Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiereAgosto

Sono le tre del pomeriggio, che non si distingue dalla mattina se non guardando l’orologio. Il sole picchia forte, le persone appaiono e scompaiono con rapidità, il caldo ci detta i movimenti e, i...

Sono le tre del pomeriggio, che non si distingue dalla mattina se non guardando l’orologio. Il sole picchia forte, le persone appaiono e scompaiono con rapidità, il caldo ci detta i movimenti e, in questa situazione, mi è difficile capire quanta gente è andata via. Nel primo mattino ho visto, come sempre in questi giorni, una comitiva di giovani con zainetti e borse, uscire per andare alla piscina comunale. Torneranno, contenti, per darsi appuntamento alle prime ombre della sera. Di tanto in tanto, anziani fanno capolino sul ballatoio, sbuffano e guardano il cortile che pare immerso in un lungo sonno. Marzia, diciott’anni, una breve vacanze l’ha già fatta; passa il tempo alla finestra con la mente alla spiaggia che ha lasciato e gli occhi sul cellulare, in attesa di un messaggio. Agosto è difficile da raccontare e anche il cortile pare chiedere silenzio e anonimato. Rientra una giovane mamma che tiene per mano un bimbo imbronciato. Non so di cosa parlino, perché stiano discutendo, sento la donna rivolgersi al bambino dicendo “Quando sarai grande, farai quello che vuoi, per il momento fai quello che dico io!” Fa caldo.

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