Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiereLo spartito

Ho cominciato a comporre di prima mattina. Lo spartito, grande e vuoto mi ha messo paura. Lentamente, con qualche titubanza, ho segnato le prime note. Una musica tanto lieve che, se ci fosse stato...

Ho cominciato a comporre di prima mattina. Lo spartito, grande e vuoto mi ha messo paura. Lentamente, con qualche titubanza, ho segnato le prime note. Una musica tanto lieve che, se ci fosse stato un pubblico distratto e vociante, non l’avrei sentita. Aprendo le finestre, vedendo la mia orchestra non ancora pronta, mi è venuta voglia di non aggiungere più nulla, ma un compositore dilettante come me deve avere pazienza e aspettare. Una telefonata inattesa con parole affettuose ha fatto sì che lo spartito si arricchisse e la musica è andata in crescendo. Sono uscito, giunto in cortile, altri suoni. L’orchestra stava già suonando senza seguire le mie note. Strumenti strani, borse, zainetti, bollette, ma la musica era dolce. Infine è arrivato il coro, rumori, voci, urla. Tutto perfetto, tranne il mio spartito che, come sempre, non completerò.

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