
“Radicalissimamente. Dizionario di un metodo” (ed. Lindau) è un libro particolare, come particolare è il suo autore, Igor Boni, cinquantottenne torinese con una storia quarantennale di militanza radicale, decisamente avara di riconoscimenti pubblici, coltivata senza frustrazioni in parallelo a un’intensa vita scientifica e professionale, come ricercatore in campo ambientale.
Boni è un apprezzato pedologo, cioè uno studioso delle caratteristiche dei suoli, e lavora presso l’Ipla (Istituto Piante da Legno e Ambiente) della Regione Piemonte, di cui oggi è dirigente dell’Area Territorio e Agricoltura, dopo esserne stato amministratore per cinque anni, fino al 2020.
Non è un umanista, dunque, ma delle battaglie umanistiche radicali e dei suoi protagonisti è sempre stato un penetrante osservatore, al punto da compilarne con questo libro un personalissimo, ma monumentale abbecedario.
Dal 2024 è Presidente di Europa Radicale, uno dei gruppi originati dall’esplosione della cosiddetta galassia pannelliana, che dopo la morte del fondatore, ormai dieci anni fa, ha definitivamente perduto le condizioni per qualunque possibile unità, fosse pure sentimentale.
Di tutti questi gruppi, Europa Radicale è quello che ha conservato in modo più militante la vocazione transnazionale e transpartitica e la passione per il binomio «vita del diritto e diritto alla vita» – che si può approfondire a pagina 336 del libro– e proprio per questa ragione ha rifiutato in maniera più esplicita la tentazione e la rendita di una comoda e a volte grottesca burocratizzazione politica, come nel caso di Più Europa.
Radicalissimamente raccoglie in forma di dizionario un migliaio di lemmi –novecentosettandue, per la precisione – di quella straordinaria storia di parole, che è stata per ottant’anni la vicenda radicale e prova a descrivere perché ciascuna di esse – per come è stata scelta, inventata o riciclata e adattata alle esigenze della lotta politica – sia significativa di un metodo, prima che dei contenuti che questo metodo ha di volta in volta servito e poi il pensiero radicale ha spesso anche laicamente superato.
Infatti dalla lessicografia radicale di Boni non è venuta fuori una sorta di libretto rosso pannelliano, ma, al contrario, il manuale di una controversa, ma inconfondibile maieutica politica.
Si può aprire questo libro – ha scritto in una bellissima prefazione Matteo Marchesini – «pensando a Voltaire o a Savinio: le voci, infatti, vanno da “Amore” a “Vi fotto tutti!”, da “Antimilitarismo” a “Circo”, da “UNURI” a “Urina”, da “Rimbaud” a “Franco Levi”. Alle parole del più tipico lessico pannelliano, che l’autore illustra senza superstizioni talmudiche, si affiancano i giudizi attribuiti dagli avversari come insulti, e dai Radicali subito rivendicati secondo il metodo delle avanguardie artistiche».
La particolarità del libro è quella dell’autore: si specchiano l’una nell’altra. La scelta di raccogliere in un dizionario parole che rischiavano di essere dimenticate o di rimanere sconosciute o equivocate risponde anche all’esigenza di assicurare alla memoria radicale un futuro politico né edulcorato, né adulterato, ma coerente con la matrice originale. «Siamo gente d’altri tempi – scherzava Pannella – ma speriamo futuri» (il dettaglio a pagina 308).
Non è dunque un caso che l’autore del libro, con un’analoga urgenza militante, abbia provato a costruire con Europa Radicale – insieme a molte altre figure più o meno importanti della cosiddetta galassia – un altro strumento di resistenza all’oblio di questa memoria, in primo luogo ripercorrendone le tracce remote nelle battaglie europeiste che ucraini, georgiani e moldavi oggi conducono contro l’imperialismo russo.
Boni, a parere di chi scrive, sembra consapevole che il futuro radicale non potrà più avere la forma di un partito propriamente detto, ma potrebbe avere quella della riscoperta e di una diversa professione dell’amor mundi pannelliano: la non rassegnazione alla violenza, a maggior ragione di quella presentata come necessità della storia e della politica e la fiducia nella capacità umana di resistervi creando uno spazio comune di dialogo e di rispetto, attraverso le armi del diritto, senza rincorrere utopie e retropie necrofile.
Come scrive Boni nella sua introduzione, ricorrendo a una familiare metafora naturalistica: «Il flusso carsico delle acque radicali ha solcato oltre settant’anni di storia, spesso scomparendo dalla superficie per riapparire più a valle, nel tempo, impetuoso… Le sorgenti che portano in superficie le acque possono essere molto lontane da dove le stesse si sono inabissate».
Quale migliore alternativa e augurio, rispetto alla seduzione di massa per le passioni tristi e al trionfo dell’alienazione antipolitica, nel suo vasto, anzi ormai sterminato assortimento ideologico?
