Camillo di Christian RoccaLa dottrina Bush spiegata da lui medesimo

New York. La dottrina Bush spiegata da lui medesimo è stata presentata ieri mattina alla Casa Bianca, pochi minuti prima di un discorso del presidente volto a rispiegare al paese lo stato della guerra al terrorismo cominciata cinque anni fa. Oggi la minaccia principale è costituita dall’Iran, definito “il più attivo stato sostenitore del terrorsimo”, e in misura minore dalla Siria. Il documento si intitola  “National Strategy for combating terrorism” ed è diviso in sette capitoli rilegati da una copertina blu.
“L’America è in guerra con un movimento transnazionale terrorista alimentato da una ideologia radicale di odio, oppressione e assassinio” è l’incipit del testo. I commentatori motivano l’improvvisa pubblicazione della strategia antiterrorismo con le elezioni di metà mandato e con la precisa scelta della Casa Bianca di puntare ancora una volta sulle questioni di sicurezza nazionale per convincere gli americani a lasciare ai repubblicani il controllo del Congresso. I democratici, attraverso il centro studi “Third Way National Security Project”, hanno presentato un progetto alternativo.
La Casa Bianca sostiene che l’aggiornamento della Strategia è un passo importante per la vittoria nella “lunga guerra al terrorismo”. Il piano si basa sulla Strategia di Sicurezza Nazionale del marzo scorso (che a sua volta è un aggiornamento dello storico documento del 2002 che ha codificato la dottrina del cambio di regime e il diritto al primo colpo, prima ancora che la minaccia si concretizzi). Sempre di più, spiegano alla Casa Bianca, l’America comprende la natura del suo nemico: “Fin dall’inizio, abbiamo intuito che la Guerra al terrorismo fosse più della semplice caccia a coloro che hanno pianificato ed eseguito gli attacchi terroristi ci dell’11 settembre. La nostra strategia riguardava la distruzione del network di Al Qaeda e il confronto con l’ideologia radicale che ispirava altri a unirsi o a sostenere il movimento terrorista”. Dopo aver fatto l’elenco dei successi contro Al Qaida (uccisione o cattura dei suoi vertici, eliminazione dei rsuoi ifugi e smantellamento della sua rete di sostegno), il documento ricorda che “attraverso il programma per la libertà” è stata promossa “la migliore risposta di lungo periodo al programma di al Qaida: quella libertà e quella dignità che fioriscono quando la libertà umana è protetta da efficaci istituzioni democratiche”. I terroristi, in risposta agli sforzi americani, hanno modificato tattica e strategia e l’America dovrà adeguarsi se vuole mantenersi sicura e sconfiggere l’ideologia radicale che in nome della religione giustifica l’uso della violenza contro innocenti”.

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