Tra le paginePerché la Russia vuole distruggere anche l’editoria ucraina

Dietro gli oltre un milione e mezzo di volumi andati perduti nel solo mese di luglio ci sono tipografie, magazzini, editori e librerie. Colpire la filiera del libro significa indebolire uno degli strumenti con cui Kyjiv difende la propria identità culturale

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AP/Lapresse

«Ogni libro rappresenta mesi, a volte anni di lavoro dell’autore, del traduttore, dell’editor, del correttore di bozze, del grafico, della tipografia». Quando Svitlana Paveletska, cofondatrice della casa editrice ucraina Knyholav, ha saputo che un attacco russo aveva distrutto il magazzino dell’azienda alle porte di Kyjiv, il primo pensiero è andato a tutto il lavoro che quei libri custodivano e che sarebbe stato necessario ricominciare da capo. Il raid aere ha cancellato in pochi minuti duecentocinquantamila volumi pronti per essere distribuiti. La parte peggiore di questa storia però è che quanto accaduto alla Knyholav non è un’eccezione. Tra maggio e luglio i bombardamenti russi hanno colpito magazzini, tipografie, centri logistici e uffici editoriali, interrompendo la produzione di centinaia di migliaia di libri e di manuali scolastici destinati al nuovo anno. A maggio erano già stati colpiti il centro logistico di Ranok e il magazzino di One More Page. Secondo l’Ukrainian Book Institute, nel solo mese di luglio sono andati distrutti oltre un milione e mezzo di volumi. Oltre alla perdita economica – per un settore già messo a dura prova dalla guerra – gli attacchi stanno mettendo sotto pressione la filiera che permette al Paese di continuare a stampare, distribuire e leggere libri.

Il 2 luglio scorso sono andati distrutti circa ottocentomila libri della casa editrice BookChef custoditi nel magazzino del partner logistico Denka Logistics. Nella notte tra il 18 e il 19 luglio, invece, un missile balistico ha devastato la tipografia Konvi, una delle principali del Paese. I reparti di stampa e legatoria sono rimasti senza tetto, macchinari e attrezzature sono stati distrutti o allagati, gli uffici sono andati in fiamme. In magazzino c’erano circa duecentocinquantamila libri di testo destinati alle scuole, pronti per essere distribuiti all’inizio dell’anno scolastico, e altre trecentocinquantamila copie ancora in lavorazione. Konvi stampa per almeno sedici editori ucraini, da Ranok a Laboratoria, da Artbooks a BookChef: colpire un solo stabilimento significa interrompere contemporaneamente decine di programmi editoriali.

Sempre tra il 18 e il 19 luglio, a pochi metri da Konvi è stato distrutto anche l’ufficio di Mison, una casa editrice nata da poco. Il bombardamento è arrivato il giorno prima della presentazione del suo primo libro, Museum of Family Stories di Olena Skulovatova. Gli editori non sanno ancora se le copie stampate siano sopravvissute: potranno verificarlo soltanto quando riusciranno ad accedere ai locali. Nel frattempo hanno chiesto ai lettori di continuare a ordinare il volume. Se i libri saranno salvi verranno spediti, altrimenti il ricavato servirà a finanziare una nuova tiratura. «Crediamo che questo non sia il capitolo finale della nostra storia. Ci sono ancora molti libri che pubblicheremo», hanno scritto.

Nelle settimane successive agli attacchi il Kyiv Independent ha raccolto le testimonianze degli editori colpiti, che spiegano perché il problema non è soltanto il numero di libri andati perduti. La distruzione di un magazzino significa anche interrompere i calendari delle uscite, rimettere in produzione titoli già stampati e trovare nuove risorse per farlo. Riprendendo le parole di Svitlana Paveletska, «Dobbiamo ristampare centinaia di migliaia di libri distrutti, alcuni dovranno essere rifatti praticamente da zero, questo significa nuovi costi, nuovi cicli produttivi e nuove scadenze». Un singolo libro, ricorda, può richiedere da sei a diciotto mesi di lavorazione.

Lo stesso vale per BookChef. I danni dell’attacco del 2 luglio sono stimati in circa cento milioni di hryvnie, oltre due milioni di euro, una cifra enorme per una casa editrice che, come ricorda il direttore editoriale Yevhen Shyrinos, «ha sempre operato in modo indipendente, senza sovvenzioni o finanziamenti esterni». L’obiettivo immediato, racconta ancora al Kyiv Independent, è «ricostruire da zero processi chiave che hanno richiesto decenni per essere costruiti». Nel frattempo, però, le tirature più piccole diventeranno più costose, alcuni nuovi titoli saranno rinviati e le priorità editoriali dovranno inevitabilmente cambiare.

La Russia sta colpendo l’infrastruttura materiale del libro ucraino: autori, traduttori, redazioni, tipografie, magazzini, distributori, librerie e biblioteche. La distruzione dei magazzini rallenta la distribuzione, quella delle tipografie blocca le ristampe, mentre i danni ai libri scolastici rischiano di compromettere l’inizio dell’anno scolastico. «Quando le istituzioni che creano, preservano e diffondono la cultura ucraina vengono distrutte ripetutamente, è difficile considerare queste perdite una semplice coincidenza. Il risultato è che le persone perdono accesso ai libri, all’istruzione e alla cultura», dice ancora Paveletska.

È anche per questo che l’Unesco considera la protezione del patrimonio culturale parte integrante della resistenza. Dall’inizio dell’invasione su larga scala l’agenzia delle Nazioni Unite ha documentato il danneggiamento di centinaia di siti culturali in tutta l’Ucraina, tra musei, biblioteche, archivi, edifici storici e luoghi di culto.

A finire sotto le bombe non sono stati soltanto gli editori. Reuters ha raccontato la storia di Iryna Plekhova, manager culturale di Kyjiv, che dopo un attacco russo ha ritrovato tra le macerie della propria casa migliaia di libri ridotti in cenere, vecchie pellicole cinematografiche, icone di famiglia e un rosario donato da papa Francesco. Circa cinquemila volumi raccolti in una vita sono andati perduti. «Non ci è rimasto niente», ha detto. «È bruciato tutto».

Nonostante gli attacchi russi, nessuno degli editori coinvolti parla di fermarsi. Knyholav continuerà a pubblicare nuovi titoli rivedendo tempi e priorità. BookChef sta lavorando per ristampare i bestseller e ricostruire una filiera costruita in decenni di lavoro. Mison, che ancora non sa se il suo primo libro sia sopravvissuto al bombardamento, ha invitato i lettori a continuare a ordinarlo: se le copie saranno salve verranno spedite, altrimenti il ricavato servirà a finanziare una nuova tiratura.

Già nel 2024 Oleksii Erinchak, fondatore della libreria Sens di Kyjiv, diceva: «Più renderemo forte la cultura ucraina, i libri ucraini e l’identità ucraina, meglio saremo preparati ai confronti futuri». Perché leggere in Ucraina è diventato una forma di resistenza di fronte al tentativo della Russia di cancellarne identità e cultura.

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