
A oltre quattro anni dal divieto imposto dall’Unione europea contro Russia Today, il principale megafono internazionale della propaganda del Cremlino sembra aver trovato un nuovo modo per raggiungere gli utenti europei. A denunciarlo è un’indagine di NewsGuard, secondo cui un nuovo account comparso su X, @RT_on_X, starebbe aggirando le sanzioni europee, raccogliendo oltre sei milioni di visualizzazioni in appena cinque giorni.
Il profilo è apparso il 25 giugno e, secondo il report, ha pubblicato più di seicento contenuti in pochi giorni. Sebbene non sia formalmente riconducibile a RT, gli elementi raccolti da NewsGuard lasciano pochi dubbi sulla sua natura. I post riportano sistematicamente il logo dell’emittente russa e lo slogan «Freedom over censorship, Truth over narrative», gli stessi contenuti vengono rilanciati dall’account ufficiale @RT_com – oscurato agli utenti europei in applicazione delle sanzioni – e il nuovo profilo è seguito dalla direttrice di RT, Margarita Simonyan.
C’è anche quello che gli analisti definiscono un evidente «passo falso»: dopo la pubblicazione di un video sulle presunte sostanze chimiche presenti nei gelati statunitensi, l’account ufficiale di RT ha risposto aggiungendo dettagli sul filmato, come se chi gestiva i due profili avesse dimenticato di cambiare account prima di commentare.
I contenuti seguono uno schema ormai consolidato della propaganda del Cremlino. Il nuovo canale descrive l’invasione dell’Ucraina come una «liberazione», rilancia storie che dipingono gli ucraini come un problema per i Paesi europei, denuncia il presunto declino dell’Occidente tra immigrazione e degrado urbano ed esalta invece i successi tecnologici della Cina, principale partner strategico di Mosca. Tra i post più visualizzati figurano il video di una bambina ucraina in lacrime dopo la mobilitazione del padre e il racconto di una proprietaria tedesca che accusa alcuni rifugiati ucraini di aver devastato la propria abitazione.
Il ritorno di RT su X rappresenta una sfida diretta alle misure adottate dall’Unione europea dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Nel marzo 2022 Bruxelles aveva vietato la trasmissione e la distribuzione dei contenuti di Russia Today e Sputnik su tutte le piattaforme, comprese quelle digitali, ritenendole strumenti essenziali della macchina di disinformazione del Cremlino.
Interpellata da NewsGuard, la Commissione europea ha ribadito che «le sanzioni coprono tutti i mezzi di trasmissione e distribuzione», comprese «piattaforme, siti web e applicazioni», aggiungendo di essere «in contatto con le autorità nazionali» sul caso. Nessuna risposta è invece arrivata da RT né da X.
Il nuovo account compare inoltre mentre RT intensifica la propria attività anche fuori dai social. Negli ultimi giorni il network è tornato al centro del dibattito italiano dopo la diffusione di un video di RT.Doc nel quale vengono celebrati alcuni attivisti italiani impegnati nella promozione dei documentari dell’emittente russa. Il principale organizzatore di questi eventi è Vincenzo Lorusso, mentre tra i relatori che hanno partecipato alle varie conferenze figurano anche il professor Angelo D’Orsi e la diplomatica in pensione Elena Basile, tra gli altri. La vicenda ha provocato la dura reazione del leader di Azione Carlo Calenda e, successivamente, un’ondata di solidarietà bipartisan dopo le minacce ricevute attraverso il canale Telegram di Russia Today.
Il caso si inserisce in un contesto di crescente attenzione europea verso le campagne di manipolazione dell’informazione riconducibili agli attori ostili. Il 23 giugno la commissione speciale del Parlamento europeo sullo scudo democratico europeo ha approvato una relazione che individua nella Russia la principale fonte di operazioni di disinformazione e propone un rafforzamento dell’applicazione del Digital Services Act, nuovi strumenti contro la disinformazione e la creazione di un Centro europeo per la resilienza democratica. Un segnale che, per Bruxelles, la guerra dell’informazione è ormai parte integrante della sicurezza europea. E che il ritorno di RT sulle piattaforme digitali, nonostante i divieti, rappresenta una nuova prova della difficoltà di far rispettare le sanzioni nel dominio informativo.