Camillo di Christian RoccaLibertari-liberisti e liberal di sinistra rogettano un flirt ideologico

Milano. Liberisti e di sinistra, libertari e liberal, in una parola “liberaltarians”. E’ la nuova formula contenuta in un manifesto politico progressista pubblicato sulla rivista liberal The New Republic, a firma di Brink Lindsey, vicepresidente del Cato Institute, il centro studi iperliberista e libertario che si ispira all’opera dell’economista liberale Frederik Hayek e che fin dal primo giorno ha flirtato con i conservatori. La grande coalizione conservatrice, nata dalle ceneri della sconfitta presidenziale di Barry Goldwater nel 1964 e portata al potere da Ronald Reagan nel 1980, si è consolidata grazie all’incontro politico tra i conservatori tradizionali e i libertari. L’alleanza “fusionista” è un’idea del giornalista ex comunista, poi diventato columnist della National Review, Frank Meyer. I due movimenti, apparentemente distanti, avevano in comune il nemico comunista, perché sia gli uomini di fede sia gli amanti della libertà erano minacciati allo stesso modo dall’illiberalismo senzadio dei sovietici. Ora questa alleanza tra i conservatori e i libertari-liberisti è entrata in crisi. Il punto è che la vecchia formula per definire il conservatorismo americano – cioè il desiderio di proteggere i valori tradizionali dall’intrusione del governo – è stata sostituita dal conservatorismo compassionevole di George W. Bush, secondo cui i repubblicani devono promuovere i valori tradizionali attraverso l’intrusione dello stato. La rivoluzione conservatrice bushiana, dunque, ha preso in prestito dai liberal l’idea di usare gli strumenti statali e federali per promuovere i propri obiettivi. Da qui la grande disaffezione degli elettori e degli intellettuali libertari per il gigantesco aumento della spesa pubblica, per l’ampliamento dei programmi federali, per il mega-finanziamento dell’istruzione e per l’idea di cambiare il volto del medioriente.
Sulla linea di frattura di questa alleanza fusionista si è posizionato Brink Lindsey con la sua strana proposta di creare una nuova fusione tra i libertari-liberisti e i liberal di sinistra e conciliare Hayek con il filosofo liberal John Rawls. Il primo a parlarne, in realtà, è stato Markos Moulitsas, il guru di Daily Kos, il sito web simbolo del movimento radicale nato su Internet e ormai noto come “net-roots”. Moulitsas ha scritto prima un libro di successo, “Crashing the Gate”, un violento atto d’accusa nei confronti dell’establishment del Partito democratico, poi un saggio breve sul sito del Cato Institute definendosi un “democratico libertario”. Secondo Lindsey, storicamente la sinistra e i libertari hanno ottenuto grandi risultati, più di quanti ne abbiano ottenuti i libertari e i conservatori, dalla fine della censura alla legalizzazione dell’aborto, dal divorzio al riconoscimento di maggiori diritti per gli accusati. E, oggi, condividono soluzioni e ricette sull’immigrazione, sulle cellule staminali, sui diritti dei gay e sulla lotta al terrorismo senza limitare le libertà civili. Eppure, ammette Lindsey, i progressisti esitano sulle virtù del capitalismo, malgrado il movimento dei diritti civili sia stato incoraggiato dalla meccanizzazione delle campagne e il femminismo dall’automazione del lavoro domestico. La differenza sui temi economici non è da poco e c’è una grande incongruenza anche tra le due versioni di sinistra libertaria elaborate da Moulitsas e Lindsey: l’ala emergente del Partito democratico oggi è populista, protezionista e isolazionista, più sul modello antagonista di Daily Kos che su quello liberista del Cato Institute. Una tendenza che, alla lunga, potrebbe riportare i libertari a votare con i conservatori.

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