da una quotidianità fatta di incontri ravvicinati e ripetuti, durante i quali le idee circolano prima ancora di diventare progetti.

La densità accorcia le distanze, ma soprattutto accorcia i tempi: quello necessario per trovare una competenza, verificare un’intuizione, incontrare un investitore o convincere qualcuno a lasciare un posto sicuro per una nuova impresa. Le high-tech company non nascono soltanto dove esistono le tecnologie, ma dove le persone che possiedono frammenti diversi del futuro hanno molte occasioni per incontrarsi, parlarsi e imparare a fidarsi.

Senza questa densità, l’innovazione resta una sequenza di appuntamenti. Aveva ragione Heisenberg, padre del “Principio di indeterminazione” e premio Nobel per la fisica nel 1932: «La scienza è radicata nella conversazione».

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