Sicurezza europeaVon der Leyen mette il primo mattone dell’intelligence Ue

La Commissione crea una struttura permanente per assistere il Security College affidandola al veterano  dell’intelligence finlandese Ilkka Salmi. Obiettivo: fornire analisi integrate sulle minacce in un contesto geopolitico sempre più instabile. Ma il nodo resta la fiducia tra gli Stati membri

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea
AP/LaPresse

L’intelligence europea muove un altro passo, piccolo ma significativo. La Commissione europea ha deciso di istituire un Segretariato del Security College, una nuova struttura interna che dal primo settembre assisterà Ursula von der Leyen e il Collegio dei commissari nell’analisi delle minacce e nella preparazione delle decisioni politiche in materia di sicurezza.

Non si tratta della nascita di un servizio di intelligence europeo in senso tradizionale. Le informazioni continueranno infatti a essere raccolte dai servizi nazionali, che resteranno i custodi della componente più sensibile del patrimonio informativo. Tuttavia, la nuova struttura rappresenta un ulteriore tassello nel tentativo di rafforzare la capacità dell’Unione di comprendere e anticipare un contesto geopolitico sempre più instabile.

Secondo la Commissione, il Segretariato dovrà fornire al presidente e ai commissari analisi «tempestive, integrate e di alta qualità», coordinando il contributo dei diversi servizi della Commissione, lavorando a stretto contatto con la Single Intelligence Analysis Capacity (SIAC) e, quando necessario, con gli Stati membri. Il compito sarà monitorare l’evoluzione delle minacce, predisporre valutazioni strategiche e preparare le riunioni del Security College, oltre a convocazioni straordinarie in caso di crisi.

La scelta della persona chiamata a guidare la nuova struttura racconta molto delle ambizioni di Bruxelles. A capo del Segretariato andrà il finlandese Ilkka Salmi, oggi vicedirettore generale della Direzione Risorse umane della Commissione con delega alla sicurezza. Prima di arrivare a Bruxelles, Salmi ha prestato servizio nell’intelligence della Finlandia; tra il 2011 e il 2015 è stato anche direttore dell’EU Intelligence and Situation Centre (IntCen), il principale organismo europeo di analisi dell’intelligence, mentre tra il 2021 e il 2024 ha ricoperto l’incarico di coordinatore antiterrorismo dell’Unione.

Nel corso degli anni Salmi ha più volte sostenuto la necessità che la Commissione sviluppi una cultura della sicurezza più matura. A suo giudizio, la distinzione tradizionale tra sicurezza interna ed esterna è ormai superata: cyberattacchi, sabotaggi, campagne di disinformazione e interferenze straniere richiedono un approccio integrato e una maggiore capacità di anticipazione politica.

L’iniziativa arriva mentre si è riacceso il confronto sulla necessità di rendere l’Europa più autonoma dagli Stati Uniti anche sul piano dell’intelligence.

Resta però il principale ostacolo di sempre: la fiducia. Gli Stati condividono volentieri le analisi, molto meno le informazioni grezze da cui esse derivano, considerate il cuore della sovranità nazionale. È anche per questo che strutture come l’IntCen lavorano prevalentemente elaborando materiale fornito dalle capitali, senza avere un accesso diretto alle fonti.

Non mancano inoltre le perplessità all’interno delle stesse istituzioni europee. Alcuni funzionari, racconta Il Mattinale Europeo, contestano la creazione di una nuova struttura burocratica per un Security College che finora si è riunito raramente. Altri temono che accentrare informazioni sensibili presso la Commissione possa aumentare il rischio di fughe di notizie, sostenendo che il luogo naturale per la condivisione dell’intelligence resti il Consiglio, dove siedono gli Stati membri.

Per ora, dunque, Bruxelles non sta costruendo una «Cia europea». Ma la creazione del Segretariato del Security College conferma una direzione politica precisa: rafforzare la capacità della Commissione di leggere le minacce e trasformare l’intelligence in uno strumento sempre più centrale del processo decisionale europeo. Il successo del progetto dipenderà però da una variabile che nessuna riforma amministrativa può imporre: la disponibilità delle capitali a fidarsi le une delle altre e a condividere una parte del loro patrimonio informativo.

X