Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiereE’ un giorno così

E’ un giorno così, il cielo non sa che fare e noi non possiamo aiutarlo. Sono ore in cui Agosto sembra stanco del suo copione e prova a improvvisare con qualche nuvola e promesse di fresco. Esce d...

E’ un giorno così, il cielo non sa che fare e noi non possiamo aiutarlo. Sono ore in cui Agosto sembra stanco del suo copione e prova a improvvisare con qualche nuvola e promesse di fresco. Esce di casa il signor Carlo, con i suoi novant’anni e, come tutte le mattine, va a prendere il giornale (per l’esattezza, l’Unità) leggerà solo i titoli, forse il palinsesto dei programmi tv; gli articoli no, fa troppa fatica e gli occhiali non sorreggono a sufficienza il suo credo politico. “Ormai sono un ladro di giorni”, spesso mi dice; io lo guardo con invidia, vorrei essere un ladro come lui. Giorgio è a torso nudo alla finestra, occhi assonnati e testa tra le mani. È uno dei pochi che ha un lavoro fisso qui in cortile, non è partito, con tre figli è difficile, dice, ma è in ferie. Il campionato di calcio non è ancora iniziato, ma Giorgio pensa già al suo Milan. Operaio, da sempre di sinistra, vive il calcio come un conflitto d’interessi interiore, poiché Berlusconi è il presidente della squadra del cuore. Allora, per risolvere la questione, sogna Landini presidente del Milan. Il cielo non ha ancora deciso che fare, il signor Carlo torna col giornale tra le mani e Giorgio lascia il balcone, i figli si sono svegliati. E’ un giorno così.

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