Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiereSono tornato a casa

Sono tornato a casa. La settimana di vacanza-lavoro è terminata, non mi dispiace. Ho proposto delle idee, ascoltato progetti e più volte mi sono confrontato con argomenti che mi affascinavano. Sono...

Sono tornato a casa. La settimana di vacanza-lavoro è terminata, non mi dispiace. Ho proposto delle idee, ascoltato progetti e più volte mi sono confrontato con argomenti che mi affascinavano. Sono stato contento, arrabbiato e incerto. Quand’ero partito, la mia casa quasi la detestavo, sono tornato giusto in tempo per riaffezionarmi. Apro le finestre, che entri un poco di sole in questo timido, imbarazzante incontro con me stesso. Sopra il comodino, un giornale di quindici giorni fa, i libri preferiti, sul tavolo un pacchetto di sigarette ancora pieno, dimenticanza o di proposito. Mi siedo, dovrei disfare la valigia ma non ne ho voglia. Ripenso per un momento a poemi e romanzi sentiti o letti in questi giorni. Sono stato un amante, un uomo tradito, un vigliacco e un eroe. Forse non sono stato nessuno e un po di solitudine è il prezzo da pagare per questa libertà. Urlano in cortile due donne, bisticciano per il volume alto della televisione. Un uomo ride da solo, un ragazzo si prepara una canna dentro a un portone; sì, sono proprio a casa.

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