Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiereUn mondo di cartone

Sono tornato indietro nel tempo. Uno strano malessere, un turbamento, mi ha portato a camminare per strada. Sono le due del mattino, il gelo comanda su tutto, anche su di me, che fingo di non senti...

Sono tornato indietro nel tempo. Uno strano malessere, un turbamento, mi ha portato a camminare per strada. Sono le due del mattino, il gelo comanda su tutto, anche su di me, che fingo di non sentirlo. Non avevo voglia di rimanere sveglio in casa, ed eccomi ramingo senza una meta. Gli anni non hanno cambiato determinati meccanismi. Non sapere dove andare, vuol dire raggiungere la stazione Centrale. Avrei davvero tanta voglia di guardare i treni, ma non si può. Per accedere ai binari bisogna mostrare un biglietto, ma, se dovessi partire, deciderei di tornare qui. Milano è una città che dovrebbe essere vietata, perché è una droga che non ti dà scampo. Percorro il perimetro della stazione, dove riposano i senza tetto. Entro nel mondo dove tutto è di cartone. Il giaciglio su cui dormono, la loro coperta, il contenitore del vino che molti di loro hanno accanto. Anche la città, da questa prospettiva sembra di cartone. Un tempo i senza tetto dormivano nella sala d’aspetto poi, per motivi d’immagine, fu loro negata questa possibilità. Da quel momento, la stazione non fu più stazione, ma un edificio con i treni. Un signore si sveglia, mi vede e mi offre del vino in un bicchiere di plastica, poi torna sotto i cartoni. Bevo, anzi, vista l’ora, mi faccio spazio in mezzo ad altri due ospiti che riposano e provo a dormire un paio di ore.