
Dopo che tutti i capigruppo di maggioranza – e sottolineo tutti – hanno avviato una raccolta di firme e inscenato varie altre forme di protesta a sostegno del gioielliere condannato in via definitiva per avere inseguito e sparato a tre rapinatori, uccidendone due, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha subito fatto sapere di avere avviato le pratiche per la grazia. Sergio Mattarella lo ha quindi convocato per «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte costituzionale con la sentenza 200 del 2006» (così l’asciutto quanto spietato comunicato del Quirinale).
Molti attribuiscono tutto ciò alla pressione del generale Roberto Vannacci, ma mi sembra una spiegazione non necessaria. Come i lettori di questa newsletter ben sanno, perché ne sono stati qui più volte avvisati, la concezione della giustizia di questa maggioranza e di questo Guardasigilli è da sempre quanto di più lontano sia possibile immaginare da qualsiasi idea di garantismo, civiltà giuridica, stato di diritto e divisione dei poteri. Lo spettacolo offerto ieri conferma dunque ancora una volta come un vero garantista non potesse che votare no al referendum sulla giustizia proposto da simili mozzorecchi e non possa che votare contro simili mozzorecchi in qualunque futura tornata elettorale. La politica italiana ci ha abituato alle unioni e alle ibridazioni più assurde, ma a tutto c’è un limite: risparmiamoci almeno i fasciogarantisti.