Camillo di Christian RoccaGiuliani riapre la sfida tra neocon e teocon

New York. La candidatura presidenziale di Rudy Giuliani alle primarie del Partito repubblicano ha riavviato l’antico dibattito interno alla destra americana tra neocon e teocon e ha aperto una vivace discussione pubblica se sia più urgente combattere il fascismo islamico o l’aborto americano. Le chance presidenziali di Giuliani e del Partito repubblicano dipendono da quale dei due argomenti prevarrà. L’ex sindaco di New York è (con John McCain) il più feroce avversario del fondamentalismo terrorista, ma è anche l’unico repubblicano favorevole a lasciare alle donne il diritto di interrompere la gravidanza. Se gli elettori repubblicani si convinceranno che è più importante sconfiggere la minaccia islamista, come a oggi segnalano i sondaggi, Giuliani otterrà la nomination ma, in ogni caso, rischia che la questione abortista convinca la destra religiosa a presentare alle elezioni generali un candidato indipendente che dividerà il voto conservatore e riconsegnerà la Casa Bianca ai democratici.
Sebbene per la stampa italiana i neocon e i teocon siano sinonimi, si tratta invece di due gruppi culturalmente, politicamente e ideologicamente diversi. I neoconservatori provengono dal mondo liberal e sono convinti che l’America sia un paese speciale perché è stato fondato su un’idea – l’impegno per i diritti dell’uomo scolpito nella Dichiarazione d’indipendenza – e non sull’affiliazione etnica o religiosa. Anche i conservatori cristiani credono che l’America sia stata fondata intorno a un’idea, ma pensano che questa idea sia il cristianesimo. I neocon non sono contrari al ruolo pubblico della religione, anzi credono che una società ben costruita ne abbia bisogno, ma non fino al punto che lo stato debba dotarsi di codici ispirati alla legge di Dio.
La tensione tra i due gruppi non è nuova, sebbene Ronald Reagan fosse riuscito a tenerli sotto lo stesso tetto, grazie al comune interesse di sconfiggere l’impero del male comunista e ateo. Nel 1996 lo scontro è esploso intorno all’idea, propagandata dalla destra religiosa, secondo cui la legalizzazione dell’aborto e dei diritti gay da parte del potere giudiziario, in aperto contrasto con le scelte delle assemblee elettive, potesse in sé giustificare una rivoluzione. I neoconservatori erano d’accordo nell’analisi del ruolo politico e militante del potere giudiziario, ma non hanno ceduto di un millimetro in difesa della Costituzione e della loro idea dell’America. L’11 settembre ha risanato la ferita su posizioni neocon, anche se alcuni tra i più radicali leader della destra religiosa (Jerry Falwell e Pat Robertson) all’indomani hanno imputato l’attacco alla tolleranza dell’aborto e dell’omosessualità, come se quegli aerei dirottati fossero una retribuzione divina alla perversione della società americana.
La candidatura di Rudy Giuliani ha riaperto questo dibattito. Nei giorni scorsi National Review ha pubblicato un articolo di David Klinghoffer che accusa i sostenitori ebraici di Giuliani, cioè i neoconservatori Norman Podhoretz, Michael Rubin, David Frum, Peter Berkowitz e Daniel Pipes, di elevare la minaccia terroristica a danno delle questioni morali interne, cioè all’aborto. Klinghoffer, anche lui ebreo, contro la linea neocon ha schierato i Profeti delle scritture ebraiche, peraltro oggetto di un famoso studio di Norman Podhoretz di qualche anno fa. Klinghoffer ha ricordato che Geremia, Ezechiele e Isaia all’antico popolo di Israele consigliavano di correggere i comportamenti morali e spirituali perché la minaccia vera non era quella esterna dei babilo-fascisti o degli assiro-fascisti, ma quella della corruzione interna. I Profeti, scrive, sostenevano che la migliore difesa contro la minaccia straniera fosse la fedeltà ai comandamenti e che nel contesto della corrotta cultura morale di Israele, resistere a Babilonia sarebbe stato inutile. “Geremia – continua Klinghoffer – ha insegnato che la vera priorità era la purificazione della cultura, di cui la difesa contro Babilonia era soltanto un’espressione secondaria”. Secondo lo studioso del Discovery Institute, il centro di Seattle dedicato al Disegno Intelligente, “rispondere preventivamente al terrorismo islamico, sia quello di al Qaida sia quello iraniano, resta un obiettivo necessario e prudente, su cui un contendente presidenziale deve certamente avere un piano, ma negare l’orizzonte morale interno del paese non è né responsabile né saggio per combattere la Quarta guerra mondiale”. Rudy Giuliani e i suoi consiglieri neoconservatori non sono d’accordo.
    Christian Rocca

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter