Camillo di Christian RoccaIl progressismo compassionevole di Barack Obama

La notizia non è che il senatore nero Barack H. Obama faccia ogni giorno un passetto avanti verso la decisione di candidarsi alla Casa Bianca nel 2008 e nemmeno che i repubblicani, evidentemente preoccupati dal suo status da rock star, comincino a segnalare al pubblico americano che quella misteriosa H puntata tra il nome Barack e il cognome Obama sta per Hussein, proprio come Saddam. La notizia è che la stella nascente del Partito democratico sta provando a lanciare una nuova filosofia politica, chiamiamola “progressismo compassionevole”, la versione di sinistra del “conservatorismo compassionevole” ideato dal professor Marvin Olasky e diventato il marchio di fabbrica delle politiche sociali e religiose di George W. Bush. Questo giornale ha segnalato per tempo i gran discorsi su fede e politica di Obama, ma l’operazione del senatore è ben più ambiziosa del semplice e opportunistico parlare pubblicamente della propria fede, come fanno tutti gli altri contendenti di sinistra. Obama non vuole spostarsi a destra per intercettare il voto dei credenti, piuttosto prova a spostare a sinistra una fetta importante dell’elettorato evangelico proponendo una piattaforma programmatica e ideale simile a quella elaborata da Bush. E’ diventato tutto molto chiaro la settimana scorsa, quando Obama è stato invitato – insieme con il social conservative Sam Brownback – a parlare di lotta all’Aids nella megachiesa di Rick Warren, il più famoso ideologo cristiano d’America, un pastore evangelico il cui libro – “Purpose-driven Life” – ha venduto oltre 25 milioni di copie. In quell’occasione Obama non ha parlato soltanto della sua fede (“la mia fede mi ricorda che siamo tutti peccatori… l’esempio di Cristo… ci guida, come americani, verso una politica nuova e migliore”), ma soprattutto ha ricordato il collegamento decisivo tra la fede religiosa e l’impegno individuale a favore dei bisognosi, paragonando questo principio cardine della filosofia politico-sociale di Olasky-Bush allo spirito del movimento dei diritti civili del reverendo Martin Luther King.
Lo scherzo di lunedì notte
Le ultimissime su Obama dicono che la scelta definitiva sulla sua candidatura sarà annunciata dopo le vacanze di Natale alle Hawaii, a casa della nonna materna. Lunedì notte, in diretta televisiva durante il posticipo di football che è la trasmissione più vista della settimana, Obama è apparso seduto dietro la sua scrivania per annunciare, con tono grave e solenne, di essere finalmente pronto a scendere in campo… ma per tifare a favore della squadra di Chicago. Lo scherzo ieri è stato ripetuto decine di volte sulle televisioni all news, contribuendo a consolidare il “momentum” favorevole alla sua candidatura o, come dice lui stesso, ad allungare quel quarto d’ora di celebrità che secondo Andy Warhol in realtà spetta a tutti. Intanto gira il paese riempiendo sale da duemila persone paganti 25 dollari ciascuno, incassando il sostegno del multimilionario George Soros, così come una serie di pezzi grossi di Hollywood, pronti a scaricare Hillary Clinton. L’ex first lady è considerata ineleggibile, ma soprattutto ha deluso l’ala sinistra del partito per la sua continua rincorsa al centro. Obama, invece, è l’unico dei possibili candidati che fin dall’inizio s’è battuto contro la guerra in Iraq e che può vantare su tutti gli altri temi cari ai liberal il curriculum più radicale. Per tutto ciò Obama è una minaccia vivente e di sinistra ai piani perfetti di Hillary, ma le sue chance di successo sono legate alla rielaborazione liberal del conservatorismo compassionevole di Bush.

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