Camillo di Christian RoccaIl candidato coast-to-coast


New York. Hillary Clinton è riuscita a ritagliarsi il ruolo di candidato “inevitabile” del Partito democratico, dimostrando di essere capace di guidare una formidabile macchina politica, e ora si appresta a stravincere le primarie del suo partito. Eppure, al momento, la più sensazionale performance politica di questo ciclo elettorale non è la sua, ma quella di Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York che guida il gruppo di candidati del Partito repubblicano, malgrado sui temi sociali (aborto, diritti gay, porto d’armi) le sue posizioni siano ai margini dell’ortodossia conservatrice. Il mondo politico e giornalistico da mesi aspetta il crollo della sua candidatura, convinto che mai e poi mai la base socialconservatrice e religiosa del partito accetterebbe di votare per Giuliani, ma più passano le settimane più l’ex sindaco appare sempre più al comando della gara. L’ultimo sondaggio Gallup, di ieri, lo dà al 32 per cento, in vantaggio di 14 punti su Fred Thompson. L’altro dato è che la campagna di Giuliani è quella con più soldi in banca tra i repubblicani (12 milioni di dollari, un terzo meno di quelli a disposizione di Hillary).
Le minacce della destra religiosa di presentare un candidato indipendente alle elezioni presidenziali, qualora Giuliani vincesse le primarie repubblicane, sembrano rientrate, anche perché i leader cristiano-conservatori cominciano a rendersi conto che la loro opposizione all’ex sindaco non è condivisa dalla base. La maggioranza dei repubblicani che frequenta almeno una volta la settimana la chiesa, infatti, in un recente sondaggio ha scelto in maggioranza Giuliani come proprio candidato, malgrado sia l’unico dei big di destra e di sinistra ad avere il coraggio di dire che non va regolarmente a messa. Il sondaggista repubblicano Frank Luntz spiega questo fenomeno con la reputazione di Giuliani di gran combattente contro il terrorismo: “E’ riuscito a trasformare la sicurezza nazionale in una questione sociale”.
(segue dalla prima pagina) Il capo della Jesus Machine, James Dobson, continua a dire che non voterà mai per l’abortista Giuliani, ma l’ex sindaco sabato andrà direttamente a casa di Dobson, alla Convention dei Values Voters di Washington, a spiegare ai militanti della destra religiosa perché la sua candidatura è l’unica in grado di battere Hillary Clinton. Un’esperienza che comunque sarà più difficile rispetto a quella trionfale di ieri mattina davanti al pubblico della Coalizione ebraica repubblicana, dove ha ribadito che da presidente non permetterà all’Iran degli ayatollah di dotarsi della bomba atomica: “I democratici vogliono negoziare con Teheran e ricordano che anche Reagan ha trattato con i sovietici. Certo, ma prima li ha definiti ‘impero del male’, poi ha puntato gli euromissili contro le loro città e solo a quel punto ha detto, ‘ok negoziamo’”.
Mitt Romney e Fred Thompson mettono in dubbio il pedigree conservatore di Giuliani, ma gli elettori repubblicani vedono il suo passato da numero tre del Dipartimento di Giustizia di Ronald Reagan, da procuratore antimafia e da sindaco che ha ripulito New York. Soprattutto ascoltano proposte di politica economica e di sicurezza di stampo reaganiano e vedono una squadra di consiglieri di politica estera di intellettuali neoconservatori, da Norman Podhoretz a David Frum, da Daniel Pipes a Michael Rubin, fino probabilmente al più interessante di tutti: Peter Berkowitz, saggista, professore di legge, analista della Hoover Institution, studioso di Leo Strauss e senior advisor della campagna sui temi della libertà e dei diritti umani.
La strategia è di imporsi come l’unico repubblicano in grado di competere in quegli stati a maggioranza democratica che i conservatori hanno abbandonato: New York, New Jersey, California, Pennsylvania. “Sono l’unico candidato coast-to-coast”, dice Giuliani. Alle primarie gli altri repubblicani, in particolare Romney, concentrano gli sforzi su Iowa e New Hampshire, i primi stati a pronunciarsi già a metà gennaio, mentre Giuliani ha già aperto uffici in quasi tutto il paese. Il calendario è il suo più grande ostacolo, perché i primi quattro stati in cui si apriranno le urne – Iowa, New Hampshire, Michigan e Carolina del sud – sono gli unici dove l’ex sindaco insegue Romney e Thompson.
    Christian Rocca

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