The series killerUn capolavoro senza vergogna

Facciamo così, evitiamoci la noia dei titoli di coda, dei link saccenti (così faccio finta di averne). Non sbrodoliamoci addosso il cast, cosa ha fatto quello, dove abbiamo visto quell’altro. Facci...

Facciamo così, evitiamoci la noia dei titoli di coda, dei link saccenti (così faccio finta di averne). Non sbrodoliamoci addosso il cast, cosa ha fatto quello, dove abbiamo visto quell’altro. Facciamo così: prendetevi un po’ di tempo e guardatevi tutta e dico tutta la prima stagione di Shameless. No, non quello inglese. Proprio quello US, con William H. Macy. E poi magari tornate qui e vedete se vi ritrovate in questo consiglio per gli acquisti. Cerco di evitarvi spoiler, per rendervi il cammino più agevole. Il fatto è che dopo un po’ andrete alla ricerca di una fottuta linea di demarcazione che ristabilisca categorie a voi care: è un drama? E’ un comedy? Dobbiamo ridere? Piangere? O semplicemente prendere posto sul quel lurido divano di casa Gallagher, in un luridissimo sobborgo di Chicago, stappare una birra Old Style e godersela? Ecco cosa: c’è il fratello gay, il fratello genio, la capofamiglia-sorella-responsabile-sexy, il ragazzo della suddetta che pare uscito da una boy-band ma ha una doppia vita e in una delle due vite gioca a Grand Theft Auto, il neonato bastardo, la sorellina precoce, il fratellino demoniaco, i vicini di casa più hot della città, il bigottismo di un papà di una figlia che regala pompini a destra e a manca, la moglie agorafobica del papà bigotto e amorevole madre della figlia pompinara,che non esce di casa – la mamma – ma cucina manicaretti e ha una collezione di dildi, l’amore omosessuale, la violenza, la cattiveria, l’amore, alcol a fiumi, droghe quando capita, sesso ovviamente. Ci sono tutte le storie del mondo, in un mondo esagerato, senza mai esagerare. Ci sono dialoghi asciutti e perfetti, situazioni grottesche ma che poi non lo sono affatto. C’è soprattutto il grandissimo pater familias che non c’è. Che sfrutta la famiglia per alcolizzarsi senza responsabilità, riducendo il personaggio ad un’unica definizione: merda. Ma che profuma di buono. Non c’è la mamma, anzi ad un certo punto ci sarà ma capirete perché non c’era. C’è una serie che pare scritta in un unico momento di lucida perfezione da Bukowski. E di questo ringraziamo Showtime, in attesa che non ci rovini tutto con la seconda stagione. Insomma, andate e ammirate. E poi tornate e rileggete. E magari aggiungete. Intanto che io ringrazio Chiara Lino per avermi regalato Shameless.

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