Camillo di Christian RoccaNon si può chiedere di chiudere Guantanamo

Chiedere la chiusura di Guantanamo è una banalità, o un’idiozia, simile a quella di chi dice “no alla guerra” e si fascia d’arcobaleno convinto così d’aver salvato l’umanità dal logorio del mondo moderno. E’ ovvio che la guerra è una cosa tragica, così come è altrettanto evidente che la terra sarebbe un posto migliore senza quel limbo giuridico dove sono confinati i “nemici combattenti” catturati dagli americani in Afghanistan. Chiedere la chiusura di quel carcere senza suggerire un’alternativa allo status legale di quei particolari prigionieri non è una proposta seria. Che cosa facciamo con i terroristi? Giusti processi con più garanzie che a Moggi, come ai tempi di Clinton e con i risultati ben noti dell’11 settembre? Li restituiamo a bin Laden? Oppure, magari, è più saggio evitare che tornino a massacrare o a decapitare la gente?
Bush può essere criticato per non aver elaborato in cinque anni null’altro che la “no-law zone” di Guantanamo, peraltro spazzata via dalla Corte suprema. Ma non c’è soltanto Guantanamo, che ormai ospita poche persone, trattate meglio che in una qualsiasi galera italiana. C’è il carcere di Bagram in Afghanistan e ci sono le prigioni segrete della Cia in giro per tutto il mondo. I militanti di al Qaida non indossano la divisa di un esercito, non rientrano in nessuna definizione prevista dai trattati di guerra tradizionali. A meno che non si viva nel paese delle meraviglie, catturare e detenere un talebano non è uguale ad arrestare un manigoldo nel Bronx e poi leggergli i diritti come in un bel telefilm americano. Un terrorista preso in una guerra combattuta all’estero non è un cittadino su cui una corte possa avere competenza. Lo straniero catturato in battaglia, inoltre, non può essere consegnato al paese di origine con cui si è in guerra, perché spesso il paese d’origine non esiste o non è in guerra con chi ha arrestato il terrorista. In alcuni casi il paese d’origine è esso stesso un sostenitore del jihad e non c’è la certezza che una volta restituito impedisca al prigioniero di tornare a uccidere (come è successo). Infine, in quasi tutti i paesi di cui stiamo parlando, si pratica la tortura senza tanti problemi. E ogni volta che il Pentagono ha liberato qualcuno, le organizzazioni dei diritti umani hanno comicamente criticato la scelta, proprio perché a casa propria i terroristi sarebbero stati torturati. Chi vuole chiudere Guantanamo offra un’alternativa credibile, come chiedeva Fassino alla sinistra incapace di contrapporre scelte diverse da quelle di Bush e di Blair. Nell’attesa di un’idea geniale, il modo più veloce per chiudere Guantanamo resta quello di impegnarsi a sconfiggere le brigate di Allah e quello di non scappare né dall’Iraq né dall’Afghanistan.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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